Month: novembre 2010

speriamo che sia femmina

Mario Monicelli si è suicidato gettandosi dal balcone ieri sera. Ha scelto di andarsene così, forse conservando negli occhi l’immagine di suo padre, anch’esso morto suicida, trovato nella stanza da bagno. Nel commento a questo blog ho parafrasato il titolo di uno dei suoi film più belli: Speriamo che sia femmina. L’ho fatto perché la speranza oggi non basta più, come non basta l’unanime Viva le donne! che usciva da questo film. E l’ho fatto perché credo che oggi sia necessario pretendere che la consapevolezza femminile del mondo, la superiorità morale delle donne (che emergeva proprio da questo film) non venga più tenuta nascosta. Perché dobbiamo scrollarci di dosso questa apparenza di fragilità. Perché dobbiamo pretendere, con ogni mezzo e nuova regola, che se è vero che i talenti sono distribuiti in modo equanime tra uomini e donne, allora donne e uomini devono essere ugualmente rappresentati nei luoghi deputati a prendere decisioni per tutti. E perché, come diceva Rudolf Steiner, dei problemi delle donne devono parlare le donne, e non gli uomini. In questo casale …

il corpo è mio e me lo gestisco io

Mentre stavo impazzendo per Adele e indugiavo sul suo aspetto rotondo, il mio amico Paolo ha postato il link dell’intervista di Maria Latella a Nadia Macrì su SkyTg24. Il post comprendeva il commento della sua cara mamma: «…è il cliente che fa schifo!». Dove per cliente si intendeva il signore di Arcore a cui la signora era andata a far visita. Anche Paolo non nascondeva la sua indignazione e, giustamente, ha ricordato il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo (a Milano il 2 dicembre al circolo Arci di via Cicco Simonetta ore 21), che ben inquadra l’uso e l’abuso del corpo femminile. Ora, da femmina, avrei dovuto partecipare all’unanime condanna, e invece mi sono trovata a rispondere che: «il corpo delle donne è semplicemente delle donne e se si aspettano che qualcuno glielo regali… beh allora continueremo a prostituirci (in tutti i sensi)». Perché il punto è proprio questo: sono le donne per prime a dover scegliere da che parte stare. Se alcune pensano, come Nadia Macrì, che sia naturale l’equazione bellezza=escort… beh …

sotto-voce

Come mi piacciono queste voci di donna. Adele io l’ho scoperta davvero solo ora. Chasing Pavement non mi aveva così stregata come questo Rolling in the deep. E mi ero imperdonabilmente distratta con Hometown Glory. Si vede che il nostro orecchio, che ascolta da vicino il nostro cuore, avverte le vibrazioni in modo diverso a seconda dei momenti. A me però queste voci di donna che partono dall’anima stregano. Adele è ciccionetta.. non ha certo le Physique du Rôle della pop star scosciata e rifatta, ma provate ad ascoltarla accompagnata solo da piano e sembrerà una Ma-donna. Poi ho pensato che un’altra voce femminile che in questo periodo mi piace molto è quella d ZAZ. Neanche lei è una gran figa direbbero, ma la ascolti e ti ricordi di Edith Piaf e Je Veux è una liberazione in musica. Non vedo l’ora di vederla in concerto il 1 dicembre (Milano, Magazzini Generali). Perché quando queste voci decidono di varcare le Alpi e venirci a trovare è meglio cogliere l’attimo e uscire dalla gabbia. La gabbia …

l’invidia del bene

Questo non è un blog storico. Non è un blog sulla figura di Ipazia. Quello che mi ha colpito di più leggendo i libri su questa egizia però, è l’impressionante attualità della vicenda. Quando ho letto il libro di Silvia Ronchey per esempio, mi sono soffermata molto sul perché l’odio dei potenti si concentrasse proprio su di lei. Certo, era una donna bella e aristocratica, ma in fondo aveva circa una quarantina d’anni e quindi senz’altro vecchia per quei tempi. Era capace di ammaliare le folle e godeva di grande rispetto, ma era pur sempre una donna e non avrebbe avuto alcuna possibilità di usurpare un potere tutto maschile. E allora? Ecco, svela Ronchey, ecco la phthonos, l’invidia, la gelosia per colei che conquista con il fascino e l’intelligenza. Colei che è capace di usare la mente per elevarsi dagli uomini e non per soggiogarli. Colei che gioca la partita della vita a cuore aperto e non secondo servilismi o sotterfugi. Quell’invidia è tale da scatenare su di lei un’ira e una violenza fisica che, …

cominciamo così

In effetti non sapevo da dove cominciare quando ho deciso di aprire questo blog di genere. Così l’ho lasciato in silenzio per un po’ di settimane. Fino ad oggi, oggi che ho visto l’anteprima della copertina del magazine Internazionale che titolava così: L’Italia non è un paese per donne. Ecco. Più chiaro di così. Questo blog invece vuole essere un blog del mondo raccontato al femminile, dell’eccellenza al femminile. E non bisogna essere delle star per parteciparvi. Semplicemente bisogna essere donne. Il che, credetemi, nella maggioranza dei casi, vuol dire già essere un bel passo avanti.

un po’ di libri

Una piccola bibliografia per Ipazia, anche se su Bol trovate veramente di tutto. Io personalmente ho iniziato con Ipazia. Vita e morte di una scienziata del IV secolo di Colavito-Petta (La Lepre). Poi mi sono vista il film di Amenabar (Agorà) che era uscito quasi in contemporanea, e ho letto il libro Ipazia Muore della Moneti Codignola (La Tartaruga). Solo a stralci ho potuto leggere il poemetto su Ipazia di Mario Luzi (non l’ho trovato) mentre ho letto con attenzione l’ultimo libro di Silvia Ronchey Su Ipazia. La vera storia (Rizzoli). So che ultimamente hanno ripubblicato in italiano Ipazia. La donna colta e bellissima fatta a pezzi dal clero di John Toland del 1720 e l’Hypatia, or New foes with an old face (Nuovi nemici dal vecchio volto) di Charles Kigsley. Quest’ultimo mi manca proprio, considerato il titolo, credo di non poterne fare a meno.