Month: marzo 2012

un calcio alla violenza

Il 24 gennaio scorso Iaia Caputo aveva lanciato via Twitter una proposta «Pensate se le grandi squadre di calcio scendessero in campo con lo striscione: basta violenza sulle donne. Contro il razzismo lo hanno fatto». Ieri sera a Linea Notte ha rilanciato la stessa proposta (dal minuto 11 e dal minuto 44) che per altro aveva già scritto in  suo post sulla questione maschile già rilanciato anche da Marina Terragni. Bene, è tempo che su temi come la violenza, le donne e gli uomini, singole o in associazioni, si uniscano per combattere una vergogna comune. Io sostengo con questo post la proposta di Iaia Caputo e invito tutte e tutti a darne ampia diffusione affinché arrivi forte e non più inascoltabile un messaggio chiaro contro il femminicidio. tratto dal post questione maschile dal blog di Iaia Caputo Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e non una questione …

quarto potere… maschile

Questi sono i numeri delle presenze femminili in Rai (dati CPO FNSI): 33,7 per cento: giornaliste Rai. 4 per cento: donne dirigenti Rai. 2: donne direttore Rai. 3: donne vicedirettore Rai (a fronte di 33 uomini). 63: donne caperedattore Rai (236 gli uomini). Questi sono i numeri delle presenze femminili nelle notizie Rai (dati Osservatorio di Pavia): 58 per cento: conduzione di Tg da parte di donne. 10 per cento: opinioniste autorevoli. 66 per cento: opinioniste “volanti”, cioè donne interpellate per strada (senza che di loro si sappia nulla: professione, età, scelte politiche). 16 per cento: donne “notiziate” in quanto vittime (contro il 6 per cento degli uomini). 11 per cento: donne “notiziate” per questioni politiche o economiche. In Rai le italiane non fanno notizia, anche se raccolgono, diffondono, scrivono notizie. Quasi mai potendo scegliere quali notizie, come impaginarle, e in quale gerarchia. Questa è invece la situazione della stampa nazionale italiana (dati FNSI): 5: donne direttore di quotidiani (113 gli uomini). 5: donne vicedirettore di quotidiani (99 gli uomini). 67: donne redattore-capo nei quotidiani …

confuse e infelici

Due sorelle che picchiano a sangue una coetanea di 14 anni rivale in amore. Una tredicenne che insulta su Facebook la compagna di scuola e poi l’aggredisce. Ragazzine che vanno in giro con tirapugni e martelli nella borsetta. Piccole bulle che durante l’ora di educazione fisica costringono la compagna a denudarsi. Altre che si coalizzano per prendere a calci e pugni una coetanea che le ha guardate troppo inistentemente. Forse, mi dico, era meglio il merletto a tombolo. Dal sud al nord del Paese questa assimilazione di un’abitudine manesca fino a qualche tempo fa ritenuta maschile è in crescita. Intervistate dalla Società Italiana di Pediatria, il 22,4 per cento delle bambine  a cui è stato chiesto se capitava loro di fare a botte, risponde di sì. E le adolescenti di oggi dimostrano di potersi, e volersi, azzuffare come, e meglio, dei loro amici maschi. Non dipende dall’estrazione sociale, dalla situazione familiare. Per le adolescenti convivere con la violenza è normale, quasi come bere un bicchier d’acqua. Ma se una zuffa tra giovanotti era quasi assimilata …

Ibrahimovic e l’educazione

Lo svedese Zlatan Ibrahimović è alto 1 metro e 95. Pesa, leggo, 95 chili (di muscoli). Guadagna piuttosto bene, fa un lavoro che gli piace. Smetterà quando avrà ancora tutta la vita davanti a sé per potersi divertire. Per viaggiare, chessò, aprire e chiudere librerie e ristoranti, ridurre il buco dell’ozono, rimpolpare l’Amazzonia, fare campi da golf nel Sahara, darsi all’ippica. Lancio qualche idea. Ieri sera Zlatan Ibrahimović ha insultato una giornalista di Sky, Vera Spadini, e le ha tirato dietro il suo fermacapelli (perché Ibra ha anche un sacco di capelli): aveva fatto le domande sbagliate. Leggo anche che, ai tempi in cui stava nel Barça, alle croniste spagnole che commettevano lo stesso errore, faceva goliardiche osservazioni sulle sorelle (dal Barça se ne è andato, ci tengo a precisare: non andava d’accordo con Pep Guardiola che probisce ai giocatori di arrivare all’allenamento in Ferrari o Porsche.. tanto per capire) . Resto dell’idea che l’episodio di qualche setimana fa a Milanello , quando scappando in auto, ha colpito una giovane cronista, fosse un errore, anche …

donne, repetita non iuvant

Diceva George Eliot: «È probabile che la ripetizione, come lo sfregamento, produca calore piuttosto che progresso». In termini di comunicazione, qualche anno più tardi, qualcuno avrebbe parlato di effetto saturazione. Di superamento della soglia critica oltre la quale, l’efficacia dei messaggi, il coinvolgimento emotivo, diminuisce sensibilmente. Così capita che ogni giorno, le pagine dei quotidiani si riempiano di notizie di femminicidi, l’ultimo in ordine di apparizione l’episodio di Verona. Parallelamente, ogni giorno, capita che ministri e “professionisti delle questioni femminili”, ripetano dati e studi sull’importanza della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, sul loro valore economico, e sulla necessità, fin dalla scuola primaria, di un’educazione culturale distante dal modello televisivo. L’ultima dichiarazione, in ordine di apparizione, è l’intervista a Elsa Fornero pubblicata oggi su La Stampa. I dati e i buoni propositi finiscono sulla bocca di tutti. Danno un tocco rosa contemporaneo a congressi e ritrovi economico intellettuali, rinfrescano strategie politiche di polveroso corso. Eppure la “questione femminile”, dalla violenza al problema della rappresentanza, ripetuta come un ritornello da tutti media, resta confinata al …

fonti primarie

Certo, non facciamone un caso. Ma se le ultime due Primarie in cui il PD aveva presentato una candidata donna, prima a Genova (ne avevo scritto qui) a poi a Palermo, si risolvono con uno scivolone del partito tutto, c’è da riflettere. E se a Genova ha vinto il candidato sostenuto da Sel, in una tornata che fin dall’inizio era sembrata pretestuosa (far fare le primarie a un Sindaco in carica non è come delegittimarlo?), a Palermo Sel era al fianco di Rita Borsellino, ma non è bastato. Il PD, la vicenda di Milano ne è la prova, ha già dimostrato di sopravvivere a questi esiti dispettosi, quindi le solite lotte intestine, c’è chi le chiama resa dei conti, poco mi interessano. A me interessa invece come ne esce la rappresentazione della donna in lotta per il potere. E soprattutto, che fine fa, nella politica di questo Paese, la possibilità di avere una rappresentanza politica un po’ più paritaria. Non vorrei, e esorcizzo nella scrittura la paura, che si dicesse che il PD perde perché …

otto marzo: a noi la festa, a voi la parola

Sarebbe bello che per questo Ottomarzo le cose andassero un po’ diversamente. Che per una volta non toccasse alle donne elencare di tutti i guai causati a questo Paese da un’irriducibile “questione maschile”: il monopolio, come lo chiama Chiara Saraceno, dei posti di potere, l’applicazione di cospicue quote non scritte (tra l’85 e il cento per cento) a favore degli uomini. Sarebbe interessante che stavolta fossero i nostri colleghi giornalisti, opinionisti e blogger, a dire I care. A scrivere: la violenza e il femminicidio sono un mio problema, e rivelano l’incapacità della sessualità maschile di liberarsi dalla tentazione del dominio. Come posta un lettore, Claudio Losio, sul blog Il corpo delle donne, commentando la vicenda della ragazza stuprata da un militare a L’Aquila, «il quadro che ne esce ci riporta indietro di 30 anni, al documentario di Tina Lagostena Bassi sul processo per stupro. La giovane studentessa dell’Aquila è nostra figlia, dobbiamo trovare il modo di sostenerla e proteggerla». I care: è un mio problema di uomo lo sfruttamento commerciale e mediatico della bellezza femminile, …

the iron lady

Alla fine restano solo le persone. E dalle persone, se sono viste in quanto tali, non si può che imparare. Pare che uno dei motti di Margareth Thatcher fosse:«Se vuoi che venga detto qualcosa, chiedi a un uomo, se vuoi che venga fatto qualcosa, chiedi a una donna». La lettura della Lady di Ferro fatta nell’ultimo film di Phyllida Lloyd è piuttosto lacunosa, a ben guardare. Nella memoria della regista, e non solo dell’ex Primo Ministro, si sono persi Bobby Sands e i disoccupati quadruplicati in pochi anni, la legge 28 contro l’omosessualità e la scure sull’istruzione. Ma, volente o nolente, posto che non si volesse ripulire il curriculum non certo illuminato della Signora, questa donna, sulla cui pagina in Number Ten, il sito dedicato agli inquilini di Downing Street, sta scritto «It will be years before a woman either leads the Conservative Party or becomes prime minister. I don’t see it happening in my time» (1970), è stata la prima, e ancora unica, donna a ricoprire questo ruolo e, in assoluto, la più amata. …