Month: gennaio 2013

Io, che ho conosciuto Primo Levi

Stavo leggendo l’ennesimo post sulla Giorno della Memoria e mi è tornato in mente un episodio della mia testarda gioventù. Primo Levi io l’ho conosciuto davvero, e non è stato uno di quegli incontri organizzati per i tanti studenti e studentesse di uno dei tanti licei. Anche se al liceo io andavo (a Sarzana) e a Torino, in quella casa di cui ricordo solo la grande scala e una stanza dai soffitti altissimi (per me), ampia ma disadorna, luminosissima ma lievemente in disordine, ci andai con la mia professoressa di italiano e latino e la mia compagna Serena. Fu un incontro chiesto con una certa insistenza, anzi, in un certo senso, fu un incontro raccomandato visto che fu solo grazie a certe conoscenze di vicinato di Serena  che riuscimmo a chiedere a Montale (sì, Eugenio) se poteva farci da intermediario e domandare a Levi se aveva il tempo per incontrare due studentesse, le quali da lui, e da lui solo, volevano avere chiarimenti sul libro La Tregua. Ma fu solo, e oggi più che mai …

Dire, fare, raccontare

Ormai, si dice, non ci sono più notizie. O meglio, la notizia, come racconto di qualcosa di nuovo, di buona o cattiva novella, non ha più valore. I social media stanno surclassando in tempestività, immediatezza, e talvolta anche in freschezza e autenticità delle fonti, persino le versione on line dei principali quotidiani italiani. Che, guarda il caso, fanno gli strilli dell’home page, quando non la prima pagina della versione cartacea, citando Twitter. Eppure, qualche settimana fa, parlando con Riccado Iacona per un’intervista che ho fatto per LeiWeb, mi sono trovata a riflettere sull’importanza del racconto. Quello semplice della cronaca delle cose che accadono, senza fronzoli o commenti. Quello che dice, volendo mostrare senza dimostrare nulla se non il fatto. Anche perché di commenti e di punti di vista (compresi quelli di questo blog da cui infatti latito, non senza qualche imbarazzo, da un po’ di tempo), di battute ironiche e di intellettuali freddure, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. I social network, d’altra parte, servono a questo: divulgare a un pubblico più ampio possibile la propria …