Month: settembre 2011

la voce dei numeri

Unmilioneduecentodiecimilaquattrocentosessantasei. Tanti sono i firmatari del referendum che chiede l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, detta anche Porcellum. Numeri che fanno pensare, numeri che raccontano di un’Italia migliore, più seria, colta e responsabile, dei suoi rappresentanti a Palazzo. Ieri sera guardavo e ascoltavo i cittadini di Parma. Anche loro numeri, e non nomi e cognomi di quelli – e quelle – che riempiono le pagine dei giornali. Solo numeri in piazza ogni giorno da mesi. «È così che bisogna fare», diceva una signora bionda: perché se la politica, disillude, non è questa una buona ragione per abbassare ancor di più il prezzo, e la dignità, delle nostre, di vite. Della nostra, di politica. Una politica che le donne devono ancora prendere in mano. Scrissi il 17 giugno nel post Una legge uguale per tutte che la battaglia sul rinnovo della legge elettorale era una battaglia prioritaria per le donne. Una battaglia che si poteva guidare da protagoniste. Alla vigilia di Siena scrissi più volte della differenza determinante tra la libertà di scegliere e la libertà di essere …

la principessa cenerontola

Già una principessa che non vuole indossare le scarpette di cristallo perché fanno sudare i piedi mi sta simpatica per principio. Figurarsi quando si incensa dandosi della “genia” (e perché non possiamo essere dei geni anche noi principesse?), o quando liquida la Bella Addormentata dicendo che non si sveglia nemmeno a secchiate! Ecco la principessa Cenerontola: avevo chiesto a Davide Nonino di mandarmi una demo del libro in questi giorni nelle librerie perché avevo annusato odor di disubbidienza e sovvertimento delle convenzioni di genere. Ed è così, per cui, anche se di bambini non parlo mai in questo blog, ho deciso di raccontarlo, di farlo leggero al mio bambino e di suggerirlo a tutte le madri di figlie femmine. Destituire i falsi messaggi/ruoli, costruiti da altrettanto falsi modelli maschili e femminili, credo che sia una missione educativa da compiere fin dall’età scolare. Soprattutto oggi che il bombardamento mediatico si concentra anche sui nostri figli siringando modelli, e prodotti (tipo il reggiseno imbottito per le bimbe di 7/10 anni) discutibili. E poi perché le parole sono importanti …

scegliere la causa delle donne

La riflessione, è quella delle più semplici. Perché ognuna di noi, quando si trova davanti a un problema da risolvere, cerca di adottare strategie già rivelatesi vincenti. Così, il progetto di Choisir la cause des femmes (Scegliere la causa delle donne), storica associazione femminista francese (tra le fondatrici anche Simone De Bouvoir e il premio nobel Jacques Monod), nelle sue prime enunciazioni già appare di assoluto buon senso: riunire, in una sorta di bouquet legislativo, le 14 leggi d’Europa migliori per le donne. Perché se è vero che non si può pretendere che l’Europa faccia al nostro posto, è vero che si può guardare all’Europa e alle sue eccellenze, per ispirarsi e migliorarsi, risparmiando tempo ed energie. Una buona prassi che Choisir sta promuovendo dal 2006, anni non solo di studi, ma anche di incontri e di relazioni per promuovere una Clausola, ovvero una procedura che possa essere accettata da tutti i Paesi Europei. Per tutte le donne europee. Forse sembrerà strano parlare di Europa in questi termini e in questi giorni, ma le parole …

è la sinistra, bellezza!

Finalmente una buona notizia. Ci sono voluti un poco di anni e qualche batosta elettorale, ma poi anche Letizia Moratti l’ha capita, la crescita del Paese passa attraverso una maggiore, e migliore, occupazione delle donne (pensate ci sono dati internazionali!). Ancora, il nostro Paese deve scoprire una cultura al femminile, anche bipartisan. E poi, welfare, conciliazione, flessibilità… musica per le mie orecchie! Non ci credete? Andatevi a vedere i video su YouTube che raccontano quello che è stato definito Il Ritorno di Letizia Moratti o il comunicato stampa sull’apposita pagina FB dal significativo titolo Con le donne per crescere. Non ha perso tempo donna Letizia. Dimostrando un vero fiuto politico, la donna che non ha mai messo una donna in un consiglio di amministrazione è diventata paladina delle questioni femminili. Con tanto di tavoli tematici, dalla salute alla meritocrazia (e smettiamola con queste prestazioni sessuali che ti garantiscono il posto da assessore o ministro!) che saranno sviluppati dalle donne in Rete. Che dire… benvenuta! D’altra parte, che le quote di potere siano ancora più importanti delle quote …

donne prese nella Rete

Innanzi tutto devo dire che mi aspettavo una partecipazione maggiore. Poi ho cominciato a pensare che molte blogger che avrebbero voluto esserci non erano riuscite a dividersi tra un inserimento all’asilo e un evento al Social Media Week: ecco il primo effetto collaterale di Le Donne Fanno Rete organizzato da la27esimaOra, il blog al femminile de Il Corriere della Sera. Devo anche dire che io sono andata a questo evento aspettandomi risposte alle riflessioni fatte nel post Donne e politica 2.0 e in parte, devo dire che l’ho avute. Così in questo blog accennerò più agli aspetti di relazione e sociopolitici della presenza delle donne in Rete, tralasciando l’aspetto imprenditoriale pur interessante (ma non si può mica far tutto!). Ultima premessa infine, se scrivo qui è perché alla fine della conferenza non c’è stata alcuna possibilità di dibattito. E devo dire che, visto il titolo e vista la natura del fenomeno donne-in-Rete, non è mancanza da poco. La 27esimaOra è un bel blog nato dopo l’8 marzo di quest’anno in cui scrivono 15 firme del …

Woman in art

Le immagini dicono molto di più di mille parole. Ma l’immagine della donna e dell’universo femminile restituita dai media e dalla pubblicità è spesso stereotipata, quando non distorta o mortificante. Così, in questi anni ho iniziato, con il mio precedente blog Ipazia, a raccogliere i lavori di artiste contemporanee intorno ai temi legati al femminile. L’idea era quella di giocare su due fronti: quello dell’attualità delle tematiche “rosa”, dalla maternità al lavoro, dalla solitudine domestica ai rapporti con l’altro sesso, fino alla violenza, e quello della forza visionaria e provocatoria di alcune opere d’arte contemporanea spesso firmate da artiste donne. Il risultato, in continuo aggiornamento, è una sorta di carosello di opere straordinarie che regalano uno sguardo vero e originale su maternità, amore, solitudine, lavori domestici, lavoro. Insomma, sulle donne in carne e ossa. Con un vissuto reale, vicino al quotidiano e non edulcorato da esigenze mediatiche o pubblicitarie. Un punto di vista altro, che vuole essere anche un omaggio alla coraggiosa intelligenza delle donne. Capaci di guardarsi dentro come nessun altro. Senza retorica, sovrastrutture di plastica o falsi abbellimenti. Per vedere l’intera galleria clicca qui.

maschilismo in onda

L’ho cercata come un topo da biblioteca e alla fine l’ho trovata. La puntata di Anno Zero in cui erano presenti, insieme, Luisella Costamagna e Luca Telese, ex coppia conduttrice del talk su La7,  In Onda.  Mi ricordavo che qualcosa mi aveva dato sommamente fastidio, così, verso il minuto 24, ecco il dialogo incriminato. Perchè dopo il benvenuto ai conduttori di Michele Santoro. Telese se ne esce con un: «è emozionata, si è messa pure la minigonna del liceo… se Alessandro la inquadra..». In quell’occasione, la difesa d’ufficio la fece il padrone di casa, etichettando Telese come «deprimente», per il suo aspetto forse, ma anche per la sua inutile battuta. Perché nessuno stava dibattendo sull’emotività della Costamagna, tantomeno sul suo abbigliamento, ma tant’è, Luca Telese scelse di abbandonarsi a commenti personali invece di prendere atto che Santoro stava semplicemente presentando due validi professionisti, di cui uno, e mi spiace per Telese, era una (bella) donna. La cifra giornalistica vincente di In Onda è stata senza dubbio quel battibeccare fra i due conduttori che dava vigore …

tutte le donne del presidente

E anche l’orgoglio di Manuela Arcuri è durato poco. Pare che volesse essere solo sicura di avere una caparra sostanziosa. Poi, niente che non potesse rientrare  nella trattativa. Tanto al chilo. Perché in fondo, il Presidente pare essere sicuro che per ogni cosa c’è un prezzo. Basta scegliere. Dall’infinito catalogo della televisione, dell’avanspettacolo, delle feste a base di coca, della strada. Se qualcuna gli garba, chiede ai suoi amici fidati di procurargliela, ma è sicuro che arriverà. Da Parigi, dal sud, dal nord, ammogliata, fidanzata, figlia o madre. L’Italia è solo un immenso bordello a sua disposizione diviso, in modo grossolano ma efficace, in chiavabili o non chiavabili. Mesi fa scrissi un post, La zoccola dura della modernità, e speravo fosse l’unico, l’ultimo. Sono donna, madre, moglie, lavoratrice (non necessariamente in quest’ordine) e non mi va di essere considerata a disposizione. Tantomeno definita inchiavabile da uno… e lascio perdere. Ma come è possibile che non sia considerato come un grave danno al Paese questa riduzione a carne da bordello di metà delle risorse umane e …

donne e politica 2.0

La prossima settimana sarà densa di appuntamenti a topic trasversale: donne, politica e web. Il Social Media Week di Milano dedicherà vari appuntamenti al tema, ma il 24 settembre Milano ospiterà anche il Mom Camp (che in ogni caso richiama una delle lobby più potenti nel web,  le mamme), che farà da apripista all’evento organizzato a Bologna da GGDBologna e Donne Pensanti e, a fine ottobre al Feminist Blog Camp. Le associazioni femminili e le donne singole sono molte attive in rete, si sa. Qualcuno pensa che questo non sia un tratto positivo, perché descriverebbe ancora una donna che parla dal focolare domestico, aiutata da una tecnologia amica, quella sì, ma con l’ingrato compito di sopperire alla mancata possibilità di essere realmente e fisicamente presente nelle stanze dei bottoni. È una considerazione su cui bisognerebbe riflettere. Perché davvero, per le donne, la comunione in Rete di iniziative e programmi è cosa importante. E se la forza della Rete si rivelasse un bluff, un palliativo per ambizioni, magari politiche, mancate, sarebbe grave. Non che io non …

sono solo barzellette

Avevo un docente alla mia Facoltà di Architettura, uno di quelli capaci di illuminarti con una frase che ti porti dietro per tutta la vita. Si chiamava, e si chiama, Tomàs Maldonado e ha scritto libri bellissimi e profetici, per tutti non solo per architetti, come La Speranza Progettuale. L’ha scritto nel 1970, ma letto oggi non ha perso la sua attualità. Come non ha perso d’attualità la sua riflessione intorno all’insidia che si nasconde dietro un certo linguaggio dei media. Perché in una società ridotta a barzelletta, il passo da il ridere al deridere è molto breve. È una cosa che si impara da bambini, dalla lettura delle favole e racconti per l’infanzia, e che ci ha insegnato la storia. Non a caso le barzellette sugli ebrei sono ancora oggi uno dei principali combustibili dell’antisemitismo e, anche per i disabili, i malati di mente, gli omosessuali, la costruzione dell’odio e della loro negazione e segregazione è sempre cominciata con simpatici aneddoti. Perchè per rimuovere il prossimo come altro da noi, per non consideralo più …