Month: febbraio 2015

Daddy Power

Se è vero che non basta mettere al mondo figli per essere genitori, è pur vero che senza materia prima è difficile esercitarsi. Sulle mamme e sulla maternità sproloquiato a sufficienza. Sui papà e la paternità, è un crescendo di interesse che si qualifica subito in un daddy power. All’ultimo World Economic Forum di Davos ci si è chiesti, con una certa insistenza, quale fosse il futuro della paternità, tanto che l’intervento dello psicologo Adam Grant è stato uno dei più seguiti ance sui social network. Perché non si può parlare di parità di genere senza dare un senso, anche economico, al ruolo del padre. Parafrasando quello che ha detto Lebogang Keolebogile Maruapula per le donne: investi in un padre e lui investirà nella comunità. Ovviamente, il congedo parentale, era in cima a tutti i pensieri. Per esempio, la Svezia promuove un coinvolgimento totale di entrambi i genitori e consente ai padri di prendere almeno un mese di pausa. Oggi, 9 padri svedesi su 10 usufruiscono in realtà di un congedo di più di 6 settimane, con il risultato di un aumento del reddito delle …

Indie Women

[Pubblicato su Gioia! n. 6 del 2015] Sono le regine del baby on demand. Sono quelle che, per prime nella storia di generazioni di donne in carriera, hanno cominciato a bucare il soffitto di cristallo e a guadagnare tanto quanto, e in alcuni casi di più, dei loro coetanei maschi. E sono quelle che, a New York ora, fanno la gioia degli agenti immobiliari visto che, come si evince dai dati della National Association of Realtors, in quanto donne single, costituiscono il 16 per cento degli acquirenti (gli uomini single solo il 9) mettendo fine a quel sogno del nido d’amore, fatto di investimenti emotivi e finanziari, che era la casa per due. Eccole, le Indie Women. A dare loro nome e cognome ci ha pensato per prima la NBC Universal, colosso mediatico statunitense, che al suddetto segmento demografico, definito emergente (quando non uno dei più significativi cambiamenti culturali degli ultimi 50 anni), ha dedicato un cortometraggio – metà documentario sociologico metà spot pubblicitario per la verità – destinato a chi voleva conoscere meglio queste …

La scuola di Presa Diretta

Qualche riflessione conclusiva sulla puntata di ‪‎Presa Diretta‬ di ieri sera sulla ‪scuola‬ 1. Le nostre aspettative sul sistema scolastico sono talmente basse che ci riteniamo già fortunati se le finestre si chiudono e il soffitto non cade in testa. Da ciò ne consegue che il tema scuola – tema politicamente afferente a quello dello sviluppo e del futuro di un Paese – è in realtà derubricato a un problema di sicurezza di ordine pubblico…. 2. La scuola pubblica, nel senso di statale, non esiste più. È stata massacrata da anni di abbandono e ora sono i contributi dei genitori che materialmente pagano attraverso i famosi “contributi volontari obbligatori”. Pensateci la prossima volta che vi trascinano in una finta battaglia ideologica tra scuole statali e private. La scuola è TUTTA PUBBLICA (grazie Berlinguer). 3. Ogni innovazione didattica, ogni eccellenza, è affidata alla buona volontà del singolo. Non c’è una supervisione, non esiste un’idea condivisa di quello che dovrebbe essere la formazione delle conoscenze e delle competenze in questo Paese. La scuola che era nata per unire è diventata la …

Una notte in funivia

Una notte a 2700 metri in una funivia trasformata in un rifugio di lusso e messa in palio da Airbnb, la più grande community host del mondo. Tutto intorno, solo bianco e blu. E, al calar della sera, quell’incanto ovattato che regala l’albedo. Siamo a La Saulire, a 2738 metri di altezza in Courchevel, nella Savoia francese. Il deserto candido che fino a qualche ora fa era popolato da sciatori e free rider, ora è tutto per noi. Almeno lo sarà, la notte del 6 marzo, per chi riuscirà ad aggiudicarsi la funivia, trasformata in una camera con salotto, e messa a disposizione su Airbnb a quattro fortunati amici. Accolti con un vin brulé e scaldati da una cena savoiarda, sospesi sulla pista di Combe de Saulire, potranno poi scendere per primi la mattina dopo dalle alte vette… Per tentare la sorte visitare il listing Courchevel entro il 26 febbraio e spiegare perché si vuole passare la notte sulla funivia.

Donne senza figli

[Pubblicato su Gioia! del 29 gennaio 2015] Gli anglosassoni lo chiamano childfree per distinguerlo dal childless. Perché “free” è sinonimo di libertà. La libertà, appunto, di non avere figli. Oppure otherhood (da motherhood), perché ancora, non si può etichettare una scelta come una mancanza, con quel “senza” a sottolineare una comparazione per difetto. L’americana Melanie Notkin, autrice di un libro sul tema, sostiene che questa sia la via per una nuova felicità delle donne moderne, nonché l’ultima sfida del femminismo, che dovrebbe vincere la mom-opia imperante, ovvero la visione miope della femminilità-maternità, e battersi per un’uguaglianza sociale ed economica tra donne “con” e “senza” figli. Non che il fenomeno non abbia anche un retrogusto mediaticamente snob, visto le celebrità che hanno fatto a gara a smantellare il mito della mamma felice: da Helen Mirren, che ha più volte sottolineato l’assenza di un suo istinto materno, a Cameron Diaz che non smette mai di dire di preferire il cinema, o Jennifer Aniston che davvero di domande sui marmocchi non ne può più. Tuttavia, pensare a un …

La maternità può attendere

Otherhood, childfree o semplicemente senza figli. Comunque vogliate chiamare le donne che decidono di non essere madri, il tema solleva molte riflessioni sia dal punto di vista sociale che dell’identità femminile. Ho già parlato di questo nel mio pezzo per Gioia! in edicola il 29 gennaio, in cui parlo anche del web doc Lunàdigas. Qui, invece la mia intervista a Elena Rosci, psicoterapeuta dell’équipe Minotauro il cui ambito di ricerca è focalizzato sull’evoluzione della maternità, saggista e autrice di libri come La maternità può attendere (Mondadori). Le donne che decidono di non avere figli sono sempre più numerose. Lo conferma?I dati statistici sono chiari: a partire dagli anni Settanta, anche in relazione a un aumento delle donne nelle diverse professioni, il decremento demografico è costante. La mia esperienza personale, se pur ristretta alle giovani donne milanesi, lo conferma, tuttavia, devo rilevare che più di un rifiuto della maternità a priori, si tratta di una tendenza a procrastinare, di una non scelta che alla fine si conclude con un non evento. E il famoso, e naturalmente insito, desiderio della …