Month: agosto 2011

se non ora, quando? domani… forse

Sarà perché io le vacanze le ho fatte a giugno, ma questa mi è sembrata proprio una lunga estate calda. Un’estate in cui le cose dette e messe sul fuoco sono state tante, anche per le donne. Francamente mi ha un poco preoccupato la voce bassa, se non il timido silenzio, di Se non ora, quando?. Passino i tonfi in borsa, passi la crisi mondiale e la paura di recessione globale, ma arrivate all’11 agosto, giorno della drammatica Riunione alla Commissione Bilancio della camera, con l’esemplare intervento di Giovanni Reguzzoni, ancora nulla e allora ho inviato il mio post alla loro pagina FB e al sito. Ne è seguito (solo temporalmente) un post-comunicato a cui rispondevano molti commenti di donne che chiedevano una posizione più esplicita e ferma da parte del movimento. Poi, evidentemente, il caldo ha rispedito tutte sotto l’ombrellone finché il 17 agosto arriva la lettera di Letizia Moratti al Corriere della Sera, a cui è seguita quella di Chicca Olivetti (che di Moratti era a fianco anche durante la campagna milanese) e, dulcis in fundo, …

Quell’Italia fuori dal comune

Sabato pomeriggio mi sono ritrovata a Malgrate, in Lunigiana. È uno dei tanti borghi di pietra che d’estate sembra racchiuso in una perfezione quasi cinematografica. Varcato l’arco, a parte il solito gatto, normalmente non si muove una foglia, ma sabato pomeriggio appunto, la piazza antistante il Castello Malaspina, era occupata da tavolate e panche. Dalla penombra delle case usciva qua e là un vociare di donne. Poi qualcuna usciva, con qualche pentola e padella in mano, e per la verità qualcun’altra arrivava, sempre con le mani occupate. Ho scoperto così che le donne malgratesi stavano preparando la cena per la Festa di fine estate che ogni anno riunisce intorno al tavolo l’intera comunità. «In quanti siete?», ho chiesto. «Non più di 150, poi qualcuno porta sempre un amico», mi hanno risposto. Perché a Malgrate sono veramente pochi, anche se le strade fanno eco a nomi di cittadini illustri come Bonaventura Pistofilo, poeta e amico dell’Ariosto, Silvestro Landini, segretario di Sant’Ignazio di Loyola, e Giovanni Antonio da Faye, singolare figura di speziale e autore di una …

il prezzo della bellezza

Sono 75 mila in tutta Italia. Giovanissime, e la più parte lo fa, dicono, per pagarsi gli studi o, semplicemente, per guadagnare “facile”, e soprattutto molto di più di quello che offrirebbe un qualsiasi impiego precario. Sulle webcamgirl, c’è persino chi ci ha scritto un manuale, anche perché il fenomeno è in ascesa, con tanto di forum e annunci lavoro (mi spiace, ma questa volta i link non li metto). Farlo è facile, tanto che a scuola le ragazzine hanno cominciato a farlo per scherzo, per gioco. Ma in modo intuitivo hanno già bello che capito, e messo in pratica, ciò che il professor emerito Daniel S. Hamermesh, spiega nel suo libro Beauty Pays (La bellezza paga) presentato a giugno al Festival dell’Economia. Sì, dell’Economia, perché la bellezza, come sottolinea anche un articolo su La Stampa di oggi, ha un valore monetario: si guadagna di più, si sposano uomini con redditi più alti, si ottengono più facilmente i mutui in banca. Da instancabile idealista, ero rimasta all’ideale dostoevskiano di Bellezza, ma davvero una cosa non …

un fisco bestiale

Leggevo oggi l’intervista al misterioso Johannes Buckler sul nuovo Vanity Fair. Paladino degli indignati per l’evasione fiscale, a un certo punto afferma che il cambiamento culturale per un nuovo, e più giusto, rapporto con il fisco sarebbe più veloce se lo guidassero le donne. «Hanno la capacità e il cuore che serve nei momenti difficili». Grazie, Johannes. Sei molto caro. Poi, navigando in rete per approfondire una notizia, scopro che due giorni fa sedici super ricchi francesi (la lista la trovate sotto, con uomini e donne), hanno mandato anche loro una lettera ufficiale in cui chiedevano di essere tassati (une contribution exceptionelle) per contribuire secondo le loro straordinarie capacità al momento di crisi, avendo goduto pienamente di un modello francese ed europeo. Il desiderio di pagare un surplus di tasse è tale che quanto oggi il governo francese ha proposto una supertassa del 3 per cento, Claude Perdriel, cofondatore de Le Nouvel Observateur, ha dichiarato: «Pour le moment, c’est ridicule». Credo che non ci sia bisogno di traduzioni. Ecco qui, tanto per dire che, noi femmine-tirate-fuori-dal-cilindro- solo-nei-momenti-di-difficoltà …

nel nome del padre

Questa mattina il buongiorno giornalistico me lo ha dato Vittorio Sgarbi (pensate che fortuna). Ieri la Corte d’Appello gli ha attribuito legalmente il terzo figlio, una ragazzina di 12 anni, avuta con una donna che lavorava a Mediaset a seguito di un rapporto sessuale consumato in camerino. I particolari ovviamente li ha forniti il suddetto gentiluomo. Il nuovo padre ha salutato la sua nuova figlia, che per altro conosce benissimo, con un augurio per un futuro migliore: chiudersi in convento a meditare. Il critico d’arte e opinionista nel frattempo, potrà continuare ad andare in giro a fecondare altre donne, poiché, come ha lui stesso dichiarato, non usa alcun anticoncezionale non volendo togliersi la possibilità di diventare padre (ha sei o sette figli in giro, dice). Ora, fatto salvo che, se esistesse un’Associazione dei Padri, consiglierei loro di far presente a Sgarbi che diventare padre più che una possibilità è forse una scelta, suggerendo altresì di evitare che un uomo, qualsiasi uomo, possa ridurre il ruolo di padre a un assegno mensile, ancorché cospicuo, qualcosa alle …

poveraccio sarà lei

Evidentemente è una parola che ama molto. Il sostantivo poveraccio deve avere per Umberto Bossi una potenza evocativa tutta sua, e anche una capacità di inclusione sociale straordinaria. Una volta, dal palco dei comizi, i politici si vantavano di difendere le fasce deboli della popolazione. I lavoratori dipendenti a basso reddito, gli anziani e i pensionati, i disoccupati, i giovani precari… Oggi, con un colpo di mano forse dovuto al caldo ferragostano, ecco che, dalla gente che lavora alle donne (ora categoria indistinta e omnicomprensiva), tutti sono finiti in un’unica definitiva sostantivazione: poveracci. Prima durante il comizio a Ponte di Legno ha urlato: « Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l’economia si sviluppa dal basso» e ancora: «faremo un emendamento per salvare i poveracci che non devono pagare due volte le tasse (si riferiva alla tassa di solidarietà)». Poi replica ad Alzano Lombardo: «Non si possono toccare i soldi di gente che ha lavorato, delle donne. Non si mettano le mani in tasca a dei poveracci». Per …

la tra(n)sformazione di Piero Marrazzo

Si tratta di un argomento delicato. Avrei voluto non trattarlo, ma davvero l’ho sentito dire troppe volte nelle aperture dei telegiornali e strillare nelle notizie di agenzia. L’intervista di Concita De Gregorio a Piero Marrazzo pubblicata ieri su Repubblica è molto bella. Non che ne afferri appieno l’utilità giornalistica: mi sembra di intuire che ci sia tra le righe un qualche messaggio trasversale e politico, delle scuse dovute perché pubbliche, una catarsi mediatica. Ma davvero, non ho capito. E forse nemmeno mi interessa. Al contrario di Marrazzo non penso che l’attrazione verso un trans sia da considerarsi una fragilità o una debolezza. È semmai, nella mia modesta opinione, uno dei tanti e diversi gusti sessuali, gusti di cui non bisogna rendere conto a nessuno (se non a se stesso e alla famiglia se ce n’è una), e quindi ritengo le sue scuse pubbliche per questa supposta debolezza, fuori contesto. Tuttavia, una frase sparata a mille su tutti i media mi tormenta. Perché Marrazzo avrebbe detto, e così è scritto nell’intervista, che: «I transessuali sono donne …

figli a carico

Continuano a sfilarmi davanti i video e le immagini degli scontri di Londra. Quando non sono immortalati mentre scappano da un supermercato, escono dal Tribunale insieme alla mamma. Vedo ragazzini che indossano tute Adidas, pantaloni-felpa con elastico dello slip in vista e scarpe All Star coordinate. Potrebbe essere mio figlio, penso. La maggior parte sono minorenni, e pure rampolli di buona famiglia. Altri è pur vero, sono figli di madri sole, che l’hanno avuti a 14 o 15 anni, se va bene, e ora non hanno neanche la forza fisica di riprenderli. «Non siamo una famiglia perfetta», ha detto un genitore braccato dai reporter all’uscita di un’udienza. Eppure davanti a un ragazzino o a una ragazzina disposti a tutto per accapparrarsi una tv al plasma o l’ultimo modello di cellulare (che manco gli serviva) non riesco a non farmi prendere dallo sgomento. Anch’io talvolta, come madre, quando vedo che mio figlio fa e dice cose che mai vorrei facesse o dicesse, mi chiedo: ma dove ho sbagliato? Sono stata attenta, mi dico. Pochissima televisione, niente …

la condanna delle donne

Avviso ai naviganti. Questo sarà un post incazzato. Ho provato a farmi sbollire la rabbia affogandola dentro una rilettura del prossimo cartellone dei teatri palermitani e consolandomi con l’ascolto del discorso, buon ultimo, di Emma Bonino alla Commissione Bilancio in Parlamento. Ovviamente in rete non lo troverete, mentre ci sono, tutti, gli interventi illuminanti di Tremonti, Bersani, Di Pietro e Don Alfano. Ci hanno risparmiato l’intervento anni Cinquanta di Marco Giovanni Reguzzoni, imprenditore del grande nord classe 1971, capogruppo alla Camera  della Lega, non a caso il partito più maschilista d’Italia, che per trovare una donna nelle loro liste bisogna scandagliare nelle loro, ben nascoste, abitudini sessuali. Ops… scusate. Dimenticavo che loro sono quelli che ce l’hanno duro. Eppure il discorso di Reguzzoni bisognava sentirlo. Noi donne sicuramente tutte, in special modo le movimentiste di Se non ora quando che forse, sarebbe il caso lo dicessero ora, ora che certa gente sta mettendo le mani dentro le tasche del nostro futuro, ora e una volta per tutte: nessun voto di donna sia dato alla Lega. …

chi evade è un parassita

Mi era giunta all’orecchio la notizia e ieri sera ho sentito distrattamente rimbalzare lo slogan dalla televisione accesa: «Chi evade le tasse è un parassita», recita lo spot anti evasione fiscale voluto dall’Agenzia dell’Entrate Ministero dell’Economia. L’ho cercato dappertutto per vederlo meglio. Di solito su YouTube dopo 40 secondi dall’emissione di un video c’è tutto. Ma proprio tutto. E invece niente. Poi ho fatto una ricerca su Google e ne ho ricavato la ri-notizia fotocopia data dal Corriere della Sera sezione Economia e da altri quotidiani, ma niente di più. E poi mi sono chiesta: ma perché hanno cominciato a diffondere una campagna di comunicazione alla vigilia di Ferragosto? Pensano forse che gli anziani soli rimasti in città impallati davanti alla televisione a guardarsi la 32esima replica di Don Camillo e Peppone siano degli evasori incalliti? Oppure confidano nelle ubique potenzialità del satellite che giunge indisturbato fino a paradisi fiscali come Bahamas o Antigua? Il comunicato dell’Agenzia delle Entrate dice che si useranno solo spazi di diffusione gratuiti. Da ciò deduco che la campagna firmata …