Month: luglio 2011

le nuove armate russe

Ormai un anno fa intervistavo Marina Litvinovich, una giornalista russa di 35 anni, ex responsabile del sito di Valdimir Putin e poi passata dall’altra parte della barricata. Un’altra donna che si era messa a capo della Russia del dissenso, certo più fortunata di Anna Politkovskaja, di Natalya Estemirova, o Anna Baburova, e dei 106 giornalisti, fotoreporter e tipografi uccisi in Russia negli ultimi anni. Mi aveva colpito il suo mescolare la  lotta politica con le quotidiane battaglie femminili, tra tiralatte, trovare il tempo per allattare o portare al cinema il bimbo più grande e occuparsi delle famiglie di Beslan; il suo oscillare tra il desiderio di giustizia e tirar fuori dal carcere una donna incinta ingiustamente trattenuta, e il desiderio, materno, di avere una figlia femmina. E poi oggi vedo un articolo sul Corriere della Sera che parla del movimento femministe anti Putin, l’armata anti-Putin appunto, nato per contrastare, si dice, quelle ragazze, per lo più studentesse di giornalismo di Mosca, che in occasione del 58esimo compleanno dell’ex presidente si sono spogliate per un calendario …

lunga vita al… marito

Donne maritate, e attempate, attente. Ieri su La Stampa un articolo di Bruno Benelli titolava Vedove, pensione giù fino al 18 per cento. Sì, perché frugando tra i codicilli della nuova finanziaria si scopre che se una donna si è sposata con un ultrasettantenne, se era più giovane di lui di oltre 20 anni, se il matrimonio è durato meno di 10 anni, e se in famiglia non ci sono figli minori, la sua pensione di reversibilità diminuisce sensibilmente. Già la Lega aveva a febbraio presentato un progetto di legge che impediva la pensione a giovani vedove, giusto per far capire a quelle badanti arriviste che sposano il vecchio di turno e dissanguano l’intero Paese che non è aria, e ora arriva questo, più edulcorato e scevro da pulsioni razziste. Ma che non rinuncia a ficcare il naso nella nostra vita privata tracciando una linea di ciò che è conveniente, anche economicamente, e ciò che è disdicevole.  La doppia morale per i coniugi buoni e cattivi colpisce soprattutto le donne, ovvero quelle la cui aspettativa …

libere tutte

Questo post nasce come una risposta a un commento del post la donna cougar. L’osservazione che mi si faceva era giusta, poiché anche le donne hanno diritto a vivere pienamente lo loro sessualità anche dopo gli anta e anche con un uomo più giovane, ma il punto è – credo – che certi fenomeni di costume spacciati per emancipazione abbiano ben poco a che fare con i diritti delle donne e con l’essere libere. Non so perché, ma proprio non riesco a vedere la donna cougar come una conquista, come una liberazione da tabù arcaici (compreso quello che considera disdicevole che una donna matura stia con un uomo molto più giovane). L’amore e il sesso non hanno età, da sempre, e questo certo non me lo deve dire un trend setter. In più, quando leggo della disinvolutura di ragazzine adolescenti che usano la loro vita sessuale per guadagnare qualche ricarica o girare video da lanciare su YouTube; quando continuo a leggere di giovani donne che sbarcano il lunario accompagnando signori attempati ma euromuniti; quando ancora …

il linguaggio è un’abitudine

Questa mattina sono andata dalla mia medico generica per farmi prescrivere degli esami. Lei era in vacanza così c’era un giovane sostituto. Quando mi ha chiesto degli esami precedenti, al momento di ricordare la terapia che mi avevano prescritto, mi ha detto: «Lei si ricorda se lo specialista, o la specialista, le aveva per caso…». Un piccolo sussulto. Era la prima volta che, in modo così ovvio, veniva esplicitata una possibilità. Ovvero la possibilità, per la verità statisticamente superiore al 50 per cento, che il medico che mi aveva in cura fosse una donna. Che oltre al sostantivo maschile, ci fosse, in parallelo e a parimerito, quello femminile. In Italia il 60 per cento dei laureati è donna e solo il 40 per cento è uomo. E le donne sono quasi il 52 per cento della popolazione italiana. Si vede che il giovane medico se lo è ricordato. Si sarà ricordato anche delle sue tante compagne di studi, e non avrà voluto cancellarle con l’abuso di una sola parola (sempre la stessa che finisce per …

donne di lotta e di governo

Questo post partecipa al blog event #donnexdonne sui SN alla ricerca di buone prassi al femminile Avevo già iniziato il mio viaggio nelle relazioni femminili con i post L’educazione sentimentale e Donne che odiano le donne. Perché tutte noi, chi più chi meno, sul lavoro o in associazioni, abbiamo avuto esperienza della complessità dei rapporti tra donne. A volte persino dell’impossibilità degli stessi, avendo noi una certa inesperienza nella gestione del conflitto che va di pari passo con la nostra scarsa familiarità nella gestione del potere. Naturalmente qui non si tratta di relazioni amicali o affettive, ma di pratiche a-sentimentali in cui gruppi di donne si impegnano insieme a raggiungere un obiettivo. E nel raggiungerlo mettono in atto buone prassi… ma quali? In effetti io non credo che le donne siano riuscite a mettere a punto una loro specifica prassi: se lo avessimo fatto, non avremmo i noti problemi da carenza di lobbying, e non saremmo ancora così lontane dalle stanze dei bottoni. Qualche giorno fa mi ha colpito molto rileggere un’intervista di Manuela Fraire …

Se la sicurezza è un lusso

Ho avuto il piacere di ricevere uno dei dieci mila Vademecum per la Sicurezza presentato qualche giorno fa nella Sala del Campidoglio dal Gianni Alemanno e distribuito alle donne romane che volessero sentirsi più sicure. Leggo subito sulla copertina (rosa): Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci. E io che pensavo che la sicurezza fosse invece il minimo sindacale! Per tutti, dico. Uomini, e anche donne. e invece no. È un lusso. Così, avida di consigli, sfoglio con interesse questo bignamino dell’autodifesa. A pagina 4, preceduto da una serie di fotoritratti di donne che evidentemente hanno appoggiato con entusiasmo il documento, mi viene subito presentata l’insidiosa bolgia metropolitana in cui io, sfigata e debole femmina, devo sopravvivere. Una bolgia in cui immigrati di razze diverse in cerca di casa e di lavoro si riversano nelle periferie… e io già mi vedo masse equine, bovine, ovine o suine provenienti da Africa, Sudamerica, Asia che si riversano per le strade dell’Urbe! Devo arrivare a pagina 9 per leggere i Consigli da donna a donna dell’Onorevole …

donne che odiano le donne

Quasi 150 commenti in meno di un giorno non sono uno scherzo. Vuol dire proprio che la lettera scritta dal direttore di Vanity Fair Luca Dini Donne che odiano le mamme, ha punto sul vivo. Senza contare il coro scandalizzato e risentito che si è sollevato sui Social Network. Non vorrei turbare questa unanime comunione di donne, ma a me, la lettera di Dini è piaciuta. O meglio se devo fare qualche appunto, questo non va nella direzione più condivisa. Forse da un po’ fastidio che lo dica un uomo che le donne si fanno la guerra, anche se sembra che sia uno dei pochi, rarissimi, uomini che vede la maternità delle sue collaboratrici come una ricchezza e non come un calo di produttività. Il fatto è, e questo è il primo appunto, che le 800 mila donne che ogni anno abbandonano il lavoro in seguito alla maternità, fotografano un altro mondo (e altre relazioni con i colleghi e le colleghe), e invece di basarsi su due lettere acide arrivate in redazione, bisognerebbe parlare di …

l’educazione sentimentale

Mi sto preparando all’evento blog del 21 giugno #donnexdonne sui social network alla ricerca di buone prassi al femminile. Per la verità, non so se le prassi possano essere buone o cattive, forse sono solo efficaci o meno. Forse possono essere valutate solo in base alla loro capacità di raggiungere il risultato e non in base al loro valore etico. Che pure, di per sé, ha la sua importanza. In questo senso, una delle prassi femminili più praticate quando si tratta di affrontare conflitti o problematiche che normalmente si presentano nel mondo del lavoro o delle relazioni, è quella di tirar fuori dal cilindro la carta sentimento. Nessuno più delle donne porta la sua vita intima eo familiare nei luoghi di lavoro. Nessuno più delle donne usa il ricatto sentimentale per difendersi o difendere la proprie azioni (avete presente la passiva attiva agressiva nella Manhattan di Woody Allen?). Faccio questa riflessione perché negli ultimi mesi ho vissuto da vicino un forte conflitto tra donne che lavoravano insieme a un progetto comune. Nei momenti topici, quelli …

il richiamo del padrone

Sarà anche una non notizia, ma il fatto che Urso, Ronchi e Scalia abbiano lasciato Fli per tornare nelle braccia del padrone, mi ha, almeno, mosso il sopracciglio. Non che io mi stupisca degli andirivieni della politica (con la “p” minuscola), piuttosto mi rassegno allo sconcerto che sempre mi provoca una così diffusa incapacità di disubbidienza. Come presi da un innato istinto all’omologazione, dovunque mi giri, sarà mai possibile che sia così difficile avere il coraggio di intraprendere una strada nuova? Di gridare, come dicevo qualche post fa, fuori dal coro? Qualcuno mi ha detto che è puro calcolo politico. Sarà. Io credo piuttosto che uno degli effetti devastanti della cultura degli ultimi decenni (berlusconismo?) sia quello di aver accarezzato, e nutrito, una delle nostre patologie endemiche: quella di avere una certa tendenza alla dottrina secondo cui si sta tutti e tutte, acriticamente, o da una parte o dall’altra e, va da sé, con una smaccata preferenza per il carro più affollato, esattamente come si tifa di più per la squadra che ha più trofei. …

se i sogni son desideri

Sono in viaggio e volutamente senza connessione. Ma qua e là, di tanto in tanto, il vento delle news arriva anche a me. Un po’ in ritardo forse, ma arriva. Così ho visto solo ora gli spot che annunciano l’evento di Siena di SeNonOraQuando. Forse mi sbaglio, ma ne ho letto solo commenti entusiasti che esaltano l’ironia, la leggerezza, la gioia per quel mondo buono che vi è rappresentato. Il mondo che vorrebbe, e idealmente sogna, SNOQ. Tutte felici e contente, a quanto pare. Ma la voce di Ipazia è, per natura, fuori dal coro. Anzi, più il coro canta compatto e ubbidiente, maggiori sono le sue spinte radicali. Perché io non riesco proprio ad essere contenta se una donna che si appresta ad affrontare il periodo di maternità si ritrova circondata da generosi colleghi disposti a dividersi tra loro il suo carico di lavoro. Come non riesco a felicitarmi se la stessa donna con passeggino, davanti a un’insormontabile scalinata, viene aiutata da una folla gonfia di compassione. Sarà perché nel mio sogno di mondo …