Month: gennaio 2016

Due chiacchiere con Mariavittoria Rava

Il 12 gennaio 2016 saranno sei anni dal devastante terremoto di Haiti. Il 31 dicembre, via Skype, ho fatto una chiacchierata con Mariavittoria Rava della Fondazione Francesca Rava che si trovava proprio a Port au Prince. Questa è l’intervista integrale, cuore del servizio su Haiti pubblicato sul numero 2 del settimanale Gioia! Sembrerà cosa di poco conto, ma ad Haiti il 27 dicembre doveva esserci il ballottaggio decisivo per le elezioni, dopo l’accusa di brogli del 25 ottobre, ma ancora si rimanda… questo dice forse di un Paese che vive ancora in una situazione di emergenza? Quando lo scorso ottobre era stata sospettata la frode da parte del candidato del presidente uscente Martelly, un gruppo di otto altri candidati hanno creato un’opposizione minacciando di non partecipare ad altre elezioni se non si fosse chiarito l’episodio. Ad oggi (2 gennaio, ndr) stiamo ancor aspettando l’esito dello spoglio manuale. Ma anche se fosse confermato l’esito di ottobre, non ci sarebbe tempo per convocare il secondo turno e fare un nuovo governo per il 7 febbraio. Il pericolo è …

L’ultima volta di Lleyton Hewitt

Ecco, qui di scommesse, insulti, svendite della sportività, non si parla. Qui si parla di Lleyton Hewitt, ex e più giovane numero 1 del circuito ATP (nel 2001 a 20 anni), vincitore di un memorabile UsOpen contro Pete Sampras nello stesso anno, e del torneo di Wimbledon nel 2002. Qui si parla di uno che, questa mattina, a 34 anni, ha giocato la sua ultima partita a casa sua, all’Australian Open, contro David Ferrer. Un match tra due autentici lottatori, tra due tennisti ruvidi che per questo sport, hanno dato sempre tutto quello che avevano. Lo Wall Street Journal ha scritto che Hewitt ha messo i semi per un nuovo modo di giocare a tennis. Ha mostrato ai futuri Federer, Nadal e Djokovic, la strada per trasformare la posizione difensiva da fondocampo in un gioco d’attacco. Qui però, in queste poche righe, le imprese, i dati tecnici e statistici, sono solo il contorno. Quando ha messo per l’ultima volta piede nella Rod Laver Arena, quello che tutti si sono chiesti è che cosa abbia provato Rusty, il soprannome che porta scritto …

Singleton, una casa tutta per me

[Pubblicato su Gioia! n. 1 2016] Davanti a una colazione abbondante, sedute al tavolo con le amiche, la sentenza della solita Miranda Hobbes è più valida che mai: «Tra cinquant’anni gli uomini saranno comunque obsoleti. Già adesso non ci si può più parlare». Quindi, si sottintende, perché viverci insieme? Se non fosse che le donne che abitano da sole stanno diventando anche in Italia un fenomeno demografico, la condizione delle singleton, così come sono state battezzate le famiglie unipersonali dal docente di sociologia all’Università di New York Eric Klinenberg nel suo Going Solo (Penguin Book), si potrebbe sintetizzare in questo modo. Ma, come osserva Graziella Civenti dell’Università Bicocca di Milano, autrice dell’indagine sulle donne che vivono sole raccolta nel libro Una casa tutta per sé (Franco Angeli), la cosa non è così semplice. «Innanzi tutto c’è un problema di accettazione culturale e di linguaggio. La lingua italiana non ha una definizione per questo status e lo omologa alla condizione di single, il che, non è sempre vero. Quello che sembra essere confermato invece è come le …

E poi, il resto del tempo cosa faccio?

Ieri ho passato un pomeriggio con otto adolescenti. Passato è una parola grossa perché in realtà si trattava di spostarli da un posto all’altro e tenermi adeguatamente a distanza durante le loro attività. Una compagnia discreta insomma, anche se a me fa sempre piacere parlare con loro, ascoltarli, osservarli. Avete mai provato a chiedere loro di cosa parlano quando stanno insieme? Cosa sia dicono? A parte il gergo usato che minerebbe il sistema nervoso di chiunque, pesando le conversazioni ho scoperto che il piatto della bilancia pendeva nettamente dalla parte del gioco on line. Cioè, metà del tempo lo passano sul gioco. L’altra metà, ne parlano. Ovviamente queste sono banalità e nemmeno tanto rispondendo al vero, ma la cosa interessante è che a un certo punto, intervenuta nella conversazione, ho chiesto loro di spiegarmi alcuni meccanismi. Puntualmente, e seriamente, mi hanno risposto. Poi ho chiesto loro cosa pensassero del tempo che passavano sui giochi. Bene, sapevano del rischio di perdita di concentrazione, dell’inutilità, dei problemi di vista. Allora, da secchiona e mamma quale sono, ne …

Perché c’è bisogno (ancora) di Maria Montessori

In questi giorni in cui nei giornali appare come uno scandalo la richiesta del Miur di avere classi differenziate, cioè di “gruppi di livello”, vi propongo questa intervista al presidente dell’Opera Nazionale Montessori Benedetto Scoppola con cui ho scambiato due parole in occasione di un articolo su Gioia! sul Metodo. Nel documento del Miur si parla anche infatti di didattica cooperativa e didattica tra pari, elementi fondamentali del metodo montessoriano. L’organizzazione personalizzata delle attività poi, scandali o meno, è uno dei pilastri del buon insegnamento, come già spiegava Francesco Avvisati qui. Al di là degli anatemi quindi, al solito è il modo in cui verrà percepita l’indicazione che farà la differenza. E se il rispetto delle inclinazioni degli studenti verrà utilizzato per dividere e non per con-dividere nuovi stimoli, certo la colpa non può essere dello strumento. Anche con il fuoco del resto, ci si può salvare dal freddo o incendiare la casa. Una prima domanda, per quale ragione dovremmo guardare con più attenzione al metodo Montessori? Perché è necessario mettere bambini e ragazzi al centro del processo educativo, renderli protagonisti …

Kids Safari in Sudafrica

Quello che può succedere è questo: che mentre sei nella tua camera con una vista sterminata sul bush, un elefante infila la proboscide sul tuo terrazzo e tu sei lì che lo guardi. Con il solo vetro a separarvi dall’abbraccio. Se un elefante lo si è visto solo in versione disneyana, o a limite in un documentario di Geo Wild, si tratta di un’emozione piuttosto forte. Ma d’altra parte, chi sceglie di andare in Sudafrica è esattamente questo che va cercando. Ed è esattamente questo che desidera regalare ai propri figli. C’è chi reputa il safari sudafricano troppo poco selvaggio, talvolta iper gestito e confezionato alla perfezione. Ciò nonostante, i parchi e le riserve della nazione arcobaleno, che peraltro continua a essere premiata come una delle mete con il miglior rapporto qualità prezzo, attirano sia esordienti che navigati Indiana Jones, coppie e famiglie. Tutti convinti da una densità di animali che ha pochi eguali, da una ricerca in tutta sicurezza ai Big Five (elefante, bufalo, rinoceronte, leopardo e leone) fatta in riserve private e parchi per …

A scuola di cinese

[Pubblicato su Gioia! del 12 dicembre 2015] Un iPad in mano, e tre bambini che si divertono a interpretare, e riprendere, la scenetta di due amici che vanno al ristorante e ordinano Xiaolongbao, i ravioli al vapore specialità di Shanghai. E lo fanno, naturalmente, parlando cinese. Succede nella scuola primaria dell’Istituto Marymount di Roma, dove lo studio della lingua di Mao, come dice Paola Mattioli, che a spiegare come insegnare intonazioni e logogrammi fin da piccoli è andata fino all’Università di Barcellona, va in pagella. «Non è più come un tempo. Oggi si può imparare una lingua così lontana dalla nostra anche giocando. La tecnologia, e le tante app sviluppate, ci aiutano. Come aiuta la fantasia propria dei bambini che più facilmente vedono, e quindi memorizzano, dietro il segno astratto del carattere cinese, un uomo che cammina, un sole…». Ma le potenzialità dei più piccoli nell’apprendimento del cinese non finiscono qui. Come dice Renata Cirina, direttrice della scuola dell’infanzia del Collegio San Carlo di Milano, che il cinese curricolare lo ha inserito dalla scuola materna, …

Facciamo la pace.

[Pubblicato su Gioia! n. 49 del 5 gennaio 2016] E se la pace tornasse di moda? Se si avesse il coraggio di togliere da questa parola la polvere ideologica, l’inerzia, persino i fallimenti. Per riscoprire il volto propositivo della non violenza. O, come ha suggerito Obama, per non perdere fiducia in ciò che siamo, nei nostri valori, nella libertà che abbiamo costruito. Per Gioia! otto voci per un mondo non violento. Francesca Borri, reporter di guerra e mediatrice, suo il libro La guerra dentro (Bompiani). «Mi ritrovo nei paesi più diversi. Siria, Libia, Yemen, Sudan. Le guerre più diverse. Ma al fondo la storia è sempre la stessa: le persone. Non sunniti o sciiti, rifugiati o terroristi, ma solo uomini e donne. Perché ognuno di noi è mille cose allo stesso tempo. Un musulmano, ma anche un padre, un ingegnere, uno che ama cucinare, guardare film gialli e ascoltare Adele. Solo così, restituendo a ognuno la sua ricchezza, è possibile riconoscerci nell’altro. E parlarci, invece che averne paura». Michela Murgia, scrittrice, da pochi giorni in …