Month: luglio 2014

Quarto. C’è anche il papà

Voglio chiarire prima che sia tardi. Non è stata una svista e non è un’assenza. C’è anche un papà. Presente, condivisivo, impegnato. Uno che si è sempre alzato, lui, di notte anche perché, chissà perché, era lui, e non io, a essere chiamato. Curioso aneddoto che mi ha fatto essere guardata con sospetto dalle amiche-tanto-brave-mamme che, le notti insonni, se le appuntavano sul petto con celestiale orgoglio. No, il papà c’è. E lo dico anche per avere il conforto di varie teorie che, come dice Daniele Novara, sostengono la “convergenza educativa del padre in adolescenza”. Insomma, con l’entrata nell’adolescenza la funzione della mamma si esaurirebbe entrando, a noi piacendo, nel tempo del padre che, sicuro e autorevole, guiderebbe la difficile transizione dall’infanzia all’età adulta. Secondo Novara, e qui ho studiato, è il padre che negozia e gestisce tempi, orari, paghetta e uscite. La madre, invece, ormai confinata dietro le quinte, si limiterebbe a fare da intermediario, a “parlarne con papà”, frase che, sempre secondo Novara sarebbe ora “un progetto educativo e non una minaccia”. A …

Terzo. La guerra degli ormoni

Una mia amica, gentilmente, mi fa notare una cosa molto intelligente su cui, a mio parere, non c’è abbastanza letteratura o indagine psicologica. Anzi, io non ne ho trovata affatto. A causa di un aumento di maternità non proprio in giovanissima età, spesso ci si ritrova a contatto con individui in balia di tempeste ormonali quando noi, per prime, cominciamo ad avvertire qualche cedimento di estradiolo o progesterone. Insomma, come se non fosse già abbastanza difficile, le giostre di cambiamenti di umore, gli atteggiamenti pulsionali, le vampate di iperattività o apatia, si intrecciano con il rischio di generare talvolta una vera guerra tra ormoni. Lo so che questa non è una riflessione scientifica, ma talvolta il buon senso e l’esperienza fanno scaturire, se non altro, buone domande. Perché, è ovvio, che è più difficile mantenere l’equilibrio tra due soggetti se entrambi sono a rischio caduta, invece che uno solo. È come se uno andasse in giro con un cerino acceso e dovunque, sia qua che là e un po’ a casaccio, ci fosse sparsa della benzina. Ma c’è anche un’altra faccia …

Secondo. La mamma è una boa

La chiamano la tempesta dopo la quiete. Gli otto, nove, dieci anni, sono quasi una luna di miele. L’infante è sufficientemente autonomo e, così pare, pacificato con il mondo. Ha i suoi amici, mangia, dorme, soprattutto va a tutte le sue attività ludico sportive senza bisogno che tu resti lì incollata al vetro a vederlo. Sei poco più di un’autista ma, in fondo, è una liberazione. Ti puoi sempre limare le unghie mentre aspetti che finisca la lezione di pianoforte in macchina… (è ironico, ndr). Poi, appunto, arrivano gli undici. E la festa finisce. Quel vago ma fondato sospetto che tu stai cominciando a creare un certo disturbo aumenta. Le porte si chiudono. I “Vai, vai… vai pure” si fanno sempre più insistenti e le prove di totale indifferenza sempre più sofisticate. Non è neanche questione di accordi e disaccordi. Tu, semplicemente, non ci sei più. E allora ti ricordi di quando, sulla riva di un mare cristallino, guardando l’orizzonte disse: «Mamma, sei la mia boa!» e, vi assicuro, non si riferiva all’uso errato che certi …

Primo. Consapevolezza

Facciamo davvero tutto per rendere scientificamente e psicologicamente digeribile il tempo che passa. Per assorbire ogni manifestazione della crescita (degli altri) armati di libretto di istruzioni. Ci prepariamo, e prepariamo i nostri figli, con letture, incontri, film. Sembriamo condurre un’analisi psico-ambientale perenne, raramente auto, ma più spesso, appunto, come guide esperte, o almeno questo narcisisticamente crediamo di essere. Il controllo totale della situazione è infatti raramente garanzia di stabilità. Assicurazione di serene navigazioni in mari calmi. Detto ciò, si vive di sbagli. E di scelte gonfiate di orgoglio che, inevitabilmente, si scoprirà mal risposto. Perché, fino a qualche tempo fa, nessuno avrebbe sentito la necessità di un corso di affettività o di scoperta della sessualità. Forse perché la scoperta, anche goffa, fa parte della crescita, e arriva naturalmente, talvolta nel bene, talaltra nel male, insieme agli anni che cominciano a passare. Ma ora, nelle vesti di illuminati genitori del XXI secolo, abbiamo bisogno di ginocchia linde e perfette, senza croste causate da inciampi e rovinose cadute. L’orgoglio quindi di un corso progressista di educazione all’affettività …

La disobbedienza degli oggetti

Esiste, anche civicamente, un valore della disobbedienza. Del coraggio di allontanarsi dalla folla che grida lo stesso nome. L’azzardo della solitudine, dell’andare controcorrente per provare a fare qualcosa di nuovo. Perché la disobbedienza, in fondo, è un atto creativo e, insieme, un atto progettuale gettando in avanti, nel futuro, un’altra possibile idea di mondo. Fra qualche giorno, precisamente il 26 luglio, per la prima volta un’istituzione autorevole indagherà nei prodotti risultati da questo processo creativo. Con Disobedient Object il Victoria & Albert Museum di Londra mostrerà cosa i movimenti sociali di tutto il mondo sono stati in grado di creare e di produrre. Dall’arte tessile popolare cilena ai ciottoli gonfiabili giganti mostrati durante le manifestazioni di Barcellona, dalle teiere usate dalle suffragette ai gioielli disegnati da membri del Black Panther, dai pupazzi giganti utilizzati nella protesta contro la prima guerra del Golfo ai cartelli dipinti a mano dagli attivisti russi fatta in occasione delle manifestazioni antigovernative a Mosca del 2012. Il periodo va dagli anni Ottanta a oggi, e ciò che si mostra, sono anche le tecniche e i processi che portano alla produzione dell’oggetto: se a Copenaghen si costruiscono oggetti …

Il futuro? È nelle nostre mani

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 18 luglio 2014] Dino Campagni, nella sua Cronica fiorentina, quella della Firenze di Dante per intenderci, annoverava la lavorazione del cuoio tra le dodici arti maggiori. Fu Cosimo I de’ Medici a istituire l’Università dei Maestri di Cuoiame, ma le botteghe, a causa delle esalazioni, furono relegate nelle vicinanze di Piazza Santa Croce dove, ancora oggi, tra le via delle Conce e dei Conciatori, si vanno a comprare sandali e borse. La zona di Santa Croce sull’Arno invece (dieci chilometri tra i comuni di Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, Santa Croce, Santa Maria a Monte e San Miniato), produce ancora il 60 per cento delle suole in cuoio naturale di tutta Europa. La Cina si è appropriata della produzione delle calzature di massa ma, secondo il rapporto 2014 dell’Osservatorio Nazionale dei distretti italiani, è quello della Val d’Arno a registrare, nei primi mesi di quest’anno, una crescita del 6,4 per cento. Poco distante, a Scandicci, l’Alta Scuola di Pelletteria Italiana forma, ogni anno, quattrocento professionisti e tecnici specializzati. Spaccare, scarnire e tagliare …

La grande bruttezza

Aveva ragione, al solito, Jep Gambardella de La grande bellezza, gli sprazzi di bellezza sono sparuti e incostanti. Poi, per il resto, prevale “lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo”. Non ne siamo, semplicemente, capaci di sostenere, governare, convivere, con quello che ci è dato. L’ovvio deve essere puntualizzato, come il dover scrivere che, tra palme e ulivi vista mare non si devono gettare rifiuti. Non così in vista almeno. L’architettura abusiva è un fenomeno che a mio parere andrebbe tipologicizzato. Nel senso che ha le sue regole e il suo stile edilizio ben codificato. Non so se vi sia mai capitato di percorrere in macchina la costa salentina da Taranto a Santa Caterina, e poi fino a Santa Maria di Leuca, oppure quella siciliana, da Agrigento verso Licata e poi Marina di Ragusa. Cubi di cemento con secondi piani che si raggiungono con scale esterne a chiocciola, fantasiosi infissi di alluminio anodizzato (ben faceva Woody Allen a metterli all’ultimo piano dell’inferno) spessi coperti da tende, armature di cemento armato a …

Egadi, Odissea blu

[Articolo pubblicato su Sette il 11 luglio 2014] C’è chi dice che la storia delle Egadi, l’anima di questa manciata di isole nel blu più blu del Mediterraneo, sia la storia della pesca del tonno. Ma i tonni in queste acque hanno cominciato a scarseggiare a partire dagli anni Settanta a causa dell’inquinamento acustico e delle tonnare volanti nello stretto di Gibilterra, mentre le tonnare di corsa, o “di attesa” come le chiamano da queste parti, prima quella di Formica, la più pescosa e meno conosciuta, poi quella di Favignana con lo stabilimento Florio, oggi museo di archeologia marina e cultura isolana, hanno cessato di essere calate in mare poco dopo. Eppure, chi si trovasse a navigar per questi lidi, abbagliato dal bianco calcareo e dai fondali cangianti, non potrebbe far a meno di abbandonarsi a quella che, se non è più storia, è almeno mitologia. La mattanza, un rito che qui si è prolungato, ultimo ad arrendersi nel Mare Nostrum, fino al 2007, ha ancora i suoi eroi. Eroi che oggi accompagnano in giro per …

Wimbledon: l’altra finale

Ho guardato e riguardato l’ultimo set, della finale di Wimbledon una decina di volte solo per fermare questo frame. La faccia impietrita di Roger Federer, statica e quasi bidimensionale, vagamente pre ellenistica. Ha appena sistemato asciugamani e magliette. Si è sistemato il ciuffo bruno con la mano sinistra. Nole è salito a grandi falcate al suo box, abbraccia Boris Becker e il clan e ora ridiscende nel Centre Court: i ragazzi sono tutti in fila, sistemati dietro la rete. Nole ripone dentro la borsa le sue racchette, beve un sorso d’acqua. È quasi tutto pronto per la premiazione. Entrano i fotografi, e lui, Lui, ha ancora quella faccia. La abbassa un poco dopo che le gemelline, in completo a fiori Oscar de la Renta collezione estate 2014, vengono sedute a cavalcioni sul box della famiglia reale (quale del vero Re dell’erba di casa). Poi entra Edward George, Sua Altezza Reale il duca di Kent, si ferma prima a sinistra con un giovane uomo, poi a destra, con una giovane donna e lui, Lui, ha ancora quella faccia. La stessa inclinazione. …