Month: settembre 2013

Charlotte e le altre…

In ogni storia, si nasconde sempre una buona parte di ironia. Nella storia del design, per esempio, è probabile che questa ironia si materializzi in una coppia di cuscini colorati. Precisamente, in quella disegnata nel 1925 da Claire Wagner Kosterlitz, giovane studentessa del Bauhaus di Dessau, la cui opera, secondo Juliet Kinchin, curatrice della mostra Designing Modern Women, 1890s–1990s, dal 5 ottobre nelle sale di Architettura e Design del MoMA di New York, «può essere assunta a simbolo del potenziale creativo e professionale delle donne, nonché della loro capacità di introdurre nella quotidianità, anche attraverso oggetti umili, il linguaggio delle avanguardie artistiche». Nei primi decenni del Novecento, occuparsi di cuscini non doveva tuttavia essere gratificante. E non solo perché Kosterlitz fu costretta per tutta la vita a nascondere il suo talento dietro un lavoro di badante a tempo pieno, ma anche perché dedicarsi al design tessile era considerata un’attività prettamente femminile e quindi, minore. Per esempio, quando, in un pomeriggio del 1927, disegni sottobraccio, Charlotte Perriand si presentò allo studio di Le Corbusier per cercare …

Cosa c’è da imparare

Poche ore fa Guido Barilla ha mandato un video messaggio in cui rinforzava le scuse per le sue dichiarazioni di ieri affermando che sull’evoluzione della famiglia ha molto da imparare. Non si tratta di un passo indietro, come è ovvio, semmai di una conferma della linea di demarcazione di chi sta al di qua e al di là di quella linea del confine della tradizione fissata dal Mulino Bianco. Barilla incontrerà i rappresentanti degli esponenti delle famiglie altre (quelli che possono fare quello che voglio senza disturbare nessuno) e si opererà per ricucire quella strappatura che ha scandalizzato l’Italia, Paese notoriamente progressista e tollerante in tema di diritti civili. Guido Barilla ha forse commesso l’errore di marketing più grossolano che memoria ricordi: ha semplicemente spiegato e svelato in parole estremamente chiare quello che la sua azienda (e non solo lei)  fa da anni: usare quell’immagine della perfezione e armonia familiare stile Mulino Bianco per vendere, e bene, i suoi prodotti. E la usa perché, piaccia o meno, si sia concordi o meno, quella è l’immagine …

Ricomincio da me – la guastafeste

In un recente articolo su Forbes, Natalee MacNeil l’ha chiamata una rivoluzione silenziosa. Elvira Serra, sul blog La27esimaOra, ha ricordato invece l’articolo del Sunday Times e il successo delle mumpreneurs, che per altro godono di un network ormai consolidato in quasi tutta Europa. Nei corsi e ricorsi economici, tra riprese e recessioni, l’economia al femminile, torna insomma come se fosse una novità. Come se fosse una notizia la capacità femminile di “tenere botta” nei momenti più tragici della storia: basterebbe pensare all’economia di guerra, quella sostenuta in silenzio dal lavoro femminile, dalla gestione economica delle donne che rimanevano a casa, per capire che la notizia non è poi da prima pagina. Che cosa è in fondo, questa crisi se non una guerra? Si è detto molte volte. Come si è detto che la crescita del lavoro femminile è dovuta al fatto che molte donne, ritrovatesi con il marito a casa, hanno ripreso la via dell’impiego accettando anche lavori dequalificati per loro. Ma qui si parla di mamme. Di donne soddisfatte e sorridenti (di default) che …

Il tempo di una mamma

Uno dei commenti più spesi per la mia nuova condizione da libera professionista (e sull’aggettivo libera avrei qualcosa da ridire) è che avrò più tempo libero per me e per la mia famiglia. «Goditi tuo figlio che il tempo passa», il refrain. E il tempo di una mamma passa ancora più velocemente. Certo, ora si può fare tutto quello che prima era condensato nell’ora di cena comune serale. I racconti, le domande, gli esperimenti, le confidenze, le imprese sportive, persino le arrabbiature. Un’ora davanti al piatto di minestra in effetti era un po ‘poco. Perché ci sei o non ci sei, questo non si può cambiare, e perché si cresce anche con i vuoti, ma ti resta sempre il tarlo che riempire quei vuoti in fondo sia meglio. Quando scrissi per Sette, il magazine del Corriere della Sera, l’ennesimo pezzo sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, mi sono confrontata con altre famiglie europee. Non è che la gestione del tempo della famiglia non fosse un problema, semplicemente, questo problema non solo era diviso a metà, …

La retta via

Come, ogni settembre, all’inizio dell’anno scolastico, ecco che spunta l’articolo sulla retta non pagata delle mense scolastiche e la conseguente esclusione dei bambini e delle bambine al rito del pranzo comune. Repubblica ne ha fatto un’inchiesta, che comunque appare meno importante della rotazione della Costa Concordia, della decadenza di B. o delle notizie del lunedì sportivo. Il cibo, o la sua mancanza, d’altra parte, sono argomento da Paesi del Terzo mondo, quelli in via di sviluppo, e non certo di una potenza industriale come la nostra. Mangiamo tutti, si crede, almeno una volta al giorno, e forse pure troppo. Un piatto negato, quindi, pare non essere poi così grave. Non è la fame, ma la retta non pagata, i soldi non dati al servizio pubblico della mensa scolastica, i pagamenti elusi. Questi sono gli argomenti, questo è il problema. Forse le cose cambierebbero se avessimo il coraggio di prendere un’altra strada per arrivare al cuore delle cose – la retta via appunto -, se trattassimo l’argomento per quello che è: togliere il cibo e affamare. È cosa …