Year: 2013

Ricomincio da me – la guastafeste

In un recente articolo su Forbes, Natalee MacNeil l’ha chiamata una rivoluzione silenziosa. Elvira Serra, sul blog La27esimaOra, ha ricordato invece l’articolo del Sunday Times e il successo delle mumpreneurs, che per altro godono di un network ormai consolidato in quasi tutta Europa. Nei corsi e ricorsi economici, tra riprese e recessioni, l’economia al femminile, torna insomma come se fosse una novità. Come se fosse una notizia la capacità femminile di “tenere botta” nei momenti più tragici della storia: basterebbe pensare all’economia di guerra, quella sostenuta in silenzio dal lavoro femminile, dalla gestione economica delle donne che rimanevano a casa, per capire che la notizia non è poi da prima pagina. Che cosa è in fondo, questa crisi se non una guerra? Si è detto molte volte. Come si è detto che la crescita del lavoro femminile è dovuta al fatto che molte donne, ritrovatesi con il marito a casa, hanno ripreso la via dell’impiego accettando anche lavori dequalificati per loro. Ma qui si parla di mamme. Di donne soddisfatte e sorridenti (di default) che …

Il tempo di una mamma

Uno dei commenti più spesi per la mia nuova condizione da libera professionista (e sull’aggettivo libera avrei qualcosa da ridire) è che avrò più tempo libero per me e per la mia famiglia. «Goditi tuo figlio che il tempo passa», il refrain. E il tempo di una mamma passa ancora più velocemente. Certo, ora si può fare tutto quello che prima era condensato nell’ora di cena comune serale. I racconti, le domande, gli esperimenti, le confidenze, le imprese sportive, persino le arrabbiature. Un’ora davanti al piatto di minestra in effetti era un po ‘poco. Perché ci sei o non ci sei, questo non si può cambiare, e perché si cresce anche con i vuoti, ma ti resta sempre il tarlo che riempire quei vuoti in fondo sia meglio. Quando scrissi per Sette, il magazine del Corriere della Sera, l’ennesimo pezzo sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, mi sono confrontata con altre famiglie europee. Non è che la gestione del tempo della famiglia non fosse un problema, semplicemente, questo problema non solo era diviso a metà, …

La retta via

Come, ogni settembre, all’inizio dell’anno scolastico, ecco che spunta l’articolo sulla retta non pagata delle mense scolastiche e la conseguente esclusione dei bambini e delle bambine al rito del pranzo comune. Repubblica ne ha fatto un’inchiesta, che comunque appare meno importante della rotazione della Costa Concordia, della decadenza di B. o delle notizie del lunedì sportivo. Il cibo, o la sua mancanza, d’altra parte, sono argomento da Paesi del Terzo mondo, quelli in via di sviluppo, e non certo di una potenza industriale come la nostra. Mangiamo tutti, si crede, almeno una volta al giorno, e forse pure troppo. Un piatto negato, quindi, pare non essere poi così grave. Non è la fame, ma la retta non pagata, i soldi non dati al servizio pubblico della mensa scolastica, i pagamenti elusi. Questi sono gli argomenti, questo è il problema. Forse le cose cambierebbero se avessimo il coraggio di prendere un’altra strada per arrivare al cuore delle cose – la retta via appunto -, se trattassimo l’argomento per quello che è: togliere il cibo e affamare. È cosa …

Che cosa è il lavoro

Che cosa è il lavoro? Anni fa girava un bell’opuscolo dal titolo Immagina che il lavoro, me lo regalò una cara amica e su quello ci abbiamo sognato un po’ tutte. Perché il lavoro è una parte di noi, anzi, per alcuni siamo noi, il nostro stile e qualità della vita, il nostro tempo pubblico e privato, il nostro passato e il nostro futuro. Eppure a volte il lavoro così inteso sparisce e con esso, anche le persone. Inghiottite dalle guerra tra azionisti e aumento di capitale, tra giochi di borsa e azzardi finanziari. E non serve essere Adriano Olivetti per accorgersi che c’è qualcosa che non va. Qualcosa che non va nella distruzione del lavoro, del suo valore etico ed economico e della sua capacità di creare dignità. Una distruzione sistematica fatta di spreco di talenti, mortificazione delle competenze, viltà manageriali, miopi convenienze, sospetti e pigri pettegolezzi da corridoi. Così siamo, sono, arrivata fin qui. Qui dove il lavoro si è ridotto a un posto di lavoro e nulla più. Quando anni fa un’amica …

#digiunodigitale

Il puzzo di alcol sul pulmann che porta all’areoporto è gravido di domande. Anche perché, con indubbia probabilità, arriva dall’uomo seduto dietro di me, che è arabo. E poiché ci siamo solo io e lui, e io non ho bevuto, è lui. L’autista, questa è la speranza, sembra sobrio… Ma il punto è: vale la pena di condividere l’odore nauseabondo? Twittare brutalmente, e di prima mattina, questa esperienza olfattiva? Tanto, è bene prenderne coscienza, non posso. Il mio #digiunodigitale è cominciato 40 minuti fa e io sono attrezzata solo di una penna e di una moleskine. Questo per dire che di stronzate ne scriverò lo stesso, ma prima di buttare tutto in pasto ai social, le terrò solo per me. Si potrebbe definire un esercizio di sedimentazione delle banalità, una sorta di comunicazione ruminante e chissà se, in quesa fase predigestiva, affiori il senso e l’utilità  di ciò che si fa e si scrive. Perché, fuoriuscite dal rumine-moleskine, domande come “È possibile che a qualcuno non piaccia il mare?”, oppure, “Perchè il taxi prenotato è …

La famiglia perfetta? Quella del pinguino Imperatore

[Articolo pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 7 giugno 2013] L’aptenodytes forsteri, è il più grosso pinguino esistente. Per questo, è detto l’Imperatore: non vola, ma è un eccellente nuotatore e, per procurare cibo ai suoi piccoli la madre, dopo aver deposto l’uovo, si spinge nelle acque giacciate dell’Antartide per 80 chilometri prima di raggiungere l’oceano aperto. Alla cova, nel frattempo, ci pensa il padre. Indifferente e immobile ai venti che raggiungono anche i 200 chilometri orari a una temperatura che scende anche a meno 60 gradi centigradi, e scaldando l’uovo tenendolo sopra le zampe protetto dal proprio ventre: non lo lasciano mai, disposti a digiunare per più di 60 giorni. E quando mamma pinguino torna, entrambi i genitori continuano a nutrire insieme il piccolo fino alla sua indipendenza. Secondo Coface, la Confederazione delle organizzazioni delle famiglie europee, l’Imperatore è, in natura, l’esempio di una collaborazione familiare perfetta. Scambio di ruoli, collaborazione intelligente, condivisione. Per questo, sul manifesto che annuncia il 2014 come Anno europeo della conciliazione tra la vita familiare e professionale, campeggia questo …

La resilienza e il clima intelligente

Pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 18 maggio 2013 Parte infatti sempre dall’agricoltura, vittima e insieme responsabile dei cambiamenti climatici con la sua emissione del 14 per cento dei gas serra del pianeta, anche una delle pratiche di resilienza per il sistema ambientale. Un nuovo approccio ai problemi chiamato climate- smart che cerca l’accordo tra la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento a essi gestendo al meglio le risorse naturali ed energetiche: dall’acqua al cibo, dalla pianificazione urbana allo sviluppo delle politiche demografiche. In quest’ottica, a essere sotto stretta osservazione sono proprio i centri urbani in cui agiscono tutti gli attori chiamati in causa. A Bonn, dal 31 maggio al 2 giugno, si aprirà il quarto Forum on Urban Resilience and Adaptation – Resilient Cities 2013: 12 mega città, 100 aree metropolitane e regioni urbane, e più di 1.000 insediamenti di varie dimensioni di 84 Paesi discuteranno di rischi e misura della vulnerabilità ambientale, di adattamento e resilienza nella pianificazione, di nuove pratiche di governance basate su collaborazione, finanziamento e food system metropolitani. «Nelle città …

Si fa presto a dire privata

Domenica a Bologna ci sarà un referendum per chiedere ai cittadini se sono “a favore della scuola pubblica”. Ora, a parte il fatto che, per una legge del 2000 voluta dall’allora ministro dell’istruzione Berlinguer, sarebbe bene precisare, anche solo per uso corretto del vocabolario, che tutte le scuole sono pubbliche, mentre la differenza se mai sta nell’essere o no statali, in realtà il consulto permette di esprimersi solo riguardo la scuola dell’infanzia su cui il comune ha spesso un “controllo” diretto. Eppure ciò che sta accadendo a Bologna sembra essere considerato una svolta epocale, la chiave di volta per derimere finalmente quella guerra ideologica che sta dietro le due diverse fazioni: chi sta con il “pubblico” e chi con il “privato”. Basterebbe già questo, e cioè il reiterarsi di quell’uso equivoco del vocabolario, per capire che, forse, si sta sbagliando obiettivo. Su questo tema avevo già discusso con la brava Mila Spicola e da questo era nata una mia intervista su LeiWeb, ma di fatto la riflessione è sempre valida. Perché, a guardare bene i …

#tisaluto

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni. Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio. In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto. A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa. L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo. L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai …

Resilienza, parola magica per uscire dalla crisi

Articolo pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 7 maggio 2013 Una parola rubata all’agricoltura e alla psicologia sta diventando la chiave di accesso alle nuove pratiche ambientali ed economiche per vincere la crisi. È la resilienza, ovvero l’arte di adattarsi al cambiamento trasformando le incertezze in occasioni e i rischi in innovazione. Un nuovo modo di pensare l’impresa e il ruolo della società che sta dando i suoi frutti anche in Italia Dall’agricoltura all’economia. Chissà se la psicologa americana Emmy Werner, che alla fne degli anni Ottanta studiò la risposta alle diverse diffcoltà della vita (nascite diffcili, povertà, alcolismo, malattie mentali, violenza) di 698 neonati dell’isola hawaiiana di Kauai, si aspettava una diffusione così capillare della parola resilienza. Una capacità di resistere alle crisi e, insieme, di re-inventarsi, evocata da Barack Obama e dal World Economic Forum di Davos, dalle convention ambientaliste e dall’imprenditoria sociale e cooperativa. Eppure, fno a poco tempo fa, in Europa si parlava di resilienza soprattutto riferendosi agli esseri umani, bambini o adulti, che avevano subito un trauma, e uno degli studiosi …