Month: Agosto 2011

libertà o libertina

Ieri, tra i quattro provvedimenti anti crisi e anti speculazione annunciati dalla strana coppia Belusconi-Tremonti c’era anche l’introduzione nella Costituzione del principio della libertà di fare tutto quello che la stessa Carta non nega espressamente. Si tratta di una grande libertà concessa alle aziende, secondo i dettami più spinti del liberismo, e di una pericolosa riduzione di libertà per chi questo “facciounpòquelcazzochemipare” inevitabilmente lo subirà. Per loro, la libertà non sarà altro che un diminutivo, una libertina appunto, con pali e paletti che segneranno i confini di una condizione che li vedrà indeboliti nella loro possibilità di contrattare. Mentre facevo queste considerazioni su Twitter leggevo Federico Rampini che indicava ciò che oggi spiega in modo più approfondito in un bell’articolo su Repubblica: il commissariamento dell’Italia da parte di UE e Stati Uniti d’America. Alla faccia di chi gridava al governo tecnico di transizione come all’abdicazione della politica (il valletto Angelino Alfano), ecco che anche la libertà del nostro Paese si è fatta più piccola. Appare chiaro che l’Italia non è più nella posizione di decidere …

l’abito di Angela

Angela Merkel ha indossato lo stesso abito per quattro volte di fila durante le sue soirées a Salisburgo. I giornalisti l’hanno subito notato e, quel che è meglio, credo l’abbiano notato anche le donne gli uomini non giornalisti che l’hanno vista fotografata e ampiamente didascalizzata. Perché il riciclo dell’abito è cosa normale, lo sappiamo. Nelle società evolute, che poi erano quelle contadine, si aveva un vestito buono per le occasioni speciali e l’altro per le faccende quotidiane. Così, Angela Merkel, che ha avuto quattro occasioni speciali una dopo l’altra, ha messo il (solito) vestito buono. La cosa potrà fare orrore a una come Daniela Santanché che ama attraversare la piazza di Palazzo Montecitorio con i suoi immancabili tacchi a spillo (che, sempre secondo la deputata, logorano chi non ce l’ha) e che ieri l’altro, dopo la seduta per la disastrosa situazione economica in cui versa il nostro Paese, rispondeva alla giornalista di La7 con borsa e busta di Hermés arancio coordinate, camicia stampata e orecchini d’oro ben in vista, ma  per noi, questa normalità, ha …

no woman no party

Quale infinita tristezza. Concentrato di mediocrità, di mancanza di idee, di decenza. Odore di muffa e di noia. Più che di vacanze, come molti si affrettano a scrivere oggi. Ho seguito tutto il dibattito alla Camera. Di quello al Senato ho visto di strascico Rutelli, poi ho avuto pietà di me. Nessuna donna ovviamente. Più della metà del Paese che non parla. Sta seduta e ascolta. L’altra metà forse mercanteggia, stabilisce un prezzo, misura la propria convenienza: è la nuova declinazione della responsabilità nazionale. Altro che vacanza, altro che festa. No woman, no party. Non è la soluzione finale, e nemmeno quella totale, ma potrebbe essere l’inizio. Non vorrei rispolverare The Gender Equality Project, il Cedaw, o le ricerche Goldman Sachs, potete sempre andarli a vedere (anche in questo blog). Certo, un colpo di reni qualcuno avrebbe potuto averlo: tipo lavoriamo ad agosto e mettiamo le basi per una nuova legge elettorale. Qualcuno poteva anche essere una donna: vi fanno stare sedute, ma mica vi hanno ancora tagliato la lingua. Quando è che ci svegliamo? …

responsabilità illimitata

Ieri ho visto, tutto d’un fiato, i film The Tree of Life di Terrence Malick e Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne. Non era in programma, ma così è stato. Succedono cose strane quando si passa da una visione ad un’altra, senza troppa decantazione, e soprattutto di due opere così importanti. Come se la scia del primo rimanesse impigliata nella retina e ti guidasse nel secondo. Associazioni improbabili, somiglianze impossibili, combinazioni incerte. Tant’è. La prima cosa che ho detto uscita dalle sale è stata: «Sean Penn è molto più figo di Brad Pitt». La seconda: «Cari maschietti, mi sa che siete messi maluccio». Maluccio era per essere gentile. Se avessi usato la trama-metafora dei Dardenne avrei più chiaramente detto che se i maschi di oggi hanno un problema, questo problema si chiama responsabilità. O meglio, l’incapacità di prendersi la Responsabilità. Della vita e dei figli, che poi in fondo è la stessa cosa (chi trovasse azzardato questo paragone può tornare a leggere il post I giorni della Memoria in cui Moria Maknouz spiegava …