Month: ottobre 2013

Di mamma non ce n’è una sola

[Articolo pubblicato su LeiWeb  il 31 ottobre 2013] Mamme imprenditrici, le ormai omnipresenti mumpreneurs, mamme attiviste contro lo smog o il cibo contraffatto, mamme sentimentali e stereotipate, mamme che ritornano al lavoro a due giorni dal parto (come nel recente caso di Michelle Hunziker).Ormai è chiaro, di mamma ce n’è più di una. Anche la pubblicità si adegua mostrando una mamma che torna tardi dal lavoro mentre l’altra metà, lui, prepara la tavola. Oppure le mamme doppie, quelle delle coppie omogenitoriali che hanno occupato le prime pagine di settimanali importanti (è il caso della figlia di Roberto Vecchioni). Una lettura profonda di quanto sia complesso il vissuto della maternità arriva anche dall’arte contemporanea. Alla Photographers’ Gallery di Londra, fino a gennaio, ci sarà Home Truths: photography, motherhood and identity, una mostra che esplora le rappresentazioni della maternità attraverso le opere di otto artiste contemporanee. Fotografie lontane dal solito immaginario sdolcinato e rassicurante, e invece vicine a un ruolo, a volte sofferto, fatto di vita quotidiana, di rapporti che si tramandano da madre a figlia e poi di nuovo …

Eater-tainment, l’emozione è servita

[Articolo sulla mia pagina autore di LeiFoodie] L’ultimo rapporto di Azti Tecnalia, centro spagnolo all’avanguardia nella ricerca delle tendenze alimentari in Europa, lo aveva detto. Tra le espressioni più forti del cibo prossimo e venturo, ci saranno l’Eater_tainmente il Super Sense, ricette emotive e gastronomiche capaci di trasformare l’atto del mangiare in un’esperienza emozionale e spettacolare. Una sorta di nuova forma d’arte, di sperimentazione, talvolta di provocazione, che guarda al cibo al di là delle sue potenzialità nutritive. In un certo senso, si possono considerare l’Eater_tainment e il Super Sense l’evoluzione più estrema del food design e dell’eating design. Se, come ama sottolineare l’olandese Marije Vogelzang, non è il cibo, in sé naturalmente perfetto, che può essere progettato, bensì l’atto del mangiare, allora si possono ripensare e “cucinare” anche le esperienze che questo atto provoca. Non servono citazioni letterarie per essere consapevoli che il gusto e l’olfatto agiscono su memoria ed emozioni. Ma c’è chi, di questo trucco gastronomico, ne ha fatto un mestiere. Gli inglesi dell’Experimental Food Society per esempio, dal 2011, ogni fine novembre, organizzano nella capitale inglese una serie di banchetti evento …

La particella di Dio

Guarda. Guarda e osserva. Il paesaggio che hai davanti non ha colore. Non ha odore, forma o confini. L’occhio si perde a cercare un tratto familiare, una curva che riconduca nel rassicurante territorio della nostra conoscenza. Pare di sentir dire, parafrasando una celebre frase di René Magritte, «Ceci est une fleur». Perché il fiore è lì davvero, mentre nel caso del celebre pittore surrealista il fiore (che poi era una pipa) si vedeva sì, ma non era reale. Questo fiore scrutato attraverso un microscopio invece lo è. Lo è, anche se ciò che i nostri occhi vedono è “solo” una piatta superficie di qualche millimetro. E anche se questa insolita prospettiva lo priva della sua esteriore concretezza, dei suoi petali, del suo stelo, del suo profumo. Lo è, come mai forse lo è stato prima. Si dice che Cristoforo Colombo non si accorse di aver scoperto l’America perché era ossessionato dalle Indie. Imprigionato da questa sua visione preconcetta, perse l’occasione di provare l’emozione più importante della sua vita. Peccato, sarebbe bastato avere la mente, e …

Il sesso del divano

Un soggiorno, una cucina, un bagno può essere maschio o femmina? E il carattere tipografico di un libro? Il cartellone pubblicitario, la segnaletica stradale o la locandina di uno spettacolo? Chissà se è lecito farsi queste domande in tempi di gender equality. Magari è pure banale. Esiste, come è ovvio, una progettazione di genere, o meglio una progettazione pensata per genere. Gli stereotipi, come ho già scritto nel mio post di alcuni mesi fa, ci condizionano fin dall’infanzia. E sugli stereotipi cresce anche il nostro gusto estetico. È una considerazione non etica, bensì economica e professionale. Gli stereotipi possono essere combattuti, ma anche sfruttati. E forse, se ciò è fatto consapevolmente, il risultato sarà lo stesso. Il famoso Helvetica è maschio, per esempio, il carattere tipografico tondeggiante è invece femmina. La pelle, e così i divani e gli accessori con essa rivestiti, saranno un maschile ricordo della virile caccia, mentre la stampa floreale, il morbido e delicato lato femminile. Le linee essenziali, rigorose e minimaliste sono maschili. Quelle curve e intricate, vagamente decorative, sono femminili. …