Month: luglio 2012

questa città non è un parcheggio

Una storia italiana, ancor più che milanese. Con un decreto istantaneo, che neppure una turpe violenza in fragranza di reato o l’amianto sul tetto di un asilo nido, il Consiglio di Stato ha sospeso l’Area C della città di Milano. Quella richiesta da un referendum dalla più parte dei cittadini, per intenderci. Quella che ci rende più vicini a città come Londra o Parigi piuttosto che a New Dehli, per capirci. Quella lì. Ha vinto (per ora, ma comunque fino a settembre) il garage del signor Brambilla e i suoi interessi privati ed economici (il signor Brambilla quasi mai fa questioni di principio). Forse qualcuno si è già dimenticato dello scandalo dei parcheggi milanesi «… parcheggio su suolo pubblico, concesso a costo zero dal Comune secondo il piano della giunta Albertini (cosa di cui si era occupata anche Milena Gabanelli) che ha avviato le procedure per oltre 200 cantieri che avrebbero dovuto togliere dalle strade 60 mila auto». Storie di lavori infiniti, di cadute libere di case e operai. Di strane infilatrazioni. I milanesi, di …

caro Severgnini…

Oggi Il Corriere della Sera ha pubblicato l’intervento Donne e carriera, basta eroismi che Beppe Severgnini  ha fatto in occasione della conferenza internazionale Women in Diplomacy. L’articolo è rimbalzato subito sui Social Network e sul blog de La27esimaOra suscitando molti commenti. Io uso il mio blog per farlo. Perché, mi verrebbe da dire caro Severgnini, mi fa piacere che un uomo scriva su tematiche femminili, e che ci dia pure consigli – ben accetti si intende – su come uscire da questa impasse culturale. Del resto, ogni volta che un uomo affronta queste spinose questioni, magari snocciolando dati che ormai credo (io come tante altre) di sapere a memoria, appare sempre come un illuminato e progressista, mentre, tutte le volte che le stesse cose sono scritte da una donna, vengono etichettate come lamentazioni uterine (si legga i commenti ai vari post del blog de La27esimaOra). Non mi fraintenda, caro Severgnini, io voglio che gli uomini si occupino e scrivano di queste cose: mi piace solo far notare la differenza. Una cosa però gliela vorrei dire: …

gli assennati

Non vogliono tradire la tradizione. Modificare un rito e un’istituzione che, a parer loro, è il simbolo di un Paese. Una settantina di Tory ribelli, gli Assennati della camera del Lord appunto, hanno le idee così chiare che non intendono discutere di un argomento storico (i loro privilegi) in soli 10 giorni. Per eliminarli magari (sempre i loro privilegi), in 10 giorni. 10 giorni è anche il tempo richiesto per elaborare il testo base di una nuova legge elettorale, la nostra. Dopo la strigliata di Napolitano, si deve accelerare, ma non troppo. Bisogna essere assennati per discutere e dipanare questioni spinose e “storiche” come quelle delle preferenze, dei premi di maggioranza, dello sbarramento. Bisogna far le dose con calma perché, come dice l’assennato Angelino Alfano, mica si vorranno drogare i risultati elettorali. Mica. Ho sempre avuto una passione per la pazzia, per quella genialità imprevedibile che fa fare i salti invece che lo striscio lento delle lumache. Quel pazzo di Hollande che abbassa l’età pensionabile e pensa a un’imposta ai ricchi e a ritirar fuori …

Take your time

Take your time, Andy. Prenditi il tempo che ti serve per lasciare che le lacrime vadano, per far passare dolore e delusione, e togliere quel peso che ti stringe la gola e china il capo. Prenditi il tempo che ti serve per capire dove sei. Davanti allo smarrimento a singhiozzi del perdente di Wimbledon, mi ha stupito questa frase della giornalista che stava facendo gli onori di casa. Take your time. Non perché si tratta delle lacrime di un uomo, né perché son lacrime. Ma il tempo che ci sta in mezzo, inutile e vuoto, concesso a piacere, questo sì che mi ha obbligato a una sospensione del pensiero. Non so se è capitato anche a voi. Perchè c’era poco di spettacolare in quello che stava accadendo e molto di interrogativo. Noi che non ci fermiamo mai, che raramente sappiamo che cosa contiene quell’intermezzo di tempo che sta tra il prima e il dopo, noi ormai bulimici e quindi privati di ogni gusto. Ecco che cosa c’è in quel Take your time, c’è il gusto, …

rai: un’occasione persa

Antonio Verro, Antonio Pilati, Luisa Todini, Guglielmo Rositani, Gherardo Colombo, Benedetta Tobagi, e Rodolfo De Laurentis. Questi i nomi dei sette consiglieri eletti questa mattina nel Cda Rai dopo la sostituzione di Amato fatta ieri dal Presidente del Senato Schifani. C’è poco da dire, e tanto da riflettere: perché se la politica tanto tempo perde e tanto muove per quattro poltrone è evidente che in ballo c’è molto di più di un’azienda traballante, e che quel “molto di più” anima e interessa forse maggiormente dei problemi reali. Ma c’è da riflettere anche per l’esito della chiamata alle associazioni fatto da Bersani, per la voce alta fatta dalle donne, rimasta, mi pare, inascoltata. La candidatura di Lorella Zanardo era stata spinta dalla Rete, un tam tam che non è bastato, come non è bastata la sua competenza. Della non-scelta di Snoq ho già parlato, e rimane il rimpianto che, una volta tanto, non si abbia avuto il coraggio di essere chiare: «Vogliamo queste donne (con nomi e cognomi) nel Cda e vogliamo che ne costituiscano almeno …

promossi e bocciati

È stata confermata la bocciatura dei cinque bambini di prima elementare di una scuola di Pontremoli, che è poi un piccolo paese di 7000 abitanti nella Toscana meno conosciuta. Due bimbi italiani (tra cui un disabile) e tre stranieri che non sanno leggere, né far di conto, si legge nelle motivazioni. Cinque bambini sui 58 che frequentavano le due classi prime (da 29 ciascuna quindi), cinque bambini che nell’età in cui più hanno bisogno di essere attesi e accuditi, sono stati rispediti al mittente. Devo dire che, nella rassegna stampa, ho trovato ben espressi le ragioni della bocciatura, ma non ho trovato traccia del giudizio sull’operato della Scuola e degli insegnanti. Questa certo non è una notizia da prima pagina, ma è la spia di un modo tutto italiano di rincorrere, almeno nella facciata, il merito. Dell’inutilità, e soprattutto dell’inefficacia, delle bocciature aveva già parlato la ricerca dell’Ocse e non voglio quindi tornarci su. Dò per scontato che la cultura della paura e della punizione abbia già dimostrato le sue falle e che gli spauracchi …