Month: maggio 2011

avanti popolo

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire, si dice. Mi ricordo qualche anno fa, il 4 ottobre del 2009, quando andai alla presentazione del Movimento Cinque Stelle al Teatro Smeraldo di Milano. Rimasi colpita dai filmati, mai visti, dei congressi del PD e delle Coop in cui i militanti urlavano contro il Massimo (d’Alema) Sistema. La base chiedeva ad alta voce, e loro, si giravano dall’altra parte. Una distrazione pagata cara. In punti percentuali qualcosa deve aver pur pagato anche la Lega che ha così mal tollerato le proteste che sono arrivate ai microfoni di Radio Padania il giorno dopo le elezioni milanesi da chiudere l’emittente. Del resto lo aveva già fatto qualche mese prima, censurando il forum dei giovani padani troppo irritati dal Ruby Gate. E chissà che cosa hanno pensato i funzionari del PDL quando hanno visto svuotarsi i palazzetti dello sport e le piazze, quando gli entusiasmi delle Groupie pro Silvio scemavano. A nessuno è venuto in mente che non si può ridurre il popolo a pubblico, che non si può costruire la …

ma quanto ci siamo divertiti

Che cosa resterà di questa compagna elettorale? Un sorriso, è la risposta. Non le invettive o gli insulti dispensati da Moratti & Co. Non la strategia della paura siringata con manifesti e slogan terroristici. Ma un sorriso. Perchè, e questo è il bello, nonostante tutto ci siamo divertiti. E pure tanto. Avendo scoperto, con la gaiezza dei sognatori, che la letizia (quella vera) è in grado di disinnescare ogni attacco. La satira non sceglie né conosce i suoi oggetti. Nasce nella fuga da essi, che le premono addosso, scriveva Karl Kraus in Pro domo et mundo. Ecco perché a volte il sorriso è una liberazione, e oggi, di Liberazione si parla. Basterebbe rileggersi i morattiquotes per comprendere lo spirito leggero che ci ha portato fino a qui. Un’intelligenza non spocchiosa o supponente, ma fresca e pungente come quel vento che ha corretto le vecchie e brutte abitudini politiche (castigat ridendo mores). Sono sicura che gli esperti di comunicazione avranno molto da dire su questo nuovo linguaggio nato dalla rete e capace di trasformare incubi e …

una buona letizia

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; } Francamente, non vedo l’ora di arrivare a lunedì sera. E scommetto che questa urgenza emotiva accompagni anche i sonni, e le veglie, della Signora Letizia Moratti. Ieri sera l’ha mollata pure Gigi D’Alessio. Dopo buona parte della città, metà del mondo cattolico, i leghisti, i cognati, i giornali di partito, e persino quello che ci aveva messo la faccia per sostenerla. È debole, ha detto. Ad alcuni commentatori donna Letizia comincia pure a suscitare compassione. Lasciata sola nel momento più difficile, perfetto esempio da manuale del Glass Cliff. Credo invece che dalla parabola di Letizia Brichetto Arnaboldi, meglio conosciuta, e non a caso, con il nome del marito, Moratti, noi donne dovremmo tutte imparare qualcosa. Una cosa che Ipazia che aveva già detto qualche decina di secoli fa. Per chi rinnega se stessa non ci sarà posto nel mondo. Certo si potrà, per qualche istante, che può anche arrivare a buona parte …

tante scuse

Questa sera Bruno Vespa chiederà scusa a Giuliano Pisapia per aver travisato (in buona fede s’intende) una notizia Ansa che riportava una parte dell’intervista che Cinzia Sasso ha rilasciato a Vanity Fair. L’incapace a governare, come potevamo attenderci tutti, non era suo marito Giuliano, ma Silvio Berlusconi. Tante scuse anche da Ignazio La Russa che ammette di aver esagerato un po’ nei toni della campagna elettorale, anche perché dare dei brigatisti ai PM di Milano nel Giorno della Memoria davvero è un errore (ma come on perdonare un errore) che chiede immediata riparazione. Le scuse di Letizia Moratti all’offesa pubblica sull’ormai famigerata intervita a SKY Tg24 arriveranno invece se Pisapia accetterà un altro confronto. Anche perché porgere le proprie scuse deve avere almeno una contropartita. Le scuse dei cinque TG che venerdì sera hanno mandato altrettante interviste fotocopia da posizione genuflessa costeranno invece ai cittadini italiani svariate centinaia di migliaia di euro. Ma è bene dirlo, che cosa non si fa per farsi perdonare. In questi giorni poi sono tornate alla mente anche le scuse …

ladri di parole

È cominciato tutto con il furto di un incoraggiamento sportivo. Forza, Italia! Avremmo dovuto preoccuparci già da allora, tutti, perché un grido che ci univa, tutti insieme per i colori della nostra Nazionale, era stato trasformato in uno slogan di parte. E poi, a pensarci bene, questo primo scippo aveva in sé una funesta premonizione: quella della politica interpretata come tifo da stadio. Ho scritto più volte, ci hanno tolto le ideologie, e ci hanno lasciato il tifo. Ideologia, ecco la seconda parola messa nel sacco dai ladri di parole. Non più «scienza delle idee e delle sensazioni» come indicato dal suo inventore Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy, ma malato pre-giudizio. La terza parola violata è stata Democrazia. Stanchi del confronto che obbliga il rispetto delle idee altrui, ecco che la maggioranza si è trasformata in un asso-piglia-tutto con la conseguenza che anche la parola Libertà, furto numero quattro, è stata semplificata in un faccio-un- pò-quello-che-mi-pare di Guzzantiana memoria, e, se ho più soldi, più potere, più gente che mi vota, allora la mia libertà sarà …

l’onda perfetta

I surfisti la cercano in tutte le coste del globo. Una montagna d’acqua, una galleria liquida in cui infilarsi per cavalcare tutta l’energia della Natura. È l‘onda perfetta e, che voi ci crediate o meno, ce n’è una per ognuno di noi. Certo, bisogna cercarla con costanza e determinazione. Attraversando i deserti del qualunquismo, superando i valichi insidiosi della denigrazione e dell’insulto, conquistando le vette della disillusione, ma poi, ecco che arriva quando meno te l’aspetti e allora, allora sì, bisogna essere pronti. Milano mi ha dato molto. La passione per lo studio e il lavoro, mi ha dato un compagno, un figlio e dei buoni amici, ottimi amici. Mi ricordo la prima mostra di Bruno Munari e le notti in discoteca. La neve a maggio e l’odore dell’asfalto le notti d’estate. Così Milano è diventata la mia città, anche. Ma una città è fatta di gente, e quando per troppo tempo non ti riconosci nell’altro, un altro che assume come modello una società al viagra come dico io, allora non è difficile sentirsene fuori. …

quella sporca dozzina

Sporco popolo di sinistra. Ecco, ci siamo arrivati all’essenza della più alta dissertazione politica. Dopo mesi e mesi, anni di storia repubblicana (150 per l’esattezza) ecco il linguaggio più alto che la nostra  classe dirigente può manifestare.  La massima espressione del dibattito e delle argomentazioni per cercare di caricare, alla grossa, più voti. Echissenegrega. Siamo alla violenza pura. Violenza verbale che mi spaventa ancora di più se a promuoverla è una donna, Letizia Moratti, che aspetta l’ultimo secondo, quello che per regolamento non dà diritto di replica per affondare un colpo basso. Basso perché è pura insinuazione, basso perché parla alla pancia, basso perché non è nel suo scopo informare, chiarire, confrontarsi, ma solo colpire e far male. Quelli di sinistra puzzano, come i poveri e i “negri”. Al contrario, i soldi, i milioni di euro che la stessa signora ha speso per ricomprarsi porta a porta i voti di Milano, no. Pecunia non olent, si sa. Anche se nessuno ci dice da che parte vengano, tutti questi soldi. La violenza è un virus che …

elogio della fragilità

Il momento più alto, le parole più emozionanti, che ieri, a Milano, Nichi Vendola ha regalato a chi era venuto ad ascoltarlo all’Arco della Pace, sono state quelle dedicate alla vecchiaia e alla disabilità. Un inno all'(est)etica di ciò che oggi la società al botulino considera debolezze, un elogio della fragilità, della sacra imperfezione dell’essere umano. Oggi, il mio Presidente, Giorgio Napolitano si è commosso ricordando i magistrati caduti per questo Paese, la voce rotta e le lacrime, quasi. Qualcuno avrà ipotizzato una scarsa tenuta emotiva, una malcelata debolezza di nervi. Perché in questo mondo di celluloide inespressiva anche l’emozione (vera) è diventata malattia, e la malattia, insulto. Così, nella Giornata dedicata alle Vittime del Terrorismo, Daniela Santanchè chiama Ilda Bocassini una metastasi, e scusate se la sofferenza e la sconfitta insita in questa parola disturbano l’atmosfera. Eppure la fragilità ha la stessa forza creatrice del dubbio. «Mi glorierò della mia debolezza» dice San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi. Perché la grandezza degli uomini, e delle donne, sta nel non avere paura di confrontarsi …

mammima cara

Avete comprato le rose? Oppure il cesto di gardenie, di solito, alla Festa della Mamma, si regalano quelle. Tenetene un poco anche da offrire alle mamme contemporanee. E non mi riferisco alle Mamme 2.0. Quei fenomeni del web che sono state capaci di trasferire su blog e siti dalle frustrazioni alle strategie di sopravvivenza post parto. No, mi riferisco, per esempio, a quella mamma a progetto che qualche giorno fa raccontava la solita storia: guarda caso, la sua maternità ha coinciso con il raggiungimento degli obiettivi del datore di lavoro, e per lei, con il licenziamento. E mi riferisco a quelle donne, una su tre e anche una su due nel caso siano extracomunitarie secondo quanto scritto in un recente articolo di Repubblica, che a essere mamme ci devono rinunciare perché quel figlio che hanno in grembo non lo riescono a mantenere. Pensate sia blasfemia parlare di aborto nel giorno della festa della mamma? Mi madre lo fece tremando nella mia sala post parto. Mi raccontò di quando si affidò a un medico che praticava …

il mio giardino

Vivo in una piccola casa con giardino. Da provinciale quale sono, non potevo rinunciare agli spazi verdi e allontanare dalle mie finestre il più possibile macchine, cemento e rumore. E poi avevo visto quel meraviglioso film di Mike Leigh, Secrets & Lies, e quel giardino di una casa in periferia che si vede nella scena finale, trasandato e sporco, eppure capace di accogliere la pace e la speranza di una madre che aveva ritrovato le due figlie. Questo è il mese più bello per chi ha un giardino, anche a Milano. Rose, peonie, gelsomino e glicine, esplodono di vita. Nonostante l’inquinameno, l’aria immobile, il sole spesso velato e un clima, diciamocelo, terrificante. Eppure, ogni anno, nonostante le gelate, le nebbie, i funghi e i parassiti che un’estate afosa e opprimente ha praticamete reso invicibili, ecco qua, che il profumo della vita ritorna. Vorrei invitare (virtualmente) in questi 80 metri quadrati tutti e tutte coloro che, per compulsiva abitudine, non perdono mai l’occasione di deprimere gli entusiasmi, fomentare miraggi di fallimento, promuovere la critica denigrativa e …