Month: marzo 2011

Basta pagare

Ieri sera ero al concerto di Adele. Bello e perfetto. La sua voce è un misto di intimità ed evasione. Ci si emoziona e si balla. A patto che uno metta il suo smart phone in tasca e si dedichi anima e corpo a quello per cui ha pagato anche una certa cifra: il concerto. E invece, eccoli lì, immobili, con l’occhio fisso sul display lcd per controllare l’inquadratura, tutti presi a filmare la loro canzone preferita. Guardare la realtà attraverso il video è ormai diventata una cattiva abitudine. E il video, una sorta di preservativo al coinvolgimento. Emotivo o razionale. Non c’è più nulla che ci emozioni perché non ci può essere passione dove il vero ha fatto spazio al verosimile. Non c’è più nulla che ci interessi perché, al di là dello schermo lcd, tutto sembra più lontano, sfuocato. Si perde il calore delle tre dimensioni (la fisicità) e rimane solo una fredda immagine bidimensionale. Sono tutte menate cerebrali, lo so. Ma in questi giorni sono davvero confusa. Altro che l’invenzione della realtà …

siamo tutti precari

Nonostante la cervicale che mi stringe i pensieri in una morsa crudele questa mattina è iniziata bene. Ho visto il video dei giovani precari che il 9 aprile scenderanno in piazza con lo slogan Il nostro tempo è adesso e ho ascoltato la musica di sottofondo: era quella di Zaz. Avevo parlato della voce di questa giovane cantante francese che tanto ricorda Edith Piaf, di questa musica che gridava liberazione in un mio post di novembre scorso e allora mi sono detta, Ipazia è con voi! (Ma lo sarebbe stata anche senza musica). Ieri sera ho ricevuto un altro messaggio su Twitter per il mio post La Giovine Italia. La parola rassegnazione ritorna come un mantra. Così come quel sentimento di impotenza che paralizza alcuni giovanissimi ormai incapaci di immaginarsi un futuro. Alcuni, perché i precari che stanno organizzando la manifestazione del 9 aprile hanno capito che una strada per uscire da questa impasse generazionale c’è. E la strada, è sempre la stessa. Ovvero contarsi, dare spazio a una forza unita, dire chiaramente che cosa …

ma-donna di marzo

Proprio oggi, giorno dell’Annunciazione, Benedetto XVI ha annunciato che ha scelto una donna, Madre Maria Rita Piccione, per scrivere i testi delle meditazioni delle 14 stazioni della Via Crucis. Sempre una donna, Suor Elena Manganelli, sarà l’autrice dei disegni. E’ la prima volta che succede. Sopra, Annonciation, un’opera di Elina Brotherus

guerra e pace

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Non ho mai sentito nessuno dichiararsi a favore di una guerra. Si è pacifisti per educazione e guerrafondai per disillusione. Eppure, in una visione buddista, ognuno di noi affronta ogni giorno la sua piccola grande guerra, e ogni giorno decide da che parte stare. Ieri mi sono accorta che anche nelle scale mobili delle metropolitane milanesi si deve tenere la destra. Lo spazio a sinistra è riservato a chi, in guerra perenne contro il tempo, vuole salire più in fretta delle sale che salgono da sole. Chi si frappone a questa sfida all’ultimo secondo, viene calpestato da un tank di bipedi. Ed è fottuto in partenza. Io non so a che guerra pensavano quelle 18 donne egiziane che, dopo essere state in Piazza Tahrir il 9 marzo, si sono ritrovate picchiate, obbligate a denudarsi e costrette a subire un test di verginità. Ma so, di certo, quale guerra le attende. La stessa, …

la giovine italia

Ieri la metropolitana rigurgitava persone. Il caso ha voluto che io incontrassi una giovane collega precaria che mi ha dato un passaggio per arrivare al lavoro. 45 minuti di traffico e di rivalità automobilistiche in cui però si sono salvate belle parole. Sempre il caso ha voluto che questa collega sia nata il mio stesso giorno, alla stessa ora, ma dieci anni prima. Quanto basta per essere vista come una di un’altra generazione, cresciuta in un altro pianeta, lontana nelle esperienze e nelle emozioni. Non posso certo biasimare questa sua percezione: capisco bene come una diversa condizione esistenziale possa generare un confrontoscontro generazionale talvolta più forte di quello dato della semplice differenza anagrafica. Io e Chiara siamo così lontanissime. Separate più da come ci muoviamo, o possiamo muoverci, nella vita di tutti i giorni, che non dalla nostra età. Di fatto, potremmo essere sorelle. De facto, siamo quasi nonna e nipote. E questi sono stati i ruoli durante il nostro dialogo. L’ho ascoltata attentamente, Chiara. Quando mi descriveva l’unica realtà professionale che lei aveva mai …

a mo(n)do mio

A volte penso che questo blog sia una sorta di seduta collettiva. Una Costellazione Familiare via web per allargare le nostre capacità di comprensione del reale. Ma a me piace molto intravedere nei macro-comportamenti delle riflessioni personali. Mi piace ascoltare le cose del mondo e della natura e credere che ci siano delle cose anche per me. Certo, quello che ci sta dicendo il mondo in questi giorni non è piacevole. Ci ricorda l’inadeguatezza dell’essere umano, la nostra colpevole indifferenza alla potenza della Natura, e ci ricorda che forse, come mi ripete spesso un’amica,: «Noi siamo solo in vacanza nel Paese di Dio». Meglio togliersi le scarpe quindi, abbassare il tono di voce, e non dimenticare che, dopo tre giorni, l’ospite (ospitato in vacanza) puzza (questo lo dico io). Durante il nostro breve e virale soggiorno, non resta allora che cercare una via esistenziale per sfangarla al meglio. Senza far troppo la figura degli ingrati, e facendo di tutto per non trovarsi, magari all’ultimo momento, a provare a rimediare. Credo che tutto ciò abbia a che …

volere o volare

Ecco una buona notizia. Questo mi sono detta quando ieri ho letto il post (ripreso da un articolo di Laura Cimino ne L’Unità del 10 marzo) del blog Senonoraqunado sugli Stati Generali delle Donne. Ecco un’occasione per passare dallo spazio del sogno a quello del progetto. Dalla speranza alla volontà (La speranza ha fatto il suo tempo: ora vogliamo che sia femmina, Ipazia docet). Perché, se migliaia di donne sono scese in piazza, non l’hanno certo fatto per prendere un tè con le amiche. O per un pic-nic sociologico. L’hanno fatto per esprimere un bisogno, e anche l’urgenza di ricevere delle risposte concrete da una politica sempre più lontana dalla società civile. Il mondo va avanti, nonostante noi, è evidente. Così le famiglie di oggi se ne fregano se si sono dimenticati i Pacs o di Dico. Se ne fregano se la coppia dei loro amici omosessuali non ha gli stessi diritti di assistenza. Se ne fregano se per adottare un bambino devi far finta di adottare, invece, il modello Mulino Bianco. Se ne fregano …

il (buon) carattere della mediocrazia

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Lo dico subito senza indugio: lottare per la parità di genere, lottare per i diritti delle donne, significa lottare per la meritocrazia. Ovvero lottare per un sistema di regole e consuetudini capace di premiare i comportamenti virtuosi e non le relazioni amicali o occasionali. Sembrerà sessista affermarlo, e forse lo è. Ma ho visto troppe volte donne capaci e preparate lasciate indietro solo perché non avevano le qualità anatomiche per partecipare al Bar Mario (o alle chiacchiere da spogliatoio). Ovvero, non avevano quell’attributo, quell’appendice muscolare, che consente, ai soli uomini veri, di condividere informazioni e cazzeggi indispensabili all’ascesa, e al mantenimento, delle posizioni che contano. Conosco donne che si sono spese con passione per il loro lavoro dimostrando capacità creative, organizzative, progettuali. Che poi è tutto (o tanto) quello che servirebbe per creare un sistema veramente produttivo. Un sistema che funzioni, ricco di figure professionali attive e non di servi/serve fedeli. Il …

il tramonto e l’aurora

@font-face { font-family: “Cambria”; }@font-face { font-family: “Helvetica Neue”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Alla vigilia dell’8 marzo, vorrei dedicare questo post a Ipazia. Che fu uccisa, o meglio scorticata viva, con frammenti di conchiglia nel mese di marzo dell’anno 415. Era Quaresima: sono gli storici cristiani a ricordarlo, quasi a trovare una giustificazione al massacro di quel corpo di donna (avevano fame ed erano incattiviti). Questo ha però consentito anche un’altra, e più poetica forzatura, quella di datare il martirio di Ipazia proprio l’8 marzo di quell’anno (Ipazia, Vita e sogni di una scienziata del IV secolo di A. Petta e A. Colavito). Ma è bene anche ricordare, che la più grande colpa dell’ultima filosofa della Scuola d’Alessandria fu quella di «occupare la piazza, lo spazio degli uomini». Perché la piazza, il parlare con la gente, sfidare il potere e la ricerca del consenso, questo sì, è cosa che non si perdona. Chi si accinge a uscire dall’ombra per avventurarsi …

cercasi donna disperatamente

A volte mi chiedo se la tecnologia sia una risorsa o una condanna. In questa valle ai confini con l’Austria, La7 non sanno neppure cosa sia. Ho un maestro che mi parla in tedesco e una compagna di fondo, Christine, che mi guarda come se fossi una terrona viziata. Comunque ieri sera la mia amica Magda mi ha mandato un sms per segnalarmi la trasmissione Exit di Ilaria D’Amico, così ho acceso il computer e mi sono collegata via web. Cosa che ho scoperto essere ancora più interessante poiché, accanto alle immagini in diretta, appaiono anche i commenti dei telespettatori. E per la prima volta, posso dirlo, ho capito concretamente che cosa s intende con arena mediatica, nel suo senso da Basso Impero certo, con tanto di accese tifoserie, istigatori e vittime sacrificali. Il titolo, di un aplomb anglosassone ma efficace, era Facoltà di darla. Il sottotitolo, Libertà di vendersi. Ma la cosa che mi ha spiazzato di più con il proseguire della trasmissione, era che le tematiche presentate erano considerate prioritariamente femminili. Come se …