Month: febbraio 2012

5/20 orario continuato

Poco più di tre minuti di servizio al TG3 di questa sera. Il tempo per insinuare un dubbio, per avvertire qualcosa che non torna, un pericolo che si avvicina, ma non sai da quale parte. Vedo, e sento, donne che raccontano di alzarsi alle 4 e mezza per iniziare a lavorare alle 5. L’azienda, la Luxottica, ha consentito loro di scegliere il turno dalle 5 alle 13, e tante di loro l’hanno fatto, perché uscite da lì avevano il pomeriggio per occuparsi della casa, dei figli. Ascolto, donne stanche, donne che alle 20 crollano sul divano. Fino al mattino dopo. La notizia dell’accordo Luxottica era stata salutata come una ventata di modernità anche da Dario di Vico sul Corriere della Sera in un articolo del 15 gennaio. Allora non si faceva menzione del fatto che il costo maggiore di questa illuminata consultazione condivisa lo avrebbero pagato le donne. In un articolo di Cinzia Sasso apparso su DRepubblica qualche giorno fa invece, il sindacalista (maschio) Nicola Brancher, arriva persino a dire (e copio/incollo dall’articolo): «Chi fa …

difendere il lavoro, non i lavoratori

Sono in balia di una crisi di identità. Lo dico subito. Mi ero ormai abituata alla caduta del muro tra destra e sinistra, ma quello che è successo oggi mi ha destabilizzato. Sto cercando di metterla sul ridere. Qualche giorno fa, con una mia collega incontrata a una presentazione, si rifletteva sul cambiamento che sta subendo il lavoro, nostro compreso. Una crisi, si diceva, imputabile alle aziende, ma anche ai sindacati che spesso hanno difeso i lavoratori, perdendo di vista la difesa del lavoro. Capirete che, quando oggi ho visto la stessa frase sparata sull’home page del Corriere on line, ma detta da Emma Marcegaglia, ho avuto un primo momento di profonda confusione. Quasi mi vergognavo del mio pensiero chiedendomi: non è che invecchiando sto diventando una rigida reazionaria? Poi mi sono sintonizzata sul senso vero delle parole pronunciate dalla Presidente della Confindustria. Tanto simili alle invettive di brunettiana memoria, agli epiteti di Martone o Stracquadanio. Null’altro che epiteti appunto, perché nulla c’è di costruzione in quest’analisi che sa del più antico dei qualunquismi: la …

mamma rai

Si parlava di offese, qualche giorno fa. E da alcune ore, è apparsa la notizia di uno strano contratto fatto firmare alle collaboratrici precari di mamma Rai in cui la gravidanza sarebbe paragonata alle malattie e ad altri spiacevoli inconvenienti che minerebbero la produttività e quindi, causa (possibile?) di licenziamento. Chissà se la ministra Elsa Fornero si è sentita offesa anche questo strano, e indelebile, tatuaggio sulle sacre italiche abitudini. Perché è un Paese strano il nostro. L’unico che unisce bassa natività e bassa occupazione femminile. L’unico che continua a far fatica a capire che maternità e produttività non sono in contraddizione. Anzi. I paesi con maggior occupazione femminile sono anche quelli dove si fanno più figli. Ed è strana anche Mamma Rai, che pontifica sulla famiglia, rigorosamente tradizionale, manda in onda spot per detersivi per sole mamme, e poi, quando si tratta di diritti, di promuoverla davvero la famiglia, si muove da azienda da terzo mondo. Perché diciamolo, un’azienda che si comporta in questo modo è un’azienda meno moderna e meno competitiva. Ma sì, …

uscire dalla violenza

Nel giorno in cui il caso dello stupro dell’Aquila viene descritto dai media come una pratica di sesso estremo, mi colpisce un articolo che è apparso su The Guardian. Alison Saunders, procuratore capo del CPS di Londra, ha dato un significativo allarme: la demonizzazione delle donne da parte dei media sta avendo un impatto devastante sul sistema giudiziario britannico fino a portare ad assoluzioni in casi di stupro. Il messaggio è stato colto al volo dall’associazione End Violence Against Women, i cui dati confermano purtroppo una fuga dalle denunce e una crescita, da parte degli agressori, del convincimento di non essere puniti. Al di là dei casi specifici riportati nell’articolo, che purtroppo confermano come in certi casi tutto il mondo è il (nostro) Paese, comprese le esternazioni di certi politici, le pagine Facebook che promuovono la violenza sessuale, l’uso disinvolto di barzellette che ridono su e dello stupro, fino alla diffusione di una retrograda misoginia nei blog dei vari quotidiani, la cosa che mi ha colpito è che, secondo recenti ricerche della Middlesex University, ormai …

l’offesa

La Ministra Elsa Fornero, l’ha detto oggi, si sente offesa da come la televisione tratta le donne. Per la verità non so se è solo le donne che la televisione pubblica italiana tratta come subnormali, o gli italiani tutti, uomini e donne. Non so se i maschi italici si sentono ben rappresentati da una continua messa in onda di battute da ospizio e spettacoli gerontocratici. In sostanza, non so se mi ha offeso di più il monologo surreale e cialtrone di Adriano Celentano o la gara di spacchi, ma si potrebbe definire la sfilata ginecologica, delle tre grazie dell’Ariston. Forse, è un po’ tutto questo Paese che offende. Forse l’offesa non ha mai smesso di essere il tratto distintivo della dialettica di questo Paese. E ha ragione @insopportabile e dire che ci sarebbe da offendersi prima, e a maggior ragione, per come le donne sono trattate al lavoro. Provate a far mente locale e cercate di concentrarvi sul numero di volte che il Bar Mario, l’allegra colleganza ad alto tasso di testosterone che impregna l’italica …

preferisco vivere

Dire no può vuol dire salvezza. Riscoprire il valore della disobbedienza in ogni campo, soprattutto il proprio. Adele (di cui ho parlato in questo blog in tempi non sospetti) ha confessato in un’intervista a Vogue America che si ritirerà per cinque anni. Grazie, è stato bello, ma a 23 anni, posso anche concedermi una pausa e non lasciarmi stritolare. Non so se Whitney Houston fosse già morta quando Adele ha rilasciato l’intervista, certo la sua amica rivale Amy Winehouse se n’era già andata il 27 luglio scorso schiacciata dallo stesso invisibile peso. Il padre della Winehouse si è lamentato perché ai Grammy la figlia non sarebbe stata menzionata adeguatamente. Tutti presi dalla morte di Whitney, che pure, insieme ad Amy ed Etta James, e sono sempre le sue parole, fanno un bel coro di voci femminili in Paradiso. Bella soddisfazione. Io preferisco quelle che si prepara a godere Adele: «Mi sposerò, avrò dei bambini, coltiverò un orto, deciderò sul momento». Come ripeto sempre, nella vita, si può far molto di più che vincere: per esempio, …

the help: la verità rende liberi

Qualcuno ha visto The Help? È ancora nelle sale e, se vi capita, andate. L’emancipazione e la conquista dei diritti civili dei neri sono quasi sempre state raccontate attraverso le lotte e la ribellione degli uomini. Certo, ci sono state Bessie Coleman, Rosa Parks e Shirley Chisholm, ma erano i maschi neri che avevano guidato la conquista della libertà. The Help ribalta invece il punto di vista. Dalla prospettiva storica a quella domestica, per provare a scoprire verità intime quanto rivoluzionarie. Che cosa voleva dire essere donna negli anni Cinquanta. Che cosa voleva dire essere donna, moglie e madre, negli anni Cinquanta. Cosa voleva dire essere donna, moglie, madre e donna nera, negli anni Cinquanta. Ognuna di queste donne ha bisogno di aiuto, in fondo. La mamma-bambina depressa. La figlia inacidita dalle manie di perfezionismo. La giovane donna che prova a diventare se stessa barcamenandosi tra razzismi quotidiani. E le cameriere tutte. Donne predestinate ad annullare se stesse per fare spazio alle vite di altre. Vedrete pochissimi uomini in questo film: sono tutti sullo sfondo. …

Marta e Ipazia: la strana coppia

Su una cosa Marta Vincenzi ha ragione: da maggio non ci sarà più un sindaco donna in nessuna grande città italiana, di destra o di sinistra che sia. Come regalo di compleanno per il primo anniversario del 13 febbraio e di Snoq, non c’è male. Per il resto, ho provato solo a leggere il delirio twitter della sindaca genovese, da donna. E francamente, per quanto si possa e si debba pretendere da chi ci rappresenta una condotta più dignitosa, nel suo sfogo c’era molto di condivisibile. Non faccio fatica a credere della fatica doppia che ha dovuto fare per far riconoscere il valore della propria intelligenza. Ho ancora in mente le immagini di quando Genova fu colpita dall’alluvione e lei che non si sottraeva agli insulti e alla rabbia della gente. Anche al comandante Schettino sono state concesse attenuanti possibili, ma non a lei. Si chiama Glass Cliff e in questo blog ne ho parlato spesso: le donne che sbagliano pagano subito, e di solito il doppio. Io vivo in una città che ha scelto …

il bello della denuncia

Oggi su twitter mi hanno inviato un’immagine della campagna di Woman on Waves contro la violazione dei diritti delle donne che lavorano nell’industria della moda. Ovviamente io non sapevo quale fosse il tema della campagna, così mi sono trovata semplicemente un’immagine di una pubblicità di Diesel (evidentemente fake) con il claim Abortion pills, gift of God e un’immagine patinata che mi ricordava le campagne-provocazione stile Oliviero Toscani. Devo confessare che non ho capito in un primo momento l’entusiasmo (femminile) del web, mentre ho colto subito la volontà di creare un equivoco (la campagna poteva sembrare autentica) e la poca chiarezza del messaggio. Solo infatti andando sul sito dell’associazione olandese e facendo un giro su Misopolis (contrazione tra i vocaboli Misoprostol, farmaco che induce contrazioni uterine e quindi l’aborto, e Metropolis) mi sono accorta che Woman on Waves voleva denunciare la condizione delle lavoratrici dell’industria tessile (in cui quasi il 90 per cento sono donne). Generalmente giovanissime, frequentemente abusate, assolutamente indifese e reclutate attraverso quello che viene definito il Sumangali Scheme o Marriage Assistance Scheme (la …

il silenzio degli uomini

Il silenzio degli uomini oggi è ancora più assordante. La sentenza della Cassazione che consente al giudice di applicare misure cautelari alternative e diverse dal carcere per lo stupro di gruppo rimette in circolazione vecchi fantasmi, vecchie paure, vecchie barbarie. Anche per questo forse, Loredana Lipperini nel suo blog ha voluto commentare la notizia riproponendo in toto il vecchio monologo di Franca Rame. In fondo, per la violenza sulle donne il tempo della giustizia si è fermato alla fine degli anni Settanta, quando facevano scalpore i primi processi. Qualche giurista (donna) parla di un passo indietro, nella normativa, ma soprattutto nella cultura. Ecco perché oggi il silenzio degli uomini è ancora più assordante. Oggi che i nostri cugini francesi, in meno di 24 ore dall’inizio della polemica, fanno ritirare i manifesti pubblicitari del film Les Infidèles perché offensivi per la dignità della persona-donna (facevano vedere solo una parte del corpo e in posizioni allusive). Il protagonista, Jean Dujardin, ci stava rimettendo la sua corsa all’Oscar. Ecco, come scrive Iaia Caputo nel suo nuovo libro Il …