Month: ottobre 2014

Power dress. L’abito del potere

[Pubblicato su Gioia! 23 ottobre 2014] She dresses to win! Era il giugno 2008, il titolo era del New York Times, e “she” era Michelle Obama che, da lì qualche mese, sarebbe diventata la nuova first lady degli Stati Uniti d’America. Chissà cosa avrà pensato Naomi Wolf, neo-femminista e autrice di saggi bibbia come Il mito della bellezza e Vagina. Una storia culturale (Mondadori): lei che alle lusinghe della moda ha sempre imputato la costruzione di quella “trappola della bellezza” che teneva le donne vincolate a un ideale voluto, guarda caso, dai maschi. E che oggi, invece, con tutti i media a fare il tifo per il female power, si ritrova una moda celebrata non come dittatrice, bensì come strumento usato dalle stesse donne per esprimere il loro nuovo potere “sul” e “nel” mondo. Più di qualcosa è cambiato, di fatto, da quando Yves Saint Laurent – agosto 1966 – presentò la sua prima versione di Le Smoking nel suo quartier generale di Avenue Marceau. Poi ci furono le donne in carriera degli anni Ottanta …

Vino naturale. Più bio del bio

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 24 ottobre]. Sono per lo più giovani, dai 25 ai 35 anni, quelli che vi si avvicinano. Per assaggiarlo, comprarlo, iniziare un nuovo modo di fare impresa agricola. Con una bella spinta, almeno per quanto riguarda il fenomeno enologico, data dal docufilm del solito regista e sommelier americano Jonathan Nossiter. Perché il vino naturale è più bio del bio e, più che un modo di fare viticultura, è uno stile di vita, un diverso rapporto con la terra. Non ha legislazioni di riferimento, poiché l’unica che regola i prodotti vitivinicoli biologici, pubblicata sulla gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il 9 marzo 2012, ammette ancora l’uso di quaranta prodotti “non naturali” tra cui lieviti selezionati, enzimi, gomma arabica, tannini aggiunti e vaniglia sintetica, e i viticultori naturali, quelli che vogliono eliminare in toto la chimica sia in campagna che in cantina per intenderci, non ne vogliono sapere. L’unico composto chimico ammesso, secondo Angiolino Maule, presidente di VinNatur, l’associazione di viticultori naturali che ogni anno organizza nella Villa Favorita a Sarego, nel vicentino, un …

Dieci. I nostri compiti

Se pensate che questo sia un post lamentazione sui compiti eccessivi e sulle estenuanti sedute per farli e farli fare, vi sbagliate. Io, dei tanti e stramaledetti compiti che rovinano le feste comandate, i week end e le sere, non ne so praticamente nulla. Anche perché, il preadolescente si chiude in camera e mi dice, quando ci sono, di non entrare. E, quando non ci sono, che chiedo, quando ritorno, se magari ha bisogno che io dia una “controllatina”, mi risponde: «Se hai voglia fai pure, ma non toccare nulla». Persino quando si esercita con il pianoforte origlio dalla porta… Pare eccessivo lo so, e diciamo forse che ho un po’ estremizzato per il gusto della drammatizzazione, ma è esattamente così: lui, il preadolescente, i compiti li fa da solo. Da sempre. Proprio come facevo io. Come facevamo tutti. Oggi, invece, non c’è mamma che mi snoccioli il rosario dei suoi (di lei) compiti. E che mi guardi come una snaturata quando io sgrano gli occhi e le dico: «Ma perché, tu fai i compiti con lui/lei?». Glielo domando apposta …

Solitary dinner

Le prenotazioni sono aperte. Se volete una solitary dinner (cena per single) ad alto tasso di food design e zero connessioni, scrivete a b.kappers@lensvelt.nl e prenotatevi per uno dei giorni tra venerdì 28 (pranzo), sabato 29 (cena) e domenica 30 (pranzo) novembre prossimi: se tutto andrà a buon fine avrete tutte le indicazioni del vostro Pop Up One Person Restaurant organizzato al Lensvelt Hub Amsterdam da Eenmaal, il primo one-person restaurant del mondo. Mangiare da soli sta diventando una tendenza nell’atto del mangiare, ma anche una nuova sfida per i designer che devono disegnare questa esperienza. Privati di tablet e smart phone, il momento del pranzo è tutto dedicato alla contemplazione del cibo e dello spazio. Intervistata da Freunde von Freunden, l’art director e fondatrice Marina van Goor ha detto che il lancio di Eenmaal ha dato il via a una riflessione globale su cosa significhi mangiare al ristorante da soli, cosa che, in genere, non è prevista… Così, dopo l’Olanda, Brasile, Cina e India si stanno attrezzando. A dicembre il solitary dinner si sposterà alla School of Life di Anversa. Menu di 35 euro, XXL Bloody Mary e vini compresi, verdure …

Cibo. La magnifica ossessione

Dal 22 al 25 ottobre a Milano inizia la settimana di BrerArt e, come si conviene in ogni appuntamento che si rispetti, il cibo risponde all’appello di artisti e organizzatori. I Cibartisti saranno presenti con le loro performance live (leggi show cooking) in varie location, da Boffi a Dream Factory, a cominciare da una preview da Modulnova. Questa mattina, da Ma Maison, la casa delle cultura legata al cibo di Gaggenau, è stato presentato il format ufficiale. Io ho scambiato due parole con Roberto Luise, owner e responsabile, insieme a Paolo Cervari, di ArtShake, l’agenzia che ha creato l’evento. «Era necessario mettere a sistema un quartiere da sempre legato all’arte come quello di Brera, ma che rischia di morire, e diffondere l’arte in posti non convenzionali: in questo senso, il cibo era il mezzo giusto. Il nostro partner gastronomico è la scuola di cucina Officina Cucina di Andrea Mainardi dove formiamo dei giovani artisti che escono da scuola d’arte disposti a diventare chef. Il nostro obiettivo è quello di avere, per Expo, una ventina di questi giovani artisti chef capaci di usare insieme il linguaggio dell’arte e quello del …

Smart working. Davvero?

Si scrive smart working e si legge, sempre più spesso, telelavoro. Lavoro “intelligente” da svolgere a casa secondo orari flessibili, dove vuoi e quando vuoi. Sono stata personalmente una sostenitrice di questo concetto, portato avanti da parlamentari come Alessia Mosca (qui la sua proposta di legge) e donne intelligenti che “istruiscono” le aziende sui nuovi modi di lavorare come Arianna Visentini di Variazioni. Sono stata, appunto, al passato, perché oggi, dopo un anno di telelavoro, di #ufficioincasa, mi trovo molto più vicino al pensiero di Marissa Mayer che, un anno fa, bocciava il telelavoro e invitava tutti i dipendenti Yahoo! telelavoranti a tornare all’ovile. O forse dovrei dire tutte, visto che, in definitiva, sono le donne che chiedono il telelavoro sentendo loro la necessità di conciliare ed essere flessibili. Ora, io lo so e l’ho scritto fino allo sfinimento che la conciliazione non è un problema femminile, e so anche che lo smart working riguarda entrambi i sessi, ma se guardo in faccia la realtà delle donne normali (non Ceo o manager) e i dati (che non cambiano mai) non posso che …

Nove. Che età ha la morte?

Da tenere sempre a mente: i figli adolescenti sono un acceleratore di cambiamento e rinnovamento anche per gli adulti (l’avevo già scritto qui). Spesso noi vogliamo insegnare, condurre, educare appunto. Ma ci sono momenti in cui la nostra esperienza è di intralcio. In cui le nostre sovrastrutture emotive e culturali sono un velo ingombrante persino per la loro crescita. Mio figlio ha insistito molto per assistere il nonno morente, poi il funerale e la sepoltura. L’istinto (mio) protettivo lo avrebbe lasciato lontano da queste cose terrene, perché, in fondo, per noi si tratta di risparmiare loro l’addio, la sofferenza. Ma alla fine, anche un po’ di vita. Mesi fa la psicopedagogista Francesca Ronchetti scrisse un libro dedicato al tema dal titolo Non lasciarmi solo. L’adolescente di fronte al lutto, così ho voluto scambiare quattro chiacchiere con lei. «Ritengo importante parlare della morte fin da bambini poiché spesso viene relegata agli spazi dell’indicibile…non se ne parla, ma, come la nascita, la morte esiste e riguarda tutti. Nel nostro Paese inoltre, la morte è un tabù… quasi non …

Il potere? Questione di allenamento

[Articolo pubblicato su Gioia! numero 38 del 2 0tt0bre 2014] Diceva la maratoneta britannica Paula Jane Radcliffe, campionessa del mondo nel 2005 e primatista mondiale, che il segreto di un vittoria sta nel non porsi limiti, nello spingersi oltre i sogni e nel ridere un sacco. In poche parole, nel piacere della competizione. In ogni campo. Ora, se c’è un posto dove si impara questa attitudine, questo non è un corso di leadership al femminile, ma la palestra. O meglio ancora, il campo da basket, il ring o la pedana da scherma. A dirlo sono molti studi statistici: le ragazze che praticano sport di squadra si laureano e trovano lavoro con più facilità, arrivano prime nelle posizioni di vertice e hanno compensi maggiori. Mica è una gara… si dirà. No, però è bene sapere che quando il Comitato Olimpico Internazionale cominciò a pensare all’Athlete Career Programme per chi, terminata la carriera sportiva, voleva entrare nel mondo del lavoro, scoprì, non senza sorpresa, che le donne atlete davano prova di una marcia in più anche in …

Amsterdam, it’s shopping

È terapeutico, liberatorio e persino adrenalinico. Fare shopping piace e, che storciate il naso o meno, è una delle attività più piacevoli, e unisex, quando ci si trova in viaggio. Così, anche se andate ad Amsterdam con la scusa che è il 125esimo anno dalla morte di Van Gogh, che la nuova hall del Rijksmuseum e dello Stedelijk sono bellissime, così come lo sarà il nuovo ingresso del Van Gogh Museum, varrà prendere un volo aereo, anche solo per divertirvi a comprare e schiacciare il naso sulle vetrine. Amsterdam, d’altra parte, chiama alla leggerezza e al sorriso. Si può, e si deve, indulgere all’effimero, al piacere dell’inutile. Vi siete mai chiesti perché Amsterdam è la città dei fiori? Certo, i tulipani, la bolla, i girasoli e bla bla bla… ma è perché durano poco, come la bellezza, e per questo valgono di più. I migliori li trovate da Pompon in quell’angolo di Prinsengracht in cui basta sedersi e guardare…   Certo, i fiori non sono esattamente quello che si può definire un trofeo di viaggio. Scansati …

#WomenFashionPower

E ora, cosa mi metto? Questo avrà esclamato, nel febbraio del 1975, Margaret Thatcher quando, prima donna nella storia, venne eletta leader del Partito Conservatore in Inghilterra. Non che la Lady di ferro non conoscesse l’importanza dell’“apparire”. Lei, che aveva già studiato duramente per modulare la sua voce stridula grazie alle lezioni di dizione di Kate Fleming, la stessa che insegnò il potere della parola a Laurence Olivier e Peter O’Toole, e che, per non essere esclusa dai video del partito, si era sottoposta alle tecniche di rilassamento per il corpo. Così scelse, e non a caso, un tailleur celeste di Mansfield, il marchio creato da tale Frank Russel, figlio di un sarto, quasi eroe di guerra e perfetto esempio di self-made man meglio conosciuto come King of coat. Insomma, tutto very british. Tanto che quell’abito profilato con una seta a righe ripresa dall’ampio foulard divenne un’icona di stile politico. Lo stile Thatcher. Il perché, per le donne più che per gli uomini per la verità, l’abito faccia la monaca, è una delle domande a …