Month: giugno 2011

Meravigliosa Sicilia

Meravigliosa Sicilia. Oggi Ragusa Ibla mi ha regalato un concerto per me sola dentro il teatro più piccolo d’Europa. Meravigliosa Sicilia che mi hai visto origliare dalle porte semiaperte e mi hai fatto entrare. Di nascosto. Da una porta sul retro. Un pianista e un violoncellista tutto per me e la mia famiglia. Con gli arazzi che si srotolavano giù dai balconi in attesa della processione del Corpus Domini e la vecchia nobiltà che giocava a carte nel Circolo della Conversazione. «Lì nu putemmu entrari», credo mi abbia detto la signora del bar di fronte a San Giorgio. Meravigliosa Sicilia che si meraviglia ancora che le donne giocano a carte, e «peggio degli uomini, acussì signora mia», mi dice ancora portandomi il solito cannolo. La gente va e viene, piena di speranza di Bellezza. A Scicli, quando finirete di sistemare le chiese, quando potremo entrare a Palazzo Beneventano? «Solo le facciate per ora. Solo le facciate» mi dice la ragazza del bar. Che ha studiato a Padova e poi è tornata. Qui, in questa meravigliosa …

una legge uguale per tutte

Stiamo per finire, come un’amica ha intelligentemente osservato, in un cul de sac. In una rete che, in parte, abbiamo tessuto anche noi. Se avete minimamente seguito il dibattito milanese che ha preceduto la nomina della Giunta Pisapia, sul blog di Marina Terragni o su Facebook, ve ne sarete accorte. Perché di fatto, nonostante le intelligenze messe in campo, nonostante il grande lavoro offerto in modo generoso da tante e competenti donne milanesi, fino all’ultimo la presenza femminile è stata messa in dubbio. Un’insicurezza a volte isterica, accompagnata da una sequela di nomi che si susseguivano senza tregua, che si confermavano e si smentivano, per poi cambiare ancora. Come nomi di donne in passerella, e chissà quale di loro sarebbe stata estratta dal cilindro per l’ultimo, clamoroso, effetto finale. Avevo scritto in quei giorni proprio a Marina Terragni commentando la lettera di Anna Catasta, Forma e Sostanza, che mentre ci stavamo arrovellando su quale donna sarebbe stata scelta come vicesindaco o nella giunta, il problema vero e reale era che ancora una volta queste donne …

l’arte non è cosa nostra

L’altra sera mi è capitato di vedere la trasmissione 8 e mezzo con Lilli Gruber. C’era Vittorio Sgarbi, reduce dal suo programma flop e dal suo controverso Padiglione Italiano alla Biennale d’arte di Venezia L’Arte non è cosa nostra. Sgarbi ha difeso a spada tratta l’originale opera curatoriale del suo padiglione a cui sono stati chiamati a partecipare da Fernan Ozpetek a Veronesi, da Umberto Eco ad Aldo Busi. Il tutto, dice lui, contro la mafia di collezionisti e galleristi che hanno devastato il panorama artistico o parassite della creatività, o giù di lì, come Beatrice Trussardi e Miuccia Prada. Trovo sia una vile abitudine giustificare i propri progetti, quali essi siano e tutti legittimi, con la denigrazione del lavoro altrui, ma devo dare atto che questo ormai è metodo ricorrente. Pochi giorni fa, Roberto Perotti su Il Sole 24 Ore ha scritto a chiare lettere come il vero disastro del berlusconismo non sia stato il buco economico raccontato dall’Economist, ma l’aver riportato indietro di 30 anni il dibattito sociale e di aver infangato la …

tutte a Siena, se non ora quando?

Questa mattina mi sono presa 10 minuti multitasking per guardare la video intervista di Cristina Comencini e Serena Sapegno su Repubblica Tv.Mi hanno molto colpito alcune considerazioni e frasi che condivido con voi: «Se le donne, tutte le donne, non hanno spazio in un Paese, allora quel Paese è vecchio». «La nostra è stata una manifestazione di popolo intorno alle donne, una manifestazione in cui c’era piena inclusione e nessuna esclusione» «Non è da sole che si risolvono i problemi. Negli anni ci siamo accorte che si era perso il senso del noi… stiamo cercando di recuperare una cultura del fare insieme che si oppone alla cultura dell’ognuno gioca per sé.. questo per noi è fondamentale».   Credo che sia il migliore augurio e auspicio a chi si accinge a partecipare, come me, alla due giorni di Siena prevista il 9 e 10 luglio prossimi. Fino ad allora questo blog manterrà il logo della manifestazione fatto da Maddalena Fragnito sulla home page.   Questo il comunicato che trovate anche su Facebook:   Il 13 febbraio …

il (solito) corpo delle donne

Mi piacerebbe raccontarvi una storia. Una storia di quotidiano lavoro e di quotidiano trattamento dell’immagine femminile. Io faccio la giornalista, lavoro in un mensile, e assisto alla fattura della comunicazione ogni giorno. Tempo fa, alla chiusura di un numero dedicato alle spiagge, mi sono trovata di fronte un servizio che proponeva un bel lato B in discesa vero un mare blu. La foto era puramente decorativa poiché nell’immagine non si vedeva alcun riferimento alla località descritta. Un non-luogo condito con un testosteronicamente gradevole non-senso che ha fatto sorgere qualche dubbio persino ai correttori di bozze che, non senza una punta di ironia, mi hanno lasciato sull’impaginato questo appunto: «Manca la didascalia della foto A, ma forse perché c’era poco da scrivere». Infatti. Così ho cercato di veicolare all’interno del corpo del direttore e del suo vice una riflessione sulla pericolosa inutilità dell’immagine. Tentativo fallito. Ho sperato allora che, avendo tra i decisori finali, i responsabili del fior fiore del giornalismo italiano, lo stesso servizio tornasse indietro con una nota sensibile: «Cambiare foto onde evitare eventuali, …

psicoanalisi post elettorale

Aspettiamoci di tutto perché succederà. Mi pare già di vedere i primi commenti a caldo dei vertici istituzionali di questa città. Si dirà che le donne sono state messe lì solo per rispettare il tanto radical chic 50&50, nomine di facciata per darsi un tono di illuminata modernità. Si parlerà di strumentalizzazione o, ancor peggio, ci si lascerà andare a entusiasmi partigiani davvero esagerati. Commenti fiduciosi tipo il nuovo (rosa) che avanza o annunci ottimistici della svolta della vita. Ma la vita, come la politica, è in generale un poco più complessa e io ho l’impressione che tali comportamenti non facciano altro che sottolineare l’immaturità della nostra società. Ogni volta che una donna viene nominata in un posto di responsabilità nasce un sospetto di competenza insufficiente, e questo è un dato. L’altro è che, subito dopo aver cavalcato il principio paritario (quote rosa obbligate), gli uomini ce lo ritorgono contro rimproverandocene la forzatura e il sessismo latente. Eppure io non ho mai visto un uomo mettere in discussione la legittimità della sua posizione di potere. …

giunta alla fine…

@font-face { font-family: “Cambria”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }span.textexposedshow { }div.Section1 { page: Section1; } Tra oggi e domani presumibilmente si saprà la composizione della giunta del Comune di Milano scelta da Giuliano Pisapia. Vedremo se saranno rispettate alcune indicazioni preelettorali come un vicesindaco donna e un consiglio che tenga conto insieme parità di genere e competenze. Quote di sapere invece che quote di potere, avevano ripetuto in più occasioni Giuliano Pisapia e Stefano Boeri. Nella settimana che ha preceduto questa scelta le donne milanesi si sono molto interrogate sui criteri di selezione che avrebbero portato a tale giunta. Soprattutto ci siamo accorte (ma non lo sapevamo già?) che la qualità delle competenze messe in campo, il tanto lavoro speso così generosamente, non erano bastate ad assicurarci un posto al sole. Il sospetto di essere state strumentalizzate, proprio come un cavalo vincente su cui si punta per vincere la posta per poi lasciarlo da parte stanco e sfinito, si è fatto pressante. Sono sfilati così …

se la vita è ridotta a centimetro

Era un pensiero che se ne andava per la mia testa da giorni. Poi, questa mattina mi è parsa davanti una frase di Anna Maria Ortese che in una lettera a Dario Bellezza scriveva: «Questa mia vita ridotta a centimetro». Certo, nel grido di una donna dimenticata dai più, scivolata in gravi condizioni economiche tanto da beneficiare, alla fine, della Legge Bacchelli, c’è molto di più di una metafora quantitativa della vita di una donna. C’è un rabbioso senso di esclusione, di fine vitae, di occasioni, suo malgrado, mancate. Ma io che sono ben lontana da tali splendori poetici, mi sono accontentata di soffermarmi su questa «riduzione a centimentro». Su questo consumo di vita, sempre per usare le parole di Anna Maria Ortese, puro e semplice, e da cui, appunto, bisognerebbe sempre tenersi al riparo. Soprattutto noi donne, che di vita consumata e giudicata tanto-al-chilo, che di corpi misurati a taglie di reggiseno, e che di talenti e intelligenze soppesati sulla bilancia dell’età ne abbiamo, ancora, quotidiana esperienza. E quel 13 febbraio, eravamo scese in …

voto a perdere

Oggi che si celebra la Festa della Repubblica, Ipazia vuol ricordare che il 2 giugno del 1946 fu anche la prima volta che alle donne italiane fu concesso il voto politico. Queste furono le parole di  Tina Anselmi, grande protagonista della Resistenza e della Prima Repubblica, in quei giorni: «E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!». No Tina, gli esami non sono ancora finiti.