Month: aprile 2015

Delivery service

Dovunque siate, in albero, casa o ufficio, loro arrivano. E, praticamente, da ogni dove. Perché sono rimasti in pochi a New York i ristoranti che non fanno, anche, delivery, la consegna a domicilio. Dalla prima colazione alla cena. Organica, biologica, junk, vegana, gourmet o asian style. Eat24hours.com è una vera e propria banca dati di posti e tipi di cucina, mentre Freshdirect.com è il sito preferito per i devoti del cibo organico, locale e gluten free (ma ha anche una sezione kosher), sia che si tratti di fare la spesa che di farsi recapitare il piatto bello e pronto. Recentemente Time Out ha stilato una classifica dei migliori dieci delivery service a New York. Il primo sarebbe Plated.com che, con un menù che cambia ogni settimana, oltre a ingredienti di qualità, garantisce servizio e impiattamento stellato. Con Trycaviar.com puoi avere a casa anche da ristoranti in diverse città americane (da Los Angeles a San Francisco) che generalmente non hanno servizio asporto. Nella Grande Mela il più famoso, e usato, resta forse Seamless.com, mentre per un …

Fast Food (new) Generation

[Pubblicato su Dove aprile 2015] «Da queste parti, non è la paura di sperperare denaro il movente dei delitti di lesa gastronomia, piuttosto la paura di perdere tempo». Era il 1892 e un quasi sconosciuto sociologo che rispondeva al nome Paul de Rousiers descriveva così, nel suo La vie américaine, il rapporto degli yankee con il cibo. Che doveva essere senz’altro nutriente, appetitoso, ma soprattutto fast, veloce. 120 anni più tardi, trascorsi qualche guerra, svariate rivoluzioni sessuali e nel bel mezzo di una delle crisi più forti che sta colpendo il simbolo stesso del fast food McDonald’s, le cose non sono cambiate poi molto. Ritardi qualche minuto a prendere l’ordinazione e ti ritrovi subito un commento infuocato sui social network: solo nella seconda metà del 2014 gli sfoghi sul cattivo servizio finiti on line sono stati 11,6 milioni… Così, anche se cominci a offrire ingredienti selezionali e biologici, se i tuoi menu rispettano la stagionalità e hanno materie prime fresche, se i prezzi sono equi e le bevande meno zuccherate, devi essere rapido. E pure …

N.e.r.d. Non è roba per donne

N.e.r.d. Non è roba per donne è un progetto rivolto a studentesse delle scuole superiori a cura del Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza di Roma, dell’Università Bicocca di Milano in collaborazione con IBM. L’obiettivo è promuovere la partecipazione femminile ai corsi di Laurea in Informatica e Ingegneria Informatica, dal momento che i dati reali parlano di solo un 3 per cento di ragazze iscritte. A Milano ci sono 350 ragazze delle superiori (principalmente delle 4-5 te di vari licei milanesi ) che hanno e stanno partecipando a laboratori per apprendere l’utilizzo di una APP (APPinventor del MIT) per poi inventare loro stesse una APP. Le migliori saranno premiate il prossimo 8 maggio nella sede dell’Università Bicocca. Come sostiene Paola Bonizzoni, docente di Informatica al Dipartimento di Informatica Sistemistica e Comunicazione (DISCo) dell’Università di Milano-Bicocca: «I dati circa l’occupazione futura mostrano che l’informatica è il primo settore in cui c’è la necessità di figure professionali, e le richieste superano di molto l’offerta (in Italia come nel resto dell’Europa). Ma  la questione non è solo economica, sarà anche politica, poiché l’informatica ha dimostrato e avrà sempre più un suo potere nella comunicazione politica. …

Wearables, la tecnologia si indossa

La moda è il viatico giusto per avvicinare le ragazze alla programmazione? Sembra di sì. Zoe Romano, cofondatrice del Fab Lab milanese WeMake, nel team Arduino per le tecnologie indossabili, si è sempre interessata dell’applicazione delle tecnologie alla moda (wearables). «Oggi i computer sono diventati così piccoli da essere inglobati nei nostri abiti. Possiamo mettere microprocessori e controllori in un bottone, in una cucitura, e così raccogliere dati sull’ambiente o sulla persona. Possiamo creare abiti con sensori di prossimità che si accendono quando una persona si avvicina, o accessori con led che si illuminano quando varia la luce…». Da WeMake, Zoe organizza workshop per donne che voglio unire fashion e coding, e tra fili conduttivi, neoprene e tessuti intelligenti, le ragazze possono anche programmare OpenKnit, la prima macchina da maglieria realizzata con una stampante 3D e controllata da Arduino, la piccola scheda elettronica (microcomputer) made in Italy che da inizio 2015 è esposta anche nelle sale del MoMA di New York. Come dire, non si può mancare!

Coding, le ragazze lo fanno meglio

[Pubblicato su Gioia! n. 15 aprile 2015] L’innovazione ha un tocco femminile, conferma anche l’ultimo studio di Women in Engineering, ma non, a quanto pare, in Silicon Valley, dove il 43 per cento delle aziende quotate in Borsa non ha una sola donna nel consiglio d’amministrazione. L’ultima speranza di avere una sorta di risarcimento morale contro questa misoginia diffusa era la causa che Ellen Pao aveva mosso alla Kleiner Perkins Caufield & Byers. Nulla di fatto: nonostante una giuria di metà donne, nonostante il maschilismo emerso durante le settimane di testimonianze, Pao ha perso su tutta la linea. Eppure non è stato sempre così tra i padroni della Rete. Almeno non prima del 1984, l’anno che ha segnato l’inizio della fuga delle donne dall’informatica. L’anno in cui, mentre aumentavano in numero in medicina, scienze o studio della legge, smettevano invece di occuparsi di computer, codici, hardware e software. Oggi in Italia, come negli Usa, le laureate in informatica sono solo il 15 per cento (dati Almalaurea), mentre in tutta Europa, solo 9 su 100 sono in grado …

Un menu per la storia

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 15 aprile 2015] All’Hotel de Paris di San Remo, la sera di Natale del 1898, si serviva un consommé princesse seguito da trota salmonata con salsa écrevisse, Roast beef à la Renaissance, costoletta di capriolo, Aspic di fegato d’oca, piselli freschi alla francese e punch allo champagne; quindi pernici in voliera, insalata italiana, cassatina, torrone montato e dessert assortiti. Nulla si sa sui vini, ma le finissime decorazioni del menu assicurano che si trattava di un pranzo importante. Uno dei tanti raccontati dai 120 menu storici provenienti dalla collezione privata di Domenico Musci, dall’Accademia Barilla di Parma, dall’Associazione Internazionale Menu Storici e da alcune collezioni private, esposti nella mostra “A Tavola tra Cultura e Storia” che, quest’estate sarà ospitata prima al Palazzo Oddo di Albenga, quindi ad Alassio e altre città delle così dette Alpi del Mare. Pranzi di nozze, festeggiamenti, congressi, conferenze e inaugurazioni, dall’Ottocento ai giorni nostri, che tracciamo, attraverso le ricette e l’ospitalità, la storia dei costumi alimentari della regione. «La cucina ligure è una cucina di terra, …

Liguria, dalla terra alla tavola

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 15 aprile 2015] Quest’anno forse si tornerà alla produzione normale. Ci sono voluti quasi quattro anni perché le vigne ripiantate riprendessero il loro ciclo e, dopo qualche estate piovosa, Bartolomeo Lercari avrà di nuovo i suoi 180 litri di Sciacchetrà. Le vigne di famiglia sopra a Vernazza ora coprono 1,9 ettari, che poi corrispondono a 25 ettari di vigna lavorabile con le macchine. Questa invece la si percorre solo a piedi, in salita e discese ripidissime, ché la monorotaia trasporta solo pietre e concime. «La mia azienda è stata tra le più danneggiate dall’alluvione del 2011» dice Lercari, «tanto che a rifare i muretti a secco mi hanno aiutato anche i vignaioli delle altre Cinque Terre». La sua dopo tutto, è una storia antica: la nonna aveva una mescita in paese e vendeva uva da tavola al mercato di La Spezia, mentre il trisnonno “andava con la barca all’orizzonte” per vendere il vino ai bastimenti di passaggio. Così, quando a gennaio 2014, quindici dei ventidue produttori del famoso passito ligure hanno …

Ancora sul Glamping…

  Avevo già scritto sul glamping (glamour + camping) in un mio articolo per Amica lo scorso anno. Una tendenza di viaggio che riguarda la Cornovaglia come gli Stati Uniti, e che in Estonia, sembra avere una tradizione consolidata. Qui, nel piccolo Paese circondato da oltre 1500 isole, con il 55 per cento del territorio occupato da foreste e un accesso a internet che ne copre il 99, le classiche tende e bungalow si trasformano in alloggi confortevoli chic and wild con tanto di guida dedicata a questa esperienza. Il che significa essere immersi nel verde con bagni e saune private, connessione wifi. Sulla baia di Kasmu, sul Mar Baltico, nel cuore del Parco Nazionale di Lahemaa c’è la Merekalda Guesthouse: tende e casette in legno da cui partire per una gita in barca a remi sul Baltico o in bicicletta nei boschi limitrofi. A Setomaa, nel sud dell’Estonia, nella valle del fiume Piusa, il Piusa Ürgoru Holiday Center è l’ideale per gli appassionati di grotte e castelli e pesca, soprattutto quella alla trota. Qui, l’antico granaio può essere affittato in esclusiva per un massimo di 6 persone, mentre a disposizione degli ospiti anche una smoke sauna, la tradizionale …

Personal Food Shopper

Cosa non si fa per essere nel trend. In questo caso insieme: passione per il cibo, desiderio di viaggio e il rinnovato interesse per provare a fare esperienze nuove. Possibilmente con guide esperte e locali. È una delle varianti del peer to peer travel di cui ho già parlato qui. Perché andare in un posto non basta più, ma devo sapere, secondo le esigenze del turismo esperienziale, cosa là posso fare e chi incontrare. In questo caso è la catena Westin Hotels & Resorts ad armarsi di un personal food shopper nelle città di Roma, Firenze, Milano e Venezia, che accompagnerà gli ospiti nella scoperta delle specialità culinarie del territorio per dare un’esperienza, e una ragione, in più alla scelta dell’hotel. Così, tra botteghe alimentari, mercati tipici, negozi storici, enoteche e boutique gastronomiche per lo più sconosciute al grande pubblico, gli ospiti avranno anche istruzioni su cucina sana, buona alimentazione e ricette locali. Il personal food shopper, che guiderà il tour a piedi o in bicicletta, sarà di volta in volta un giornalista, un blogger, uno chef o guida gastronomica di professione, per la precisione: Silvia Moneti per Firenze, Andrea Vigna …

L’atlante della bellezza

[Pubblicato su Gioia! del 2 aprile 2015] C’è una spiegazione scientifica per tutto. Persino per la bellezza. O perlomeno per quello che noi percepiamo come tale. La neurobiologia conferma: il nostro cervello sembra fatto apposta per riconoscere ciò che è bello e ciò che non lo è. Alcuni neurotrasmettitori che agiscono tra l’area tegmentale ventrale e il nucleus accumbens attivano un campo chiamato circuito del piacere, ed è fatta. Esiste una spiegazione a tutto, ma non sempre basta. Perché gli standard di bellezza in Congo non sono gli stessi di Iran o Brasile. E perché persino i nostri corpi subiscono modifiche estetiche che sono un riflesso dei cambiamenti di modelli sociali, culturali, temporali. Le spalle strette e le simmetrie dell’antico Egitto; le rotondità e le pelli diafane del Rinascimento; fino al curvy hollywoodiano o all’heroin chic degli anni Novanta (un efficace sunto di tutto ciò lo si può vedere nell’ultimo video virale di BuzzFeed, Women’s Ideal Body Types Throughout History). La bellezza, che pur qualche etologo lega a selezione naturale ed evoluzione, è dopo tutto …