Month: giugno 2015

Felicità, istruzioni per l’uso

[Pubblicato su Dove giugno 2015] App, manuali, libri culto e corsi pratici. Il business della felicità non ha fine. Supportato da continue indagini e studi universitari a sostenere la scientificità dei consigli impartiti. Si va dal Canadian Medical Association Journal che ha “scoperto” che felicità fa spesso rima con un’aspettativa di vita più lunga, alle università di Amsterdam e Vancouver che all’unisono dichiarano che la ricetta perfetta è dedicarsi a figli e famiglia. E poi c’è il The World Happiness Database, sede Rotterdam, che assicura: la chiave è avere una vita attiva, se non altro perché l’attività fisica genera benefiche endorfine. Terreno divulgativo più che fertile per la nascita di professioni postmoderne come i coach della felicità, professionisti del benessere mentale che guidano in paradisiaci stati (d’animo). Così abbiamo Marcolina Sguotti, sociologa ed ex assistente di Francesco Alberoni, che per Franco Angeli pubblica Allena la felicità! 25 ispirAzioni per realizzare l’obiettivo più importante della tua vita, o il guru Teresa Belton, ricercatrice dell’università di East Anglia, che nel suo Happier People, Healthier Planet, spiega come …

La Rete? Ai ragazzi piace sempre meno

Ho incontrato Giovanna Mascheroni, ricercatrice di OssCom e di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali della Cattolica di Milano e dal 2007 referente italiana di Eukids on line, in occasione del mio pezzo per Gioia! sul sexting, quando ha presentato gli ultimi dati di ricerca italiani del progetto europeo Net Children Go Mobile. Ecco l’intervista integrale. Si parla spesso dei diritti digitali dei ragazzi, diritti che, secondo la stessa Sonia Livingstone, spesso sono ignorati e al cui dibattito contemporaneo gli stessi minori sono esclusi. Alla baste c’è l’idea che i diritti della infanzia così come li conosciamo siano riconosciuti anche on line e che quindi contemplino le così dette tre “P”: protection/protezione, provision/offerta adatta, participation/partecipazione. ma questo non sempre avviene tanto che, sull’offerta per esempio, si registra dal 2013 una diminuzione nella soddisfazione sui contenuti internet dei ragazzi, mentre la partecipazione, ovvero l’offerta di ambienti in cui i ragazzi abbiano la possibilità di creare e condividere in sicurezza contenuti o di coinvolgerli nella progettazione di politiche per loro, è molto bassa… Secondo i dati dell’ultima ricerca di Net Children Go …

Emilia Romagna, l’agricoltura è 3.0

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera 19 giugno 2015] Che cosa ci fa Michiel Bakker, responsabile del Global Food Program di Google, tra le acetaie di Modena e i prosciuttifici del parmense? E cosa mai vorranno i ricercatori dell’Institute for the Future di Palo Alto dagli agricoltori di quella che è stata soprannominata, con i suoi 41 prodotti Dop e Igp, la Food Valley? «L’Emilia Romagna è ormai considerata un Food Innovation Hub a livello mondiale: processi innovativi nella filiera del cibo nati e sperimentati qui hanno avuto un impatto nel resto del mondo». Chi parla è Sara Roversi, tra i fondatori del Food Innovation Program, un think thank internazionale nato a Reggio Emilia legato ai temi dell’alimentazione. L’appuntamento per il Forum è al Palazzo Italia di Expo per il 22 e 23 settembre, ma già da fine giugno i protagonisti della ricerca agroalimentare saranno nella regione che ha dato i natali all’“inventore” della cucina italiana, Pellegrino Artusi. «Fare innovazione in campo alimentare è indispensabile», continua Roversi. «Salute e sostenibilità sono i temi fondamentali a cui dare risposta. …

Il cibo, Leemann e la libertà

[Pubblicato su Style Piccoli maggio-giugno 2015] Arriverà il giorno in cui alla cassa del supermercato non ci saranno più caramelle, ma mele. E con una mela premieremo i nostri figli e le nostre figlie. Presto il cibo non sano, il junk food, non sarà più sostenibile, né per l’ambiente, né per la nostra salute, e allora saremo grati a chi ha coltivato il rispetto per tutti i cibi del pianeta, e a chi ci ha ricordato che il momento in cui ci si siede a tavola insieme, è sacro. Bisogna essere consapevoli che noi siamo quel che mangiamo. Pertanto, quando scegliamo con cosa alimentarci, determiniamo anche noi stessi come persone. E quando, come genitori, decidiamo cosa dar da mangiare ai propri figli, compiamo un atto educativo. Io stesso l’ho fatto con mia figlia Romy, cresciuta vegetariana. Diventata grande, lei ha scelto da sola cosa mangiare e ha scoperto di amare la cucina a base di pesce. Perché educare non significa imporre, ma semplicemente donare strumenti di conoscenza. Per esempio, far assaggiare fin dai primi anni …

Un calcio al sessismo

[Pubblicato su Gioia! del 11 giugno 2015] Mentre scrivo, il pubblico del Roland Garros è in piedi per Francesca Schiavone. La diretta televisiva ha persino messo da parte Rafael Nadal per assistere a un match definito epico. Lei, che a Parigi ha già vinto, ha incantato ed esaltato. Il tennis femminile ha portato in Italia tutti i successi importanti degli ultimi anni, compreso un Career Grand Slam della coppia Sara Errani e Roberta Vinci. E medaglie sono arrivate da nuoto, scherma, pallavolo. Eppure nel Bel Paese, lo sport femminile è sempre in seconda fila. Fagocitato dalla bulimia calcistica che lascia spazio solo a commenti da spogliatoio sulla cellulite della Sharapova o sulla presunta mascolinità delle nostre calciatrici. E la recente uscita di Felice Belloli sulle “quattro lesbiche” vale per tutti. Perché, è questo il punto, in un Paese dominato dal calcio macho e virile, dove nessuno, da Cassano a Lippi, pare abbia mai conosciuto un gay che gioca a pallone, la prima cosa che balza in mente quando una ragazza emerge per le sue qualità …

Le legge dei social

[Pubblicato su Goia!] Un truck che funziona come un’aula multimediale in giro per le piazze d’Italia: è il mezzo che la Polizia Postale usa per Una vita da social, la sua campagna informativa sull’uso del web. «Si tratta di un’attività di prevenzione, anche perché quando arriviamo alla repressione è già troppo tardi: nella Rete non si può tornare indietro» dice Emanuela Napoli, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato. «Sulle piazze riusciamo a coinvolgere anche i genitori e spiegare loro quando cogliere segnali, dal vestirsi in modo diverso al pronunciare parole mai usate prima, che ci devono allarmare anche se nostro figlio, o figlia, è sempre “al sicuro” in camera sua. Ai ragazzi invece, diciamo innanzi tutto che quando postiamo una foto con un amico dovremmo per assurdo sempre chiedergli il permesso: si chiama privacy e non andrebbe violata. Quando poi ci si scambiamo contenuti esplicitamente sessuali, è bene sapere che entra in ballo anche il codice penale. Secondo il secondo comma dell’articolo 600 ter, chiunque diffonda materiale pornografico può essere punito da 1 a 5 …

Sexting, il sesso su chat

[Pubblicato su Gioia! del 6 giugno 2015] «Basta guardarsi intorno. È in atto una crescente sessualizzazione della nostra società. La chiamano pornification, un continuo bombardamento on line e off line di immagini e messaggi ammiccanti e provocatori, che non può non influire sull’identità e sui comportamenti degli adolescenti. Ecco perché il sexting è soprattutto un fenomeno culturale». Le parole sono di Giovanna Mascheroni, referente italiana di EU Kids Online che il 5 maggio scorso ha presentato all’Università Cattolica di Milano i risultati dell’ultima ricerca del progetto europeo Net Children Go Mobile. «In Italia il fenomeno è raddoppiato soprattutto tra i 13 e 14 anni, ma rimane di minor entità rispetto all’Europa. Certo, se nel concetto di sexting includiamo anche la visione di immagini pornografiche e non solo lo scambio di messaggi a sfondo sessuale, allora bisogna considerare anche quel passaggio dal 12 al 23 per cento registrato dal 2010». Dati che così si allineano a quelli presenti nell’indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza di Eurispes, con il 22,5 per cento di ragazzi e ragazze …

Genitori digitali

Davvero questi nativi digitali sono diversi dagli altri figli e figlie di altre epoche? Oppure è il nostro ruolo di genitori a essere in crisi e siamo noi che dobbiamo imparare di nuovo a essere genitori? In occasione di un mio articolo per Gioia! ne ho parlato con Pier Cesare Rivoltella, ecco qui l’intervista integrale. Lei ha parlato spesso di consapevolezza digitale, appellandosi all’esigenza di educare, ancor prima dei ragazzi, i genitori. È vero? Certo, ma oggi il grosso problema è che il genitore è in difficoltà a educare a prescindere dai nuovi media. E invece occorre parlare, occorre avviare un dialogo su questi temi, e soprattutto occorre essere di esempio. Emblematico, in Francia, il caso di un bambino di un anno portato dal medico perché si portava la mano sempre vicino all’orecchio. I genitori erano molto preoccupati, poi il pediatra ha scoperto che lo faceva ogni volta che “parlava”. E perché? Perché vedeva i genitori che ogni volta che parlavano portavano il telefonino all’orecchio… Quindi, noi dobbiamo essere per primo consapevoli che sono le nostre …

Basilicata, il cibo racconta

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 5 giugno 2015] «Quando si stava ancora nei sassi, e non c’era né forno né spazio per fare il pane in casa, si portava l’impasto al forno pubblico. Tutti volevano essere certi di riprendere il proprio pane, così lo si timbrava con le iniziali del capofamiglia. I timbri li intagliavano a coltello gli uomini mentre governavano le pecore e, nel corso del tempo, “u’ morc du pene”, come lo chiamava mia nonna, assunse diversi significati a seconda della forma del manico: la torre indicava la forza, il gallo la virilità, l’arco la protezione e il pozzo l’abbondanza. Dato in dono, era come un anello di fidanzamento e più era elaborato, maggiore era il benessere del padrone, anche se a volte significava solo possedere un asino». Massimo Casiello ha oggi il suo laboratorio dei timbri del pane nella via dello struscio di Matera. Come altri giovani lucani, è tornato qui dopo aver finito gli studi per riallacciare il filo della sua storia. Lo ha fatto con i racconti della nonna, un tornio …

Un orsetto contro la mafia

È partita la campagna internazionale di crowdfunding Teddy Bear Against Mafia, lanciata dall’attrice Eleonora Frida Mino per finanziare il progetto per la legalità attraverso spettacoli teatrali, laboratori nelle scuole e iniziative nelle palestre e nelle piazze. I fondi raccolti saranno utilizzati per finanziare la nuova produzione teatrale incentrata sui valori dello sport e su come questi possano essere di aiuto per evitare di cadere nelle braccia della camorra. Lo spettacolo, intitolato Il Maestro, si ispira alla vita di Gianni Maddaloni, padre del campione olimpico di judo Pino Maddaloni, ed è tratto dal nuovo libro di Luigi Garlando “O Maè – Storia di Judo e di camorra“. “Il mio sogno – dichiara Eleonora Frida Mino – è riuscire a coinvolgere anche le comunità italo-americane. Al raggiungimento del tetto prefissato dei 30 mila euro sulla piattaforma di crowdfunding Derev, l’orsetto Bum ed io ci siederemo insieme per pianificare una tournée negli Stati Uniti e portare il nostro messaggio anche sulla East Coast”. Troppo spesso i criminali si nutrono del potere derivante dal silenzio delle loro vittime.  Per questo Eleonora Frida Mino, avvocato con la passione per il teatro fin da …