Month: novembre 2011

buon compleanno Ipazia

Un anno fa scrivevo Cominciamo così. “Così”, che era poi un modo per sciogliere il ghiaccio, per vedere cosa succedeva se buttavo un sassolino nel mare del web. “Così”, era un po’ anche il “foglio del come” di cui parla Maurizio Crozza quanto tira in ballo il Partito dei Carini, e mi viene da ridere, o da sorridere, perché davvero dopo averci pensato per alcune settimane, mi sono messa scrivere post non sapendo minimamente dove stavo andando, ma certa del mio desiderio di mettermi in viaggio. Ed è strano perché io raramente mi volgo indietro e detesto pure gli anniversari, segni del tempo che passa e che non è più. Eppure qui, in queste pagine, i mesi trascorsi hanno intessuto, trama e ordito, legami nuovi e pensieri condivisi. Ho spesso definito queste pagine una sorta di seduta collettiva davanti al riflesso specchiato di noi stesse. In mezzo, tra noi e il riflesso di noi, la rabbia e il talento (spesso frustrato), l’invidia e la generosità, l’intransigenza e la compassione. Madri e figlie, donne e compagne, …

chi paga la piazza

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire. Più cieco di chi ha gli occhi foderati di prosciutto. Era dura non accorgersi di quello che stava succedendo nel Paese da un anno a questa parte, eppure c’è chi c’è riuscito. Sono rimasta attonita dalla corrispondenza che ha seguito la Lettera per la Mobilitazione dell’11 dicembre di Snoq. Su 19 commenti, che sono comunque pochi per il sito di un movimento che ha portato in piazza milioni di donne, pochi erano quelli di condivisione. Lascio a voi la lettura, soprattutto delle lettere lasciate dal Comitato Toscano e da Paola M, illuminanti. Ma soprattutto, nulla che non fosse già stato detto, e chiesto, prima. Chi siete. Come decidete. Cosa volete fare. Chi volete rappresentare. Quali sono gli obiettivi. Ancora oggi Snoq ci dice chi non è («Non essendo SNOQ né un partito né un’associazione formalmente costituita non è nei nostri poteri né nei nostri desideri decidere noi per tutte), ma si guarda bene di dirci chi è. Ci dice che cosa propone per sé («Quella in …

donne come me

Alla notizia delle tre donne ministre inserite nel goerno Monti, e in ministeri così importanti, il web è impazzito. Davvero sembrava che le donne al governo non ci fossero mai state prima. E non è così, lo sappiamo. Eppure l’entusiasmo per la nomina di Anna Maria Cancellieri a ministra degli Interni, di Elsa Fornero a ministra del Lavoro con delega alle Pari Opportunità, e di Paola Severino alla Giustizia,  è sembrata uno squarcio di luce dopo il buio. Che strano, ho pensato. Quale torto ci è stato fatto in questi anni se avevamo smarrito persino la capacità di riconoscerci nelle nostre compagne. Quale offesa ai nostri talenti e intelligenze. Quale perdita di senso del noi. Loro invece, le tre ministre, sembrano proprio donne come me. Come noi. Buon lavoro.

non siamo foche monache

E alla fine, per dimostrare forse la sua assennata lungimiranza, la sua volontà di ascoltare il Paese tutto, il senatore a vita incaricato di costituire il Governo della Salvezza Mario Monti, afferma che ascolterà le delegazione delle donne e dei giovani. Personalmente non ho alcuna riserva verso l’incarico a Monti, davvero, ma questa dichiarazione mi ha fatto saltare sulla sedia. Nel turbinio di notizie che gira per la Rete, ad un certo punto pareva che fosse una delegazione di Snoq, ad andare al Quirinale. Ora leggo che forse noi donne saremo rappresentate dalla Consigliera Nazionale Pari Opportunità Alessandra Servidori. Noi donne quindi. Noi donne trattate come una delle tante categorie a parte, come cittadine di serie B che evidentemente non possono essere rappresentate al pari e dentro i partiti e le altre istituzioni, ma in delegazioni particolari. Che siamo, mi sono detta, foche monache? È possibile che non ci accorgiamo che accettare un simile atteggiamento significa avvallare una cultura discriminatoria che mette le donne, ancora una volta, a contorno, ai margini, delle istituzioni e dei …

tutte insieme, democraticamente

Si dice che i tempi di crisi siano anche i tempi di maggior fecondità creativa. Forse perché laddove non arrivano soldi e potere, arrivano idee e volontà. E sarà un caso, ne ho parlato spesso in questo blog, è sempre in tempi di crisi che giunge puntuale la chiamata alle donne. Ed eccoci qui, dunque. A offrire il nostro punto di vista, ad aprire finalmente nuove prospettive. Tutto ciò ci costerà fatica, lo sappiamo. Spesso incapaci come siamo, mi ha detto recentemente un’amica, di passarci la palla, dato che nessuno ci ha insegnato a giocare a calcio. Anzi, il calcio il più delle volte lo odiamo e dovremmo chiederci il perché. In ogni caso, qualcuno ci prova. Le donne di #2eurox10leggi ci stanno provando. In fondo a questo post troverete le persone che hanno collaborato fin dall’inizio. Credo che un profondo grazie vada loro trasmesso. Prima di iniziare a dare il contributo a questo Blogging Day 11.11.11 che intende celebrare l’inizio di un percorso fatto di confronti e incontri. Tra donne e uomini, si spera. …

tempo scaduto

Ieri sera, durante una piacevole conversazione tra donne, una cara amica scrittrice mi ha pungolato con un’acuta riflessione. «Ma siamo sicure che ci sia ancora il tempo per una politica tra donne?». Le lotte del femminismo storico italiano sappiamo come sono finite, i nostri rapporti femminili, personali e lavorativi, sono fiaccati dalla scarsa, se non nulla, abitudine a gestire le relazioni di e nel potere, e la rinascita del femminismo 2.0 è scemata ancor prima di darsi nomi e programmi. È una domanda leggittima, dico io. Se non doverosa. In queste ore stiamo colando a picco verso il baratro.  Nella testa delle italiane e degli italiani scommetto che gli ultimi pensieri vanno a temi come la democrazia paritaria, il lavoro delle donne, la distribuzione equa nei salari e nella qualifiche di tutti i lavori, compresi quelli di cura. Il tempo è scaduto, ecco. E non solo quello di questo governo. È scaduto il tempo dei quarantenni e giù di lì, a cui non è stata data la possibilità di esprimersi, sacrificati sull’altare di una gerontocrazia …

se non scelgo non voto

L’ho ri-letto questa mattina su Twitter e mi è venuto in mente un forum di Marco Travaglio del 2007 che aveva proprio questo titolo: Se non voto non scelgo. Andatelo a leggere e vedrete che non è cambiato molto da allora e forse neanche dal 1700 quando Jean Jacques Rousseau diceva, più o meno, che il popolo era libero soltanto nel momento del voto per poi tornare schiavo il giorno dopo. Ora, è ovvio che finché il nostro resterà un parlamento di nominati e non di eletti, la nostra libertà sarà annullata persino nel momento delle elezioni. E questo vale, per come sono messe le cose, ancor più per le donne che in questo momento storico stanno combattendo due battaglie parallele: quella per una reale democrazia paritaria che le veda equamente presenti in tutti i luoghi dove si decide, e quella che costruisce questa stessa presenza in virtù di scelte trasparenti e dirette. L’ho scritto tante volte, è la libertà di scegliere e non di essere scelte (un articolo ben fatto sulla condizione della rappresentanza …

la sacra famiglia

L’avrete vista anche voi. Sui quotidiani, magazine e televisioni: è la nuova pubblicità di Famiglia Cristiana. O, per farla breve, la nuova pubblicità sulla Famiglia. Sempre con la “F” maiuscola naturalmente, e sempre composta da madre, padre e due figli di cui uno piccolo da tenere in braccio. Questa famiglia, e solo questa, salverà l’Italia, poiché, è «L’unica istituzione che ancora tiene», lo dicono loro. Ora, io non vorrei rompere le solite uova nel paniere, ma, se questa è la premessa, se la nostra salvezza è affidata a questo quartetto delle meraviglie, comincio a capire il perché siam messi così male. Considerato il calo vertiginoso del numero di matrimoni (dati Istat), e comunque, di quelli che si sposano, un terzo si separa e chi può divorzia; considerato la media figli ben al di sotto dei due angeli rappresentati; e considerato la permanenza ben oltre i trentanni in casa con i genitori. Poi ci sono le coppie senza figli, le mamme senza marito, i papà senza mogli, le famiglie omosessuali e quelle composite. Ecco, sarà forse …

mal comune. mezzo gaudio. o no?

È un pò di tempo che metto da parte articoli di giornale. Li chiamo articoli-consolazione, si fa per dire, perché fanno sembrare il nostro Paese un po’ più vicino al mondo, anche se ugualmente lontano dalle donne. Quando la rivista Internazionale ha messo in copertina la storia di Sheryl Sandberg quello che mi colpì non fu tanto l’elenco dei suoi successi, quanto le considerazioni sulla società vagamente maschilista che l’aveva accompagnata nel suo percorso professionale. Durante il suo discorso alla Ted Conference del 2010 non esitò a dare i numeri del problema: le donne si laureano di più degli uomini, ma non arrivano ai vertici. Ci sono solo 9 donne capi di Stato su 190 e solo il 13 per cento di parlamentari donna, 16 di dirigenti. Che dire poi dei pettegolezzi che circondano le donne che arrivano ai vertici inficiandone le competetenze, della condanna di avere figli e dei relativi sensi di colpa, dell’atavica mancanza di punti di vista femminili dai congressi ai talk show. Pensavo fosse l’Italia e invece era la Silicon Valley. …