Month: aprile 2012

dove nasce la violenza

Che cosa è la violenza? Esiste quella fisica, che lascia i segni spesso per sempre. Esiste quella intimidatoria e verbale, minacce silenziose perpetrate nel tempo, di nascosto. Ed esiste quella che non si vede, che non si sente e non ha nome, perché ad essa, abbiamo fatto l’abitudine. Ecco, di questa violenza, meno grave e quantificabile certo, di questa violenza che costruisce terreno fertile per una cultura di continua mortificazione del femminile, vorrei parlare oggi che è il Blogging Day indetto da Aied sul tema della violenza sulle donne. E lo faccio perché credo bisognerebbe cominciare a stigmatizzare, a dare l’allarme, anche sulle violenze quotidiane, quelle rubricate sotto “battute di spirito” o “ironia non moralista» (mi aspetto quindi di essere catalogata io stessa come moralista e bacchettona dell’ultima ora, se non come nazifemminista secondo la recente definizione di Tiberio Timperi). È di pochi giorni la notizia delle commesse della Rinascente di Firenze a cui la direzione del personale, e marketing, ha avuto la bella idea di far indossare una targhetta con scritto: «Facile averla, chiedimi …

pubblicità regresso

Questa mattina vedo una edificante pubblicità di un gioielliere pugliese con lo slogan: «E tu dove glielo vorresti mettere?». Poi ora mi mandano una foto che campeggia in Piazzale Loreto a Milano che pucclicizza l’intimo maschile. Solo che invece di un ragazzo c’è la solita gnocca. Non credo ci sia nulla da aggiungere. Aveva già detto tutto Lorella Zanardo nel suo Il Corpo delle Donne. Ci sono già delle lodevoli iniziative atte a sensibilizzare la produzione di immagini lesive della dignità e del corpo femminile: quella di Donne Pensanti, che si impegna a fare opportune segnalazioni allo  Iap, quella di Vita da Streghe, vero atto di Guerrilla Marketing, quella di Comunicazione di Genere, o quella di Ico Gasparri che da anni lavora sull’uso deviato della fotografia. Poi c’è sicuramente il Manifesto per un utilizzo di responsabile dell’immagine femminile di Pari o Dispare al quale hanno aderito già alcune aziende. Io vi propongo invece di associarvi a Pubblicità Regresso, ovvero l’elenco, che vorrei costruire insieme a tutte voi, delle pubblicità e relative aziende, lesive del corpo …

Democrazia paritaria: alcune proposte

Il 2013 sarà un anno cruciale per la democrazia paritaria e la rappresentanza femminile. Se ne parlerà a Milano sabato 14, a Palazzo Reale, Piazza Duomo 14, dalle 10 del mattino: incontro nazionale di Se Non Ora Quando. Raggiungendo la massa critica nelle istituzioni rappresentative le donne potranno contribuire con il loro sguardo e la loro differenza alla formazione delle agende politiche e alla costruzione di una nuova visione per il Paese. L’obiettivo è riprodurre a livello nazionale l’esperienza delle giunte di Milano, Bologna, Torino, Cagliari: 50/50 a ogni livello, condizione necessaria, anche se non sufficiente  – sul passaggio dal 50/50 al patto di genere c’è molto da lavorare – per il cambiamento che noi tutt*, donne e uomini, auspichiamo. Grande parte delle nostre energie dovranno convergere in questa direzione, individuando gli strumenti più efficaci. Eccone alcuni legge elettorale Anche se nessun dispositivo può sostituire la volontà politica di eleggere un maggior numero di donne, sono indispensabili misure antidiscriminatorie che variano secondo il modello elettorale. In coda al post, alcune proposte elaborate dalla costituzionalista Marilisa …

riforma del lavoro: ci basta?

E al capo V del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, sotto la voce “ulteriori disposizioni”, arrivano le voci rubricate come “donne”: dimissioni in bianco, figli, baby sitter. Troppo poco? Un primo segno? Ne l’uno né l’altro. Perché per capire quello che la riforma significa per le donne, conviene guardare al tutto, non solo al ripristino del contrasto alle dimissioni in bianco, al mini-mini congedo di tre giorni continuativi di paternità obbligatoria, e ai buoni per pagare le baby sitter invece di prendersi le aspettative facoltative per maternità. Togliamo subito di mezzo il Moloch: l’articolo 18 e l’accordo finale che lo ha avuto ad oggetto. Non perché non conti: sotto la voce “economici” potevano passare anche i licenziamenti discriminatori. Adesso i pesi sono stati un po’ riequilibrati, si sono rafforzate le tutele in uscita, buttando la palla nel campo dei giudici. Ma tutto questo dibattito ha continuato a oscurare l’altra faccia della riforma, la questione dell’entrata al lavoro. Su questo ci vogliamo concentrare. Perché a noi interessano quelle che l’art. 18 non …

fate i padri, se potete

Non voglio togliere nulla del merito e della fatica che Alessia Mosca ha fatto per portare avanti una legge che introducesse nel panorama normativo di questo Paese il concetto di paternità obbligatoria. Concetto ripreso più volte dalla ministra Elsa Fornero e che fa capolino nella Riforma sul Lavoro che stanno varando in questi giorni. Tuttavia, tre-giorni-tre di paternità obbligatoria erano e sono un po’ pochini. Poi leggo oggi, che alla miseria dei numeri, si aggiunge un altro piccolo particolare: ovvero che i giorni potranno essere anche continuativi e non obbligatoriamente continuativi. Mi sembra ovvio che in questo modo l’intervento legislativo perde la sua efficacia anche dal punto di vista culturale. La cura dei figli è obbligatoria (qualcuno dirà naturalmente) per la madre, mentre resta facoltativa, per i padri. Vorrei scivolare sopra le considerazioni socio economiche di questa scelta (una donna-madre che resta così confinata nel privato, nella casa, e se lavora è solo per dare un contributo economico alla famiglia, il cui padre-padrino-padrone e primo sostentatore è l’uomo di casa…) e soffermarmi invece sul desiderio …

Il pantano

Alla fine anche il calcio è, in Italia, solo una storia italiana. Gol a insaputa degli arbitri, partite vendute, qualche arresto (forse). Ma anche, ed è il migliori dei casi, difesa del pantano. Quando una settimana fa guardavo Milan-Barcellona mi tornavano in mente le parole che una volta mi disse Arrigo Sacchi: «L’ultima volta che l’Italia è andata all’attacco è stato al tempo dei romani. Poi ha sempre giocato in rimessa e avuto paura dell’eccellenza». La riflessione può essere estesa anche al di fuori dell’ambito calcistico. E, d’altra parte, anche il calcio può essere assunto a metafora di questo Paese. Il Milan per pareggiare con il Barcellona non ha usato il bel gioco o il talento, ma ha (semplicemente) impedito che il gioco, e il talento altrui, si liberasse. Pensate a quante volte avete visto mettere in pratica questa strategia nelle Università o nei luoghi di lavoro. La mediocrazia vince in questo modo. Ho usato “vince” non a caso, perché la vittoria ha in sé un suo valore e va riconosciuto. Dico solo che per …