Month: gennaio 2011

la donna che canta

Non so davvero da dove cominciare. Il film di Denis Villeneuve l’ho visto ieri sera e io ho ancora, citando il film, «un coltello piantato in gola che non si tira via facilmente». E non voglio neanche parlarne troppo perché questo è un film da andare a vedere, e basta. Soprattutto di questi tempi. Ma, posso cominciare dalla fine. Dal fatto che, tra i miei assurdi convincimenti, ci sia quello che nulla accade per caso. Il giusto al momento giusto. Quindi, aguzzare le orecchie, aprire le mani. Nel mio post Dissociazioni, Simona rifletteva nel suo commento sulla donna «educatrice primaria», e io ho ancora fresco l’insegnamento di Moria Maknouz che ho riportato nel post I giorni della memoria. Davvero la donna è il solo essere vivente su questa Terra che riesce a generare vita e morte, amore e odio, figli e (futuri) padri. Nella pancia delle donne si racchiudono, insieme, il passato e il futuro. Sarà per questo che la compassione femminile, compassione di madre, è potente e senza limiti. E sarà per questo che, …

vedo rosa

Il tema delle quote rosa è di grande attualità. Dopo anni si è capito che non basta la speranza per ottenere la parità di genere, ma bisogna stabilire delle regole per facilitare che ciò avvenga. Nel mio post Comunicazioni di Servizio avevo già parlato della legge Golfo-Mosca, mentre è di pochi giorni fa la notizia che il Governo francese vuole introdurre le quuote rosa per i vertici dell’Amministrazione statale. Oggi, all’annuale Economici Forum di Davos, dove le donne certo non sono mai state la maggioranza, sarà presentato The Gender Equality Project, sottotitolo Equal Value, Equal Respect. Alcune multinazionali in Francia, Germania, Canada, avvieranno un protocollo che porterà a una partecipazione equa di donne nelle posizioni chiave. Parole chiave, talento, valore delle idee, crescita. Tutti i vari CEO sono stati concordi nel dire che  The Gender Equality non è solo giusto per il businness, ma è essenziale per il businness. Insomma, se le aziende vorranno continuare a crescere, meglio che si organizzino a far entrare nel loro esercito di risorse più cervelli vivi, organizzati, e donne.  …

i giorni della memoria

Domani, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria. Così mi è venuto in mente di saper qualcosa di più sul ruolo della donna nella cultura e nella religione ebraiche. Mi ha sempre incuriosito il fatto che l’appartenenza a questo popolo si tramandasse per via femminile e non maschile. Se uno nasce da madre ebrea lo è, altrimenti no: è la matrilinearità. Ho parlato con Moria Maknouz, coordinatrice di Revivim, corsi di formazione e cultura ebraica di Milano. Mi ha colpito il fatto che, al contrario di quello che si possa pensare, la religione e la cultura ebraiche sono, per così dire, femministe. Certo la Torah è scritta al maschile, così come i precetti e i riti da osservare, ma questo non significa che la donna sia meno importante, tutt’altro. Si tratta, come mi ha spiegato Moria, non di una questione d’importanza, bensì di priorità. Alla donna sono infatti riservate competenze specifiche come la guida della famiglia e l’educazione dei figli. In pratica, una totale responsabilità sulle nuove generazioni che solleva la donna persino dalla rigida …

frutta e verdura

Il mio gioielliere-verduraio ha instaurato dentro il suo negozio-territorio una gerarchia di ferro. Lui serve i clienti “importanti” o particolarmente esigenti (del tipo i fagionini solo finissimi e non puliti, il tarocco solo con buccia opaca e foglia ancora attaccata), mentre la moglie si occupa della clientela occasionale, prepara il minestrone fresco (buonissimo) tagliando la verdura tutta a pezzettini quasi uguali, pulisce i fagiolini e l’insalata per gli affezionati del già-pronto e già-lavato. Mi è capitato di assistere a reprimende stizzite sulla disposizione della frutta o su sporte non adeguatamente sistemate. Poi, questa sera, mi sono accorta che lei non sapeva fare la cassa pagobancomat. Ha diretto uno sguardo questuante verso il marito che stava preparando la solita cassaforte di primizie per una consegna a domicilio, quindi mi ha guardato supplicando un’attesa. «Non lo so fare» mi ha detto. Così, mi sono diretta con lei vicino al Pos e gliel’ho insegnato. Inserire la carta dalla parte del microchip, scegliere l’opzione bancomat, scrivere l’importo senza virgola, far digitare il pin al cliente, attendere e strappare le …

schiave d’amore

Un’altra donna straordinaria. Un’altra donna invisibile che sa di valere di più di qualche migliaio di euro messi in una busta. Come è stato per Anna Maria Tsegue, anche lei è straniera. Cinese per la precisione. E lavorava nell’azienda di confezioni tessili Touch ‘n Touch di Prato. Non è difficile immaginare le condizioni (e se non ci riuscite andatevi a vedere le inchieste di Milena Gabanelli). Chen Mei Xi ha solo 29 anni, ma lavorava 15 ore al giorno per 500 euro in busta paga e le altre in nero. Quando leggo le intercettazioni del Ruby Gate di ragazze che dicono che non c’è alternativa alla prostituzione se non fare lavori da 1000 euro con cui certo non ti puoi comprare le borse di Gucci o rifare le tette mi vengono i brividi. Eppure, Chen Mei Xi, dopo essere stata licenziata il 12 gennaio ha avuto il coraggio di denunciare il suo datore di lavoro. Ha preferito la legalità all’umiliazione quotidiana.  Parlare invece che tacere. La sua azione è stata definita una prima crepa in …

nemiche-amiche

Ieri Rosy Bindi sul suo blog ha pubblicato il post Come è difficile essere donne. In modo più pacato e politico – io sono una un poco scollacciata (pare) visto che ieri il mio blog non poteva essere postato su Facebook perché giudicato sconveniente – invitava a riflettere sulla responsabilità di noi donne nello svilimento del ruolo femminile (vedi il mio post  La zoccola dura della modernità ). Ora mi chiamano dalla conferenza stampa di Antonio Albanese e un’amica mi urla che sta dicendo le stesse scritte nel mio post… Forse qualcuno sta cominciando a capirlo. Non è importante quanto siano maschilisti gli uomini, meglio concentrarci su come possiamo essere, ed esprimere, il nostro femminismo. Per non diventare le peggiori nemiche di noi stesse. Questa la risposta al post della Bindi: Condivido in pieno quello che ha scritto. Soprattutto le ultime considerazioni. Perché non ci sarà un passo avanti per noi donne finché non prenderemo coscienza dei nostri errori di valutazione. Dei nostri, e troppi, comportamenti di convenienza. Della nostra incapacità di essere donne con …

tutta colpa di eva

La Tunisia è in ginocchio, si fanno le file per comprare latte e pane, Zine El-Abidine Ben Ali, dopo 23 di simil dittatura è scappato, e la colpa di chi è? Dell’avida e giovane moglie, tale Leila Trabelsi, che di fatto gestiva e manipolava il potere e il Paese su un sistema basato sulla corruzione. Forse il riassunto è un po’ provocatorio e forzato, ma questo è quello che si desume dalle ultime dichiarazioni e notizie di agenzia. È una storia vecchia come il mondo quella di dare la colpa alla Eva di turno. La donna come capro espiatorio, la strega da cacciare, il cervello diabolico da eliminare (vedi Ipazia). In questo blog ho già parlato della phthonos, l’invidia, ma mi è caduto l’occhio su un libro che è uscito pochi giorni fa in Francia. Si tratta di Femmes de dictateur di Diane Ducret. Un libro che sembra dire, altro che Mussolini, Hitler, Mao, Bokassa o Ceaucescu, le vere cattive erano loro, le perfide e diaboliche compagne e mogli. «Figlio di un porco, specie di …

comunicazioni di servizio

Certe volte penso che per fare spazio alle donne che lavorano seriamente e usando il cervello bisognerebbe oscurare tutto il gossipame che infesta le prime pagine dei giornali. Chissà se, ripulita l’aria, troverebbero spazio notizie e comunicazioni come questa. Dopodomani, 19 gennaio, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, il Comitato Pari o Dispare oganizza il convegno Questione femminile, Questione Italia. Tra gli ospiti, Emma Marcegaglia, Anna Maria Tarantola, Susanna Camusso, Emma Bonino, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Maria Ida Germontani, Linda Lanzillotta . Insomma, siamo in pieno femminismo istituzionale, quello che sembra ancora accontentarsi di pareggiare mentre, per quanto mi riguarda, ce la metterei tutta per vincere. Comunque, come va dato atto alle deputate Lella Golfo(Pdl) e di Alessia Mosca (Pd) di aver portato a termine la leggesulle cosiddette quote rosa nei consigli di amministrazione , vorrei plaudire alla web serie La Réclame che sarà presentata proprio in occasione del convegno di Pari o Dispare. L’idea è del collettivo artistico Le Occasioni ed è prodotta da  Non Chiederci la Parola, specializzata in documentari, docu-reality e altri …

la zoccola dura della modernità

Non ne posso più di queste zoccole. Una volta fare la prostituta era un mestiere onorevole, il più antico del mondo, si dice. Penso alle puttane di Via del Campo di Fabrizio de André, alle donne di Vita di Pasolini, Mamma Roma, Amore, Mortaccia, e penso a Maria Maddalena. Mi vengono in mente le «Nostre Signori degli amori» che erano le cortigiane francesi. Anne de Lenclos, detta Ninon, o Marion Delorme. Persino loro, in tempi di servaggio matrimoniale, usavano i loro frequentati salotti a vantaggio dell’emancipazione femminile. Oggi, questo esercito di ragazzette con la pancia piena che pensa che fare la escort sia la naturale conseguenza della loro bella presenza (vedi il mio post su Nadia Macrì), è poco meno di un insulto alle donne di tutto il mondo. Donne invisibili – e penso alle mamme in strada per il cibo in Tunisia o a quelle che ieri hanno rifiutato di cedere al ricatto del lavoro – che ogni giorno dicono no alla svendita della propria dignità. Un insulto a tutte le donne, da Ipazia …

una taglia sul principe azzurro

Le donne non chiedono. Ci hanno insegnato che non è educato. O peggio, ci hanno trasmesso che per ottenere qualcosa bisogna agire aggirando l’ostacolo (il maschio), e non affrontandolo. Furbizia e seduzione al posto di intelligenza e coraggio. Così, alla fine, a perderci siamo state noi, auto-convincendoci che non abbiamo la possibilità di essere né intelligenti né coraggiose, e cominciando a credere che il pretendere non è un nostro diritto, lecito e legittimo. Alcuni anni fa Linda Babcock e Sara Lascheve hanno scritto un libro che è stato (ed è ancora) un successo: Women Don’t Ask: Negotiation and the Gender Divide. Poi hanno fatto un passo avanti e hanno pubblicato Ask For It- How Women Can Use Negotiation to Get What They Really Want. Io non amo certi pragmatismi americani, ma devo dire che istruire le femmine a chiedere e a negoziare per ottenere quello che vogliono sarebbe proprio un passo avanti. Insomma, un bel corso per ammazzare direttamente il Principe Azzurro (invece che la sua attesa), e per prenderci da sole quello che ci …