Year: 2011

it’s all fiction

Stavamo solo scherzando. Un po’ per noia, un po’ per gusto dell’invenzione, o per quell’abitudine diventata mestiere che trasforma tutti in impresari e commedianti. Sappiate che se peccate di rigidità, rischiate di perdervi nelle secche infinite della coerenza. Sappiate che se avete il vizio di compiacervi con la logica, rimarrete delusi come un adolescente con il primo amore. Fate viaggiare la fantasia. Meglio. Esplorate le infinite tonalità del grigio. Siate agili e leggeri. Imparate da Stuart Mills, dai deputati leghisti, da Roberto Formigoni. Un giorno è una cosa, un giorno è un’altra. In fondo, solo gli stupidi non cambiano idea. E anche quando la realtà sembrasse descritta così bene da sembrare vera, sarà solo per servire al meglio la costruzione della storia: it’s all fiction, appunto. Ce lo ha detto Mills. Come nell’iperrealismo del resto, anche la realtà più reale può sfociare nella finzione. Una fruttiera, un melone aperto, un assegno, un doppio incarico, un corpo di uomo, un salvacondotto per un amico di mafia. Suvvia, non mancate di ironia. Sperimentate nuovi punti di vista. …

casa dolce casa

Che strano. Giusto ieri mi sono sorpesa a leggere il risultato di un dibattito on line tra i lettori dell’Economist: il 60 per cento diceva che il posto delle donne non è il lavoro. Ammesso e non concesso che si possa definire in senso assoluto “un posto per le donne”, oltre all’inquietante alternativa che si profila all’orizzonte del non detto (se il posto ideale non è il lavoro allora è la casa), fa ancora più riflettere quello che ormai è considerato un dato di fatto: non si può avere tutto, lavoro, con relative soddisfazioni professionali, o figli. Questa mattina all’evento organizzato al Teatro Verga da #2eurox10leggi, una delle parole che ho sentito ripetere di più, e gli interventi delle relatrici erano tutti di altissimo contenuto, era stanchezza. Stanchezza politica, che poi è la sfiducia che svuota le piazze e i teatri, stanchezza personale, che poi è la rinuncia a una battaglia per un posto migliore (nel mondo e nella propria professione), stanchezza di relazione, che preclude o rinnega la possibilità di uno scambio più alto, …

gioventù bruciata

Pare che la ministra Elsa Fornero si sia molto risentita della mancanza di donne nella Delegazione del Giovani incontrata a Palazzo Chigi. «Così non si va da nessuna parte», avrebbe detto, minacciando di andarsene. Il mondo politically correct gioisce, le donne incoronano l’ultima pasionaria del femminismo. Io, invece, dopo aver applaudito, sono rimasta di stucco alla replica del giovane Carmelo Lentino: «Sì è vero, ma anche dall’altra parte ce n’era una sola… ». Quel “ma anche” mi ha lasciato con uno sgomento interiore al pari di quando vedo scaldare il pesto genovese prima di versarlo sulle trofie. O quando mi accorgo che qualcuno mi ha messo il parmigiano reggiano sopra gli spaghetti allo scoglio. Continuiamo così… facciamoci del male. Io non so cosa sia cambiato nel giro di poche generazioni, certo è che Carmelo Lentino, anni 31, mi sembra che sia giovane solo all’anagrafe. Il che, è pur vero, ha la sua importantanza. C’era una volta, e nemmeno tanto tempo fa, in cui ai giovani, delle mancanze dei vecchi, non importava proprio nulla. Anzi. È …

buon compleanno Ipazia

Un anno fa scrivevo Cominciamo così. “Così”, che era poi un modo per sciogliere il ghiaccio, per vedere cosa succedeva se buttavo un sassolino nel mare del web. “Così”, era un po’ anche il “foglio del come” di cui parla Maurizio Crozza quanto tira in ballo il Partito dei Carini, e mi viene da ridere, o da sorridere, perché davvero dopo averci pensato per alcune settimane, mi sono messa scrivere post non sapendo minimamente dove stavo andando, ma certa del mio desiderio di mettermi in viaggio. Ed è strano perché io raramente mi volgo indietro e detesto pure gli anniversari, segni del tempo che passa e che non è più. Eppure qui, in queste pagine, i mesi trascorsi hanno intessuto, trama e ordito, legami nuovi e pensieri condivisi. Ho spesso definito queste pagine una sorta di seduta collettiva davanti al riflesso specchiato di noi stesse. In mezzo, tra noi e il riflesso di noi, la rabbia e il talento (spesso frustrato), l’invidia e la generosità, l’intransigenza e la compassione. Madri e figlie, donne e compagne, …

chi paga la piazza

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Più cieco di chi ha gli occhi foderati di prosciutto. Era dura non accorgersi di quello che stava succedendo nel Paese da un anno a questa parte, eppure c’è chi c’è riuscito. Sono rimasta attonita dalla corrispondenza che ha seguito la Lettera per la Mobilitazione dell’11 dicembre di Snoq. Su 19 commenti, che sono comunque pochi per il sito di un movimento che ha portato in piazza milioni di donne, pochi erano quelli di condivisione. Lascio a voi la lettura, soprattutto delle lettere lasciate dal Comitato Toscano e da Paola M, illuminanti. Ma soprattutto, nulla che non fosse già stato detto, e chiesto, prima. Chi siete. Come decidete. Cosa volete fare. Chi volete rappresentare. Quali sono gli obiettivi. Ancora oggi Snoq ci dice chi non è («Non essendo SNOQ né un partito né un’associazione formalmente costituita non è nei nostri poteri né nei nostri desideri decidere noi per tutte), ma si guarda bene di dirci chi è. Ci dice che cosa propone per sé («Quella in …

donne come me

Alla notizia delle tre donne ministre inserite nel goerno Monti, e in ministeri così importanti, il web è impazzito. Davvero sembrava che le donne al governo non ci fossero mai state prima. E non è così, lo sappiamo. Eppure l’entusiasmo per la nomina di Anna Maria Cancellieri a ministra degli Interni, di Elsa Fornero a ministra del Lavoro con delega alle Pari Opportunità, e di Paola Severino alla Giustizia,  è sembrata uno squarcio di luce dopo il buio. Che strano, ho pensato. Quale torto ci è stato fatto in questi anni se avevamo smarrito persino la capacità di riconoscerci nelle nostre compagne. Quale offesa ai nostri talenti e intelligenze. Quale perdita di senso del noi. Loro invece, le tre ministre, sembrano proprio donne come me. Come noi. Buon lavoro.

non siamo foche monache

E alla fine, per dimostrare forse la sua assennata lungimiranza, la sua volontà di ascoltare il Paese tutto, il senatore a vita incaricato di costituire il Governo della Salvezza Mario Monti, afferma che ascolterà le delegazione delle donne e dei giovani. Personalmente non ho alcuna riserva verso l’incarico a Monti, davvero, ma questa dichiarazione mi ha fatto saltare sulla sedia. Nel turbinio di notizie che gira per la Rete, ad un certo punto pareva che fosse una delegazione di Snoq, ad andare al Quirinale. Ora leggo che forse noi donne saremo rappresentate dalla Consigliera Nazionale Pari Opportunità Alessandra Servidori. Noi donne quindi. Noi donne trattate come una delle tante categorie a parte, come cittadine di serie B che evidentemente non possono essere rappresentate al pari e dentro i partiti e le altre istituzioni, ma in delegazioni particolari. Che siamo, mi sono detta, foche monache? È possibile che non ci accorgiamo che accettare un simile atteggiamento significa avvallare una cultura discriminatoria che mette le donne, ancora una volta, a contorno, ai margini, delle istituzioni e dei …

tutte insieme, democraticamente

Si dice che i tempi di crisi siano anche i tempi di maggior fecondità creativa. Forse perché laddove non arrivano soldi e potere, arrivano idee e volontà. E sarà un caso, ne ho parlato spesso in questo blog, è sempre in tempi di crisi che giunge puntuale la chiamata alle donne. Ed eccoci qui, dunque. A offrire il nostro punto di vista, ad aprire finalmente nuove prospettive. Tutto ciò ci costerà fatica, lo sappiamo. Spesso incapaci come siamo, mi ha detto recentemente un’amica, di passarci la palla, dato che nessuno ci ha insegnato a giocare a calcio. Anzi, il calcio il più delle volte lo odiamo e dovremmo chiederci il perché. In ogni caso, qualcuno ci prova. Le donne di #2eurox10leggi ci stanno provando. In fondo a questo post troverete le persone che hanno collaborato fin dall’inizio. Credo che un profondo grazie vada loro trasmesso. Prima di iniziare a dare il contributo a questo Blogging Day 11.11.11 che intende celebrare l’inizio di un percorso fatto di confronti e incontri. Tra donne e uomini, si spera. …

tempo scaduto

Ieri sera, durante una piacevole conversazione tra donne, una cara amica scrittrice mi ha pungolato con un’acuta riflessione. «Ma siamo sicure che ci sia ancora il tempo per una politica tra donne?». Le lotte del femminismo storico italiano sappiamo come sono finite, i nostri rapporti femminili, personali e lavorativi, sono fiaccati dalla scarsa, se non nulla, abitudine a gestire le relazioni di e nel potere, e la rinascita del femminismo 2.0 è scemata ancor prima di darsi nomi e programmi. È una domanda leggittima, dico io. Se non doverosa. In queste ore stiamo colando a picco verso il baratro.  Nella testa delle italiane e degli italiani scommetto che gli ultimi pensieri vanno a temi come la democrazia paritaria, il lavoro delle donne, la distribuzione equa nei salari e nella qualifiche di tutti i lavori, compresi quelli di cura. Il tempo è scaduto, ecco. E non solo quello di questo governo. È scaduto il tempo dei quarantenni e giù di lì, a cui non è stata data la possibilità di esprimersi, sacrificati sull’altare di una gerontocrazia …

se non scelgo non voto

L’ho ri-letto questa mattina su Twitter e mi è venuto in mente un forum di Marco Travaglio del 2007 che aveva proprio questo titolo: Se non voto non scelgo. Andatelo a leggere e vedrete che non è cambiato molto da allora e forse neanche dal 1700 quando Jean Jacques Rousseau diceva, più o meno, che il popolo era libero soltanto nel momento del voto per poi tornare schiavo il giorno dopo. Ora, è ovvio che finché il nostro resterà un parlamento di nominati e non di eletti, la nostra libertà sarà annullata persino nel momento delle elezioni. E questo vale, per come sono messe le cose, ancor più per le donne che in questo momento storico stanno combattendo due battaglie parallele: quella per una reale democrazia paritaria che le veda equamente presenti in tutti i luoghi dove si decide, e quella che costruisce questa stessa presenza in virtù di scelte trasparenti e dirette. L’ho scritto tante volte, è la libertà di scegliere e non di essere scelte (un articolo ben fatto sulla condizione della rappresentanza …