Year: 2015

Del tifo del tennis e di altre evoluzioni

Prima palla del match e primo “falco” chiesto da Novak Djokovic. Dalla O2 Arena di Londra dove si stanno giocando le  ATPFinals si alzano i fischi. Comincia male Nole, molto male. Fortunatamente il pubblico, che è inglese, si ricompone e assume, nella sua pur sfacciata adorazione per Roger Federer, una postura quanto meno civile. Non era stato così alla finale degli UsOpen dove sembrava di essere a una finale Davis in scena nella stessa Basilea, tanto che alla fine Novak, pur ritirando la meritata Coppa, era visibilmente giù di tono e frustrato. Mi sono chiesta, uscendo dalle solite dinamiche che contrappongono al migliore di tutti i tempi il più forte di questi tempi, se stesse cambiando qualcosa nel dna del tifo tennistico. Che è sempre stato capace di rispettare silenzio, attese, pause, sconfitte e vittorie. Che mai si dimostra per quello che è in pancia (anche se una pancia c’è), e che di questo aristocratico distacco quasi se ne fa un vanto. Perché il tennis è soprattutto competizione di stile, e di muscolo sì, ma il muscolo più …

Sölden, la neve glam di James Bond

Nessuno si stancherà mai di attraversare lo skitunnel che, a più di tre mila metri di quota, porta dal ghiacciaio di Rettenbach a quello di Tiefenbach. Entri con il cielo addosso nel ventre della montagna, ed esci su un balcone di un biancore abbacinante che spalanca la vista sulle Alpi della Ötztal. Un set perfetto a pensarci bene, un misto di thrilling e di estasi, che Sam Mendes, regista dell’ultimo episodio della saga di James Bond Spectre (il 5 novembre nei cinema), e il co-produttore Greg Willson, desideroso di girare una “scena completamente folle”, non si sono lasciati scappare. Daniel Craig è così scivolato sulle piste larghe e infinite, si è esibito nelle solite acrobatiche scene d’azione sulla futuristica cabinovia Gaislachkoglbahn, quella avvolta da una plastica iridescente secondo il progetto dello studio di architettura Johann Obermoser, e Sölden, finora tranquilla meta turistica di quattro mila abitanti a poco più di 90 chilometri da Innsbruck, si è regalata uno spot di quelli che sarà difficile dimenticare. Come sarà difficile non notare il cubo di vetro dell’IceQ, …

Dalla sharing economy al platform capitalism

Oggi si è aperta la due giorni di Sharitaly all’interno della Collaborative Week milanese. La sociologa Ivana Pais e Marta Mainieri di Collaboriamo sono arrivate alla terza edizione di questo evento, il primo sull’economia collaborativa in Italia (ne avevo già parlato qui), e all’ex Ansaldo di Milano si godono folla e i meritati riconoscimenti. La Sharing Economy è ormai raccontata come fenomeno mainstream ed è giunto quindi il momento di esercitare l’arte del dubbio, così come il professor Henri Broch ha definito la zetetica. È giusto farsi domande concrete, parlare di prospettive, e soprattutto togliere dalla sharing economy quell’aurea salvifica affibbiatale dalla comunicazione. Perché collaborazione, condivisione, bene comune, ritorno alla cooperazione sono parole belle e piene di speranza, poi però bisogna fare i conti. E vedere se i conti tornano. Sui dati della sharing economy italiana e in specifico delle piattaforme crowdfunding ha ben riferito Ivana Pais (il report lo trovate qui). In sintesi, cresce tutto, passando da 138 a 186 piattaforme sharing e da 41 a 69 per il crowdfunding. La maggiorparte riguardano turismo (17 per cento), …

Gli indifferenti

Questo è l’ultimo post in cui parlo di scuola. Ho sempre pensato che per vedere come sta questo Paese bisogna infilarsi nelle scuole, nella aule, ma c’è un limite a tutto. Soprattutto al mio interesse per gli indifferenti. Coloro che abdicano all’esercizio dei propri diritti. Perché sì, e so che è difficile da capire qui ai confini del senso civico, ma i diritti acquisiti prima di goderli, bisognerebbe esercitarli. Solo che esercitare i propri diritti, dovere civico per eccellenza, in questo Paese vuol dire essere una rompicoglioni. Quindi, ebbene sì, io sono una rompicoglioni. Sono una rompicoglioni perché mi aspetto che la scuola sia adempiente nell’organizzare l’attività alternativa all’ora di religione (sarebbe obbligatorio). Sono una rompicoglioni perché mi aspetto che la scuola pubblica mostri delle prassi educative che prevedano l’inclusione e il rispetto per il prossimo, invece di praticare costantemente, e verbalmente, delle differenze tra chi è maschio e femmina, tra chi è fortunato e meno, tra chi viene a scuola e chi non ci va (e che “fa schifo” a detta di una prof). …

La lettura ci salverà

[Pubblicato su Dove ottobre 2015] Quando, nel febbraio di 2013, dalle pagine di Le Monde, Philip Roth profetizzò la riduzione, in trent’anni, dei lettori di vera letteratura in un numero pari a quello degli odierni frequentatori delle poesie in latino, non abbiamo fatto una piega. E pure quando, dai guru dei formati elettronici e della comunicazione online d’Oltreoceano, sono arrivati gli editti apocalittici sulla sparizione del libro di carta, la resistenza è stata poca. Poi, si è scoperto che, dagli Usa, al posto dell’invasione degli ebook (rimasti fermi a poco più del 20 per cento), è arrivata la riscossa delle librerie indipendenti, e che, invece della lettura mordi e fuggi, c’è un nutrito gruppo di persone, distratti millennials compresi, che preferiscono concedersi lunghe letture sfogliando pagina dopo pagina. Questo, per riassumere. Ma, volendo parlare di “cibo per la mente”, e dei diversi modi per procurarsene, un tentativo di non cadere in eccessive semplificazioni va fatto. Maryanne Wolf, per esempio, docente di scienze cognitive alla Tufts University di Boston, internazionalmente nota per aver scritto in Proust …

Il tennis ha un problema. Djokovic.

La finale di Shanghai è appena terminata e il numero 1 del mondo Novak Djokovic se l’è portata a casa come bersi un bicchier d’acqua. Il secondo, dopo quello buttato giù in poco più di un’ora nella semifinale con Andy Murray. Con più di sei mila punti che ormai lo distanziano dal secondo della classifica ATP, Nole potrà stare al sicuro per almeno un paio di anni, ma il tennis? Il tennis è al sicuro?  I primi turni di Shanghai si sono giocati nel vuoto siderale. A parte quando è sceso in campo Roger Federer, s’intende. Lì, per quella fugace apparizione che a Roger è costata mille punti, lo stadio si è riempito, poi persino la partita più bella del torneo, quel  Tomic vs Gasquet (6-3, 6-71, 6-4), è andata in scena tra pochi intimi. Ma tornando a Djokovic, tornando al numero 1, è evidente (e lo avevo già scritto qui) che non ci sia nessuno in grado di dare vita, insieme a lui, a un’altra “era tennistica” del fascino, e della qualità di gioco, espressa dall’era Fedal, ovvero …

Gender Pay Gap, a che punto siamo

È dal 1957 che se ne parla e, secondo le previsioni del World Economic Forum, se ne parlerà ancora per una ottantina d’anni. Il divario salariale tra uomini e donne, internazionalmente noto come gender pay gap, rischia di essere così la notizia più longeva della storia dell’informazione. Stesso lavoro, stessa qualifica e competenze, stessa produttività, ma “lei”, in Europa, guadagna in media il 17 per cento in meno e lavora gratis quindi, per circa 59 giorni l’anno. Che in Italia, e in moneta sonante, per i ruoli da dirigente significa una differenza di oltre otto mila e 500 euro (Osservatorio Job Pricing). Dati snocciolati, secondo le diverse angolature, a ogni piè sospinto, salvo poi non riuscire banalmente a sapere quanto guadagna il collega della scrivania a fianco. «Le aziende che riescono a ridurre il gap sotto il quattro per cento sono quelle che comparano i livelli retributivi; che verificano quanto un ruolo è pagato sul mercato; e che operano sui salari secondo parametri trasparenti e oggettivi» dice Anna Zattoni, direttore generale di Valore D. L’associazione …

E se la (cara e vecchia) non violenza fosse la soluzione?

Bullismo, cyberbullismo, eccessi comportamentali e conflitti più o meno aspri. A scuola, al parco, in palestra, sono spesso questi gli argomenti (e le paure) all’ordine del giorno. Il 2 ottobre scorso, giorno della nascita del Mahatma Gandhi, e Giornata internazionale della Non Violenza, è stato presentato il lavoro del Centro Non Violenza Attiva Educazione alla nonviolenza a Milano, patrocinato dall’Assessorato all’Educazione e all’Istruzione del Comune di Milano e sperimentato in alcune scuole milanesi proprio quest’anno. Non è difficile capire quanto l’educazione scolastica sia complessa e quanto il confine tra il benessere psicofisico e la buona, ed efficace, trasmissione del sapere sia labile. Non è difficile, ma non è scontato, tanto che io stessa sono testimone della sottovalutazione di comportamenti preoccupanti (insulti, didattica punitiva, osservazioni sessiste) perché considerati, anche dagli stessi genitori, semplicemente slegati dalla funzione dell’insegnamento. Quasi che secoli di pedagogia fossero passati invano… In molte scuole, laboratori per la prevenzione e la gestione dei conflitti, spesso legati alla vita in Rete, si fanno. Il richiamo alla (cara e vecchia) non violenza è in questo caso esplicito …

Marche, il cibo della tradizione

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 9 ottobre 2015] Solchi, pianori, rami stagliati sui campi, casolari. Bianchi e neri abbaglianti. Si dice che Mario Giacomelli, “inventore” del paesaggio delle Marche, per mappare la trasformazione della sua terra, il mutare delle coltivazioni, delle opere agricole, tornasse nei luoghi che fotografava più volte. A lui interessavano “i segni che fa l’uomo senza saperlo, ma senza far morire la terra”. I segni del tempo e del lavoro, insomma, e i filari di vite, nelle sue vedute aeree, erano tra questi. Lasciati ancora oggi dalle 14 mila e 190 aziende vitivinicole che disegnano 17 mila e 400 ettari, ogni anno sempre di più. Ed è dal disegno di questo paesaggio che arriva il vino bianco italiano più premiato dalle guide, il Verdicchio, con 18 milioni di bottiglie commercializzate nel mondo. «Come vitigno autoctono per eccellenza, il Verdicchio è il nostro ambasciatore» dice l’enologo Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. «È l’unico bianco che sfida il tempo, che dopo 20 anni fa sentire ancora la sua eleganza. E, come nessun …

Primo: non sprecare

«Cosa ho cucinato ieri sera? Un cuore. Ero andata dal mio fornitore di latticini di fiducia che ogni quattro mesi abbatte una vacca di pezzata rossa e ne distribuisce la carne: nessuno vuole il fegato, la trippa o il cuore. Io invece ho preso quello e l’ho semplicemente scottato in padella abbinandolo a fragole calde cotte nel loro succo e fave fresche della nostra campagna». Antonia Klugmann, chef dell’Argine a Vencò, Gorizia, è una delle voci più interessanti del panorama dell’alta cucina. Incanta e stupisce anche quando, a Identità Golose, presenta i nervetti di vitello ricavati da un ginocchio che il macellaio le ha regalato con nespole e caffè. «Dobbiamo imparare a valutare le materie prime al di là del loro prezzo di acquisto. Lo spreco è una delle cose più ineleganti che si possono fare. E sprecare significa soprattutto trattare i prodotti della terra come se fossero oggetti qualunque. Come se non avessero in sé un percorso produttivo e di vita». Pare quasi una febbre comune, tra gli stellati padroni di cucine e palcoscenici, …