Month: novembre 2015

50, l’età dell’oro!

Che erano migliorate in stile e carrozzeria se ne erano accorte semplicemente guardando le foto della mamma, e ancor più della nonna. A dire invece loro che, arrivate alla soglia dei cinquanta, sono persino più intelligenti, ecco due studi, tedesco e inglese, pubblicati poche settimane fa rispettivamente su PlosOne e Intelligence, che assicurano che dopo aver spento le candeline del mezzo secolo, non solo non sono da rottamare, ma che le sinapsi si muovono più agili che mai. «Forse pochi se ne accorgono, ma la vita si sta allungando a un ritmo impressionante: negli ultimi quarant’anni anni abbiamo guadagnato dieci anni», dice il famoso genetista Edoardo Boncinelli. «Mangiamo tutti i giorni e meglio, prendiamo antibiotici, ci laviamo le mani. Il risultato è che siamo più sani e abbiamo sempre più voglia di fare una sorta di gara della giovinezza con gli altri». Insomma, effetto Flynn a parte, il tempo passa e noi, almeno a livello di generazione, ringiovaniamo. Senza contare che è alle cinquantenni di oggi, finalmente libere da impegni familiari e dotate di un …

Educazione alla bellezza

C’era una volta The Beauty Premium, il bonus che avrebbe dovuto avere chi è stato baciato da Madre Natura in fatto di simmetria del viso, grazia dei lineamenti, armonia di forme. L’Università di Essex lo aveva quantificato anni fa, e da allora, Harvard Business School compresa, nessuno si è azzardato a contraddire la tesi che la bellezza garantisse successo e potere. Salvo poi non spiegare il perché donne come Mary Barra, Ceo di General Motors e secondo Fortune la donna più potente al mondo, o come Angela Merkel, se ne stanno in cima alle classifiche con tutta la loro normalità e senza aver mai avuto bisogno di un lifting. E che dire di Kate Winslet, che della bellezza patinata sembrerebbe aver bisogno in quanto testimonial di Lancôme, e invece decide di eliminare filtri e ritocchi dalle foto per apparire più naturale (rughe comprese) e dare un esempio positivo alle nuove generazioni; o di Essena O’Neill, la 18enne australiana che, sempre in nome dell’autenticità, abbandona i suoi 600mila seguaci di Instagram dove mostrava, secondo le sue …

La donna senza nome

Ho letto La donna senza nome (ed. Castelvecchi) di Eugenia Romanelli per curiosità e perché seguo quello che è uno dei pochi blog dedicati alle problematiche LGTB e ai figli di omogenitori in questo Paese. Poi ho scoperto che Eugenia sta facendo con coraggio quello che pochi autori, artisti, intellettuali, fanno: mettere la propria faccia per sensibilizzare su diritti civili che dovrebbero, per civiltà appunto, essere di tutti. Così ho voluto fare una chiacchierata con lei. La riporto di seguito e vi consiglio di leggerla (e di leggere il libro) perché è interessante. Anche nei tuo romanzi precedente, Vie di fuga e È scritto nel Corpo si parlava di procreazione assistita e della formazione di una famiglia al di là delle convenzioni sociali e legislativi. È un tema che ti sta a cuore? Diciamo che sempre di più in questi ultimi anni ho deciso di impegnarmi in prima persona per difendere i diritti civili di persone che vengono discriminate in base a scelte e gusti sessuali e anche di bambini che, non avendo il secondo genitore, si trovano ad essere discriminati a loro volta. Cosa che riguarda …

Violenza donne: dove sono finiti i soldi?

25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. A pranzo si parlava con delle colleghe di quanto, innanzi tutto, sia difficile farla percepire come tale, la violenza. Dalla famiglia alle istituzioni. In entrami i casi, ancora troppo spesso, la violenza sulle donne è un affare di famiglia, una cosa che accade tra le mura domestiche ed è quindi lì che deve essere risolta. Ciò porta le donne spesso a non denunciare, le forze dell’ordine a sottovalutare, il contesto sociale a condannare. Una bella frittata, no? Poi certo, c’è quella che quell’uomo riesce a lasciarlo e se ne trova un altro quasi uguale. «Beh, allora se le cerca però», incalza la collega davanti all’insalata. Ecco, giusto di questo si stava parlando. E se lo dici tu, che sei informata, sensibilizzata sul fenomeno, figurati cosa dicono gli altri. Dicono che se lo merita, ecco la risposta. Per nessun essere vivente, se non per le donne, la violenza è meritata. Pensateci. Ora certo, se ne scrive di più, di anno in anno. Nella speranza che questo non sia …

Del tifo del tennis e di altre evoluzioni

Prima palla del match e primo “falco” chiesto da Novak Djokovic. Dalla O2 Arena di Londra dove si stanno giocando le  ATPFinals si alzano i fischi. Comincia male Nole, molto male. Fortunatamente il pubblico, che è inglese, si ricompone e assume, nella sua pur sfacciata adorazione per Roger Federer, una postura quanto meno civile. Non era stato così alla finale degli UsOpen dove sembrava di essere a una finale Davis in scena nella stessa Basilea, tanto che alla fine Novak, pur ritirando la meritata Coppa, era visibilmente giù di tono e frustrato. Mi sono chiesta, uscendo dalle solite dinamiche che contrappongono al migliore di tutti i tempi il più forte di questi tempi, se stesse cambiando qualcosa nel dna del tifo tennistico. Che è sempre stato capace di rispettare silenzio, attese, pause, sconfitte e vittorie. Che mai si dimostra per quello che è in pancia (anche se una pancia c’è), e che di questo aristocratico distacco quasi se ne fa un vanto. Perché il tennis è soprattutto competizione di stile, e di muscolo sì, ma il muscolo più …

Sölden, la neve glam di James Bond

Nessuno si stancherà mai di attraversare lo skitunnel che, a più di tre mila metri di quota, porta dal ghiacciaio di Rettenbach a quello di Tiefenbach. Entri con il cielo addosso nel ventre della montagna, ed esci su un balcone di un biancore abbacinante che spalanca la vista sulle Alpi della Ötztal. Un set perfetto a pensarci bene, un misto di thrilling e di estasi, che Sam Mendes, regista dell’ultimo episodio della saga di James Bond Spectre (il 5 novembre nei cinema), e il co-produttore Greg Willson, desideroso di girare una “scena completamente folle”, non si sono lasciati scappare. Daniel Craig è così scivolato sulle piste larghe e infinite, si è esibito nelle solite acrobatiche scene d’azione sulla futuristica cabinovia Gaislachkoglbahn, quella avvolta da una plastica iridescente secondo il progetto dello studio di architettura Johann Obermoser, e Sölden, finora tranquilla meta turistica di quattro mila abitanti a poco più di 90 chilometri da Innsbruck, si è regalata uno spot di quelli che sarà difficile dimenticare. Come sarà difficile non notare il cubo di vetro dell’IceQ, …

Dalla sharing economy al platform capitalism

Oggi si è aperta la due giorni di Sharitaly all’interno della Collaborative Week milanese. La sociologa Ivana Pais e Marta Mainieri di Collaboriamo sono arrivate alla terza edizione di questo evento, il primo sull’economia collaborativa in Italia (ne avevo già parlato qui), e all’ex Ansaldo di Milano si godono folla e i meritati riconoscimenti. La Sharing Economy è ormai raccontata come fenomeno mainstream ed è giunto quindi il momento di esercitare l’arte del dubbio, così come il professor Henri Broch ha definito la zetetica. È giusto farsi domande concrete, parlare di prospettive, e soprattutto togliere dalla sharing economy quell’aurea salvifica affibbiatale dalla comunicazione. Perché collaborazione, condivisione, bene comune, ritorno alla cooperazione sono parole belle e piene di speranza, poi però bisogna fare i conti. E vedere se i conti tornano. Sui dati della sharing economy italiana e in specifico delle piattaforme crowdfunding ha ben riferito Ivana Pais (il report lo trovate qui). In sintesi, cresce tutto, passando da 138 a 186 piattaforme sharing e da 41 a 69 per il crowdfunding. La maggiorparte riguardano turismo (17 per cento), …