Month: aprile 2014

Passeggiata in Fondazione Cini

[Articolo pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 25 aprile 2014] Poco più che la replica di un illustre spettacolo. Questo pare, dalla riva di San Giorgio Maggiore, piazza San Marco. E questo è, il primo privilegio di cui gode la piccola isola affidata nel 982 dal Doge Tribuno Memmo al monaco benedettino Giovanni Morosini ancora oggi unico bene demaniale in laguna. Un punto di vista aristocratico, nel suo geografico distacco, un’isola nell’isola, che nei secoli ha mantenuto la sua indipendenza dagli obblighi, ieri dogali e ora turistici, di Venezia. Una condizione di naturale libertà di cui bisogna avere consapevolezza anche quando si varca il cancello del vecchio monastero benedettino, oggi Fondazione Giorgio Cini. Discreto e indifferente ai più, esso protegge un tesoro dietro un campanello di ottone. Ma, appunto, ciò non sarebbe possibile se quei vincoli, religiosi, culturali o amministrativi, non fossero stati rimossi dalla Storia. Come ama ripetere Pasquale Gagliardi, segretario della Fondazione nonché promotore delle importanti trasformazioni che l’hanno interessata negli ultimi anni: «Noi siamo qui e, allo stesso tempo, non siamo. Il nostro …

Si fa presto a dire plastica

  [Articolo pubblicato su Lei Foodie] Non è facile inventarsi cose nuove. Non è facile perché i nostri gesti, anche alimentari, sono gli stessi da sempre. Al pari dei nostri bisogni essenziali. Esiste però, un margine di innovazione che consiste nel cercare di dare ascolto e forma ad alcune voci apparentemente distanti dalla disciplina del design. Così, se devi provare a pensare di innovare gli oggetti della tavola, chiamare chi lavora nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, può essere una buona strada. Sono passati 40 anni da quando, negli anni Settanta, Anna Castelli Ferrieri e Franco Raggi davano il via alla collezione Kartell in tavola. Allora, innovare significava soprattutto un materiale figlio del boom economico e della rivoluzione dei costumi: la plastica. Bastava lei, colorata e leggera, e il rito ingessato del pranzo diventava un atto di libertà. Oggi, sofisticati some siamo, è tutto un po’ più complicato. Lo sanno bene gli chef, vere e proprie star che hanno capito che per stuzzicare gli appetiti non basta più solo una ricetta, ma anche una buona dose di spettacolo condita da un’efficace …

Design: oltre il mobile c’è di più

[Articolo pubblicato su Sette il 4 aprile 2014] Parafrasando Gertrude Stein si potrebbe dire: una sedia è una sedia, è una sedia. La ragione di un oggetto non è altro che l’oggetto stesso, oppure, per una sorta di moltiplicazione dei significati, una sedia è anche il nostro modo di abitare, di tessere relazioni, la nostra postura nel mondo. Il fatto è che, facile considerazione, di sedie ce ne sono fin troppe. Così, mentre fare il designer sta diventano un mestiere sempre meno pagato, mentre nonostante le esportazioni il fatturato totale del settore registra un calo del 12 per cento e la chiusura, solo nel 2013, di 2 mila 400 aziende, mettere sul mercato un altro prodotto industriale, se pur il più connotato, il più complesso e il più significativo – per usare le parole di Alessandro Mendini che per la verità di sedie ne ha disegnate tante ma mai per starvici comodi – rischia di essere l’ennesimo esercizio stilistico, l’ennesima “merce senza impegno” in un mondo che, al contrario, è alla ricerca di un nuovo senso. …