Month: maggio 2012

fine della recita di fine anno

In questo strano giorno in cui, chiare più che mai, ci appaiono le conseguenze nefaste del patto tradito tra conoscenza e prevenzione, tra cura e futuro, devo scrivere quella che è la seconda, e ultima puntata, della vicenda Recita di fine anno. È un lieto fine, a mio parere, con qualche spunto di riflessione. Tralasciando la presa di coscienza della Scuola, che pure c’è stata, credo che i comportamenti più interessanti siano quelli avuti dalle dirette interessate: le mamme e donne, spesso lavoratrici. È stata una piacevole sorpresa scoprire che nel sottobosco dei mille impegni serpeggiava un comune sentire. Che molte si erano sentite sopraffatte dall’ansia di non riuscire a fare tutto, di non essere abbastanza presenti con i loro figli. Eppure perché, mi sono chiesta, se non in rari casi (unico il mio, forse), questa fatica non si è dichiarata come insoddisfazione e non ha impedito alle donne, nonostante tutto e tutti, di adempiere a ciò che veniva loro chiesto? In fondo, invece di abbandonarsi a mille sensi di colpa, invece di esigere prestazioni …

recita di fine anno. e non solo

Quando ci si chiede come mai questo Paese sembra fatto a misura di maschio, bisognerebbe guardare a come si conduce la vita di tutti i giorni. Che tipo di scelte si fanno, quali sono le abitudini e i comportamenti quasi automatici che ci governano. Non è mia abitudine parlare di vicende personali, ma credo che oggi farò un’eccezione perché credo che nulla, più della quotidianità, riesca a fotografare lo stato di salute (sociale ed economico) di questo Paese di cui, per altro, non finiamo mai di lamentarci. Chi di voi ha figli e figlie alla scuola primaria, saprà che cos’è la recita di fine anno. Nel mio caso specifico, la scuola ha coinvolto le mamme (badate, le mamme e non i genitori) nel disegno e nella fattura dei costumi teatrali. La prima cosa che ho fatto, una volta saputo il gruppo di lavoro, ho scritto una mail alle altre mamme (badate ancora erano tutte mamme) chiedendo, se possibile, di prevedere anche le esigenze delle donne (avvocate, gornaliste, imprenditrici, libere professioniste, dipendenti etc. etc.) che, ma …

cattive compagnie

Gli spettri che si aggirano per l’Europa non finiscono mai. Quegli “ismi” che sfuggono al dialogo e alla ragione, e per cui, come diceva Milan Kundera, ognuno grida, con pericolosa convinzione, lo stesso nome. Comunismo, nazismo, fascismo, capitalismo, estremismo, populismo… (lo so qualcuno pensa anche a femminismo…). Quello che vorrei dire è che, e non certo da esperta di poltica internazionale, una lettura veloce dei giornali mi ha fatto sorgere una qualche inquietudine. Ci siano dimenticati in fretta dell’Ungheria, pensiamo che la Grecia sia lontana e la Francia, con Marie Le Pen, troppo evoluta per dar pensiero alla nostra democrazia. Forse. Tuttavia le cattive compagnie portano influenze ancor peggiori. Sono virus del pensiero e dell linguaggio. Fanno passare l’idea che semplificare voglia dire risolvere. Strano, in una società che è sempre più complessa, ciò dovrebbe destare almeno qualche sospetto, e invece nulla. Così, dopo aver ridotto la libertà a “ognuno fa un po’ come gli pare”, ecco che il populismo è diventato “la voce del popolo”. Le grida si alzano, perché sono loro gli unici …

violenza: la parola a Luisa Muraro

Posto oggi testo inedito di Luisa Muraro ricevuto e pubblicato nel blog di Marina Terragni. Come spesso ho scritto, riferendomi al recente libro di Iaia Caputo Il silenzio degli uomini, esiste, ed è prioritaria, una questione maschile. Che per primi gli uomini dovrebbero affrontare. Lunedì sette maggio, verso le sette del pomeriggio, sono entrata in un bar e ho ascoltato, dalla televisione accesa, la notizia di una donna uccisa dal marito in seguito a un “banale litigio”, a Napoli. Un’altra, un’altra e un’altra ancora. Nel bar è corso un brusio. Da dove nasce l’odio maschile per le donne? Che cosa nasconde? Si tratta di un odio abnorme, che tira fuori il suo muso di assassino quando, per una ragione qualsiasi, lei non sta più dentro il quadro in cui lui l’ha messa e pretende che rimanga: il quadro disegnato da un misto di oscure aspettative e di ovvie comodità. In passato, le nostre madri e antenate hanno speso tesori di pazienza e d’intelligenza per corrispondere alle esigenze maschili senza diventare sceme o pazze. Non tutte …

più notizie e meno scuse

Era depresso. Senza lavoro. Oberato dai debiti. Triste perché era stato lasciato. Esasperato perché non poteva vedre i suoi figli. Reso cieco da una lite furiosa. Da un raptus. I media, siano essi carta stampata, radio o televisione, hanno lo stesso modo per parlare di femminicidio (non sono certo la prima a dirlo, vedi, per esempio, il lavoro di Michela Murgia). Cominciano dall’autore del delitto, e ne descrivono la motivazione. Di per sé, già un errore giornalistico c’è: perché una dichiarazione così affrettata è una supposizione, e non un fatto. Ma tant’è. L’ansia del cronista nel trovare quella che a tutti gli effetti sembra un’attenuante sembra un riflesso incondizionato. Con tanto di nota pietistica per quell’assassino che magari è stato lui stesso a chiamare la Polizia e che sembra già un pentito…  Qualche esempio? dall’Ansa di oggi: «tra i due sarebbe sorto un diverbio per futili motivi. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Quando Perrotta si è reso conto di avere commesso un gesto inconsulto ha cercato di rianimare la compagna e …

femminicidio: esperienze, competenze, obiettivi

Hope&Fear di Mr Toledano C’è chi si occupa di violenza sulle donne da sempre. Da quando forse la parola femminicidio non era sulle prime pagine dei giornali. Guardare a queste esperienze non solo significa riconoscere fatica e merito al talento di una o più donne, ma fare tesoro di competenze umane e professionali che ci sono, e sono patrimonio di tutti. Donne e uomini. Troppo spesso, sull’onda del “dover esserci a tutti costi”, anche temi che dovrebbero unire come violenza e feminicidio, invece di unire dividono, generando, quel che è peggio, un immobilismo decisionale che è il padre e la madre dell’involuzione culturale del nostro Paese. Nell’immobilismo polemico si muore, questo mi pare di averlo scritto anche recentemente. Mentre chi fa, certo può incorrere in alcuni errori, ma fa un passo avanti comunque e lo fa per tutti. Marisa Guarneri è Presidente onoraria della Casa delle Donne Maltrattate di Milano. Nel 1988, stanca di attendere l’esito dell’iter della legge sulla violenza – che giungerà a destinazione nel 1996- ha condiviso con altre due donne il …

#votiamoledonne

Chissà perché quando si invita al voto di genere, a votare per una donna, si sente sempre bisogno di fare una precisazione: «Sì, però solo quelle che meritano». Rimango stupita tutte le volte, soprattutto perché questa osservazione viene fatta anche da insospettabili/e. Sorrido. Perché a nessuno, dico nessuno, viene in mente di fare la stessa premessa davanti una lista di uomini che si propongono a ruolo di consigliere o sindaco. Che siano meritevoli, mi dico, è dato per scontato. Direi che è il minimo sindacale, il minimo che si dovrebbe pretendere dai candidati tutti. Uomini e donne. Ma per queste ultime appunto, meglio precisare. Monica D’Ascenzo questa sera ha lanciato per domani la giornata Twitter con l’hashtag #votiamoledonne in vista delle elezioni amministrative di domenica: se volete dare una letta ai commenti e alle reazioni, seguite il suo account… Io mi limito a riportare la risposta a chi, con acuta analisi sottolineava: «Essere donna non è una garanzia». Risposta: «Allora teniamoci l’80 per cento degli uomini, se questo ci dà garanzie!». A domani quindi, su …

Gràcies Pep

Non l’avevo ancora fatto e solo per mancanza di tempo. Ma eccomi qua. La conferenza stampa di addio al Barça di Pep Guardiola l’ho vista in diretta. Prima le scuse (l’incertezza), poi la riconoscenza (la mia casa), quindi il dono (cerco di spiegare come mi sento). Mi sono presa qualche appunto. Perché poteva sembrare strano che un uomo che aveva vinto di tutto cercasse di spiegare la sua debolezza. La sua stanchezza. Il suo deficit di energia. Percepire di non aver più nulla da dare. L’alzarsi la mattina e sentire che aveva bisogno del tempo che non c’era. Aspettare la mattina dopo e accorgersi che era lo stesso. La nostalgia per un calcio che non sia un pazzo circo. Ha sentito il dovere di spiegarlo a tutti, lui. Di condividere una parte di quello spogliatoio che in questo Paese non concede ai veri maschi simili comportamenti. Scusate, non ce la faccio più. Non è colpa di nessuno, solo un limite dell’essere umano. E Pep Guardiola è un essere umano. Che dice che l’importante non sono …

facciamoci del male

A volte, anzi spesso, penso che le donne abbiano un dono speciale a farsi male da sole. I distinguo, le precisazioni, gli attacchi personali, nati in seguito alla lettera, e atto dovuto, Mai più complici di Snoq mi hanno fatto riflettere. Leggo in alcuni forum “femministi” riflessioni sulla “distanza politica da Snoq”, sulla volontà di non “fare da megafono a Snoq”, sulla necessità di fare uscire un altro appello “ma senza Snoq”. Niente di nuovo sotto il sole mi direte. E invece no, perchè oggi, con un richiamo sulla prima pagina del Corriere della Sera, leggo un articolo di Isabella Bossi Fedrigotti che invita a non usare la parola “femminicidio”. Il motivo? Qui viene il bello: il peccato originale di questo neologismo sarebbe che contiene la parola “femmina” che noi sentiremmo, secono la Fedrigotti, «con una vaga intenzione di svilimento se non di disprezzo». Ho letto più volte per vedere se mi sbagliavo. Come mai una signora giornalista come la Fedrigotti prima di scrivere certe cose non si informa magari chiedendo una consulenza alla giovane …