Month: maggio 2011

sulla trasversalità

Questa è una postilla a quanto scritto ieri in bar condicio. Perché questa mattina ho finalmente elaborato una risposta per chi, ogni giorno, predica sull’esigenza strategica, l’opportunità politica, di essere trasversali. Ora, certo alcuni principi, come il 50&50 per esempio, possono essere trasversali. E per questo accolti da persone che appartengono a diverse, talvolta lontane, scuole di pensiero o di appartenenza politica. Ma le persone no, non possono essere trasversali e per questo abbracciare diversi principi (o diverse scuole di pensiero e appartenenze politiche). Finirebbero per trasformare il principio in uno slogan vuoto, un refrain pubblicitario. A casa mia, questo tipo di trasversalità si chiama qualunquismo. Alle persone si chiede, se mai, di essere coerenti con i principi che esse stesse sostengono e, se ne hanno voglia o tempo, creare una rete per promuoverli. Così per esempio, chiederei alla Signora Letizia Moratti che cosa farà alla presentazione dell’evento Metà di tutto del 21 maggio, lei che su 42 posti per l’organizzazione dell’Expo ha sistemato 42 uomini. Così, magari ci dice si sono piazzati sulle sedie …

bar condicio

Come in pubblicità. Quando un messaggio ti arriva tante di quelle volte che alla fine, neanche ti tocca più. Un gioco che ti stanca, una musica diventata poco più che rumore di sottofondo. Non c’è niente di più efficace, per togliere forza e valore a un argomento, a un’azione, che ripeterla all’infinito. Fino, appunto, all’esaurimento. Il web, tra siti dei quotidiani, blog e forum, sembra il paradiso dell’espressione del libero pensiero. Ognuno dice la sua, fa il tifo per l’una o l’altra parte, con buona pace del politically correct (che poi in Italia non c’è mai stato) e, talvolta, del buon italiano. Tant’è. Poi c’è l’informazione cartacea e la televisione. Il gioco si fa duro, e anche serio, e allora ecco che si alzano gli scudi dell’obiettività. Va bene un’opinione, se c’è anche quell’altra. Va bene un candidato, o una candidata, se viene citata anche l’altra dell’altro schieramento. Si chiama par condicio e, nella pratica quotidiana, sta diventando la morte civile della facoltà (non libertà) di espressione. Già il nostro è un Paese di grande …