Month: giugno 2016

Sulla testa delle donne

Cosa hanno in comune Madame Pompadour e Amy Winehouse? Nulla, o forse, guardando le maestose capigliature che sovrastano i loro capi irrequieti, tutto. Lo capiamo leggendo il bel libro di Giulia Pivetta Ladies’Haircult (24Ore Cultura): perché in definitiva i capelli sono tutt’uno con la storia dell’emancipazione femminile; e perché, parafrasando Hofmannsthal, la profondità si nasconde in superficie. Ecco che allora, a secoli di distanza, Reinette e Amy, entrambe ragazze toste e sfrontate, con i capelli si sono fatte una corona, l’eccessivo beehive, e hanno tenuto testa ai maschi che regnano sul mondo. La verità è che non bisogna aver paura di accostare le grandi parole alle messe in piega. Il tirabaci, per esempio, ciocca ribelle sistemata a modino, sta benissimo con la parola libertà. Lo stesso dicasi per il taglio corto, che sia quello stile Giovanna d’Arco che ritorna in Jean Seberg di Fino all’ultimo respiro o nella Mia Farrow di Rosemary’s Baby; o per la chioma spericolata ma consapevole di Farrah Fawcett. E chi ha letto Chimamanda Ngozi Adichie e il suo Dovremmo essere …

Scuole (sempre) aperte

«Scuole aperte d’estate per aiutare i genitori nella gestione dei figli, Scuole ‘al centro’ per rispondere a dispersione scolastica e disagio delle periferie: sono ovviamente buone notizie, visto che oggi la scuola è spesso l’unico edifico sociale». Parola di Giovanni Biondi, presidente dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire), che saluta con favore, insieme a chi puntualmente al presentarsi della pausa estiva fa notare che nessuno ha tre mesi di vacanza (l’ultima è la petizione su change.org promossa da una mamma di Pavullo), l’idea della ministra Stefania Giannini. Perché se le iniziative destinate ai bambini della primaria sono già realtà in molte città italiane, aprire le scuole secondarie ci avvicinerebbe a Paesi europei come l’Inghilterra. «La differenza però» continua Biondi «è che queste scuole sono costruite per essere vissute durante tutto l’anno. La maggior parte dei nostri edifici invece, non è concepito al di là delle ore di lezione: ci sono solo aule, banchi, lunghi corridoi, raramente mense, spazi di relax e ritrovo. Un’altra limitazione è legata al personale: all’estero le scuole sono autonome …

Figli, più che i bonus servono certezze

È solo, per ora, una proposta, ma il clamore suscitato dall’annuncio della ministra Lorenzin di raddoppiare il bonus bebè del primo figlio (e aumentarlo dal secondo in poi) fino al 31 dicembre del 2020, la dice lunga su quanto scotti il tema delle politiche familiari. E su quanto sia urgente risolvere il problema della natalità. «L’immagine che meglio rappresenta la nostra condizione demografica è quella di un palazzo a cui si aggiungono sempre più piani al vertice mentre si indeboliscono le basi. È ovvio che un sistema così, crolla. Nello stesso modo, un Paese senza giovani non è in grado di sostenere né il sistema sociale, né la ripresa economica» dice Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano. Secondo Istat, in cinque anni, si sono perse 66mila nascite, e l’età media in cui le donne hanno il primo figlio è sempre più alta. Ma il bonus bebè è davvero la soluzione? Una risposta, ce la danno i nostri vicini. Senza deprimerci con l’efficienza dei Paesi Scandinavi, in Germania per esempio, da gennaio 2016, ci sono 190 …

E anche il gelato diventa gourmet…

Ora che apprezziamo il manzo di Kobe e alterniamo con naturalezza quinoa e amaranto, ora che sappiamo distinguere l’asparago bianco di Bassano da quello di Terlano, possiamo anche dedicarci al gelato. Quello artigianale s’intende, che prima leccavamo con avida leggerezza a passeggio, e che ora si sta conquistando la dignità di un piatto gourmet. «C’è chi scalpita per una visibilità maggiore e, parallelamente, c’è il desiderio di riappropriarsi di un alimento, essere più consapevoli di lavorazione e ingredienti. E poi ci siamo noi, che cominciamo a comunicare meglio il nostro lavoro». Parole di Paolo Brunelli (nella foto), maestro gelatiere con la presunzione di cercare la ganache perfetta (lo si trova ad Agugliano e Senigallia), e che dice di aver visto il gelato in tutte le facce: quello della nonna da bambino, quello ipercostruito degli anni Ottanta, e quello odierno: prodotto edonistico per eccellenza che trasforma la coppetta da tre euro in una degustazione itinerante di crema all’uovo accompagnata da pomodoro e mais canditi con spugna di piselli, in un gelato alla mandorla spolverato di pecorino dei …

Simone Bonini e il (vero) gelato

Certo non è persona che usa mezzi termini. Simone Bonini della gelateria Carapina, da poche settimane in strada a Firenze anche con il suo Truck di otto gusti, non si lascia incantare nemmeno dal mito della gelateria artigianale italiana. Ha usato frasi provocatorie come “la gelateria è morta”, perché? Il gelato italiano, come parmigiano o prosciutto, è uno dei classici dell’Italian Sounding, ma al contrario di altre eccellenze, non siamo stati capaci di tutelarlo con consorzi o disciplinari che dicessero al cliente medio cosa sia veramente un gelato artigianale. E così tutto questo clamore rischia di essere una bolla pronta a scoppiare. Quando un gelato si può dire veramente artigianale? Curiosità nell’usare materie prime fresche, a cominciare dal latte, lavorazione e mantecatura sul luogo. Ma quello che distingue un maestro da un assemblatore di polveri è la capacità di fare gelati alla frutta, la frutta non mente. Questo incide anche sul prezzo finale? Il mio gelato costa 28 euro al chilo, ma la verità è che ogni gusto dovrebbe avere un suo prezzo per legittimare la …

Questioni di merito

Puntuali come le feste comandate, al via delle prove Invalsi (ultimo appuntamento 17 giugno per i ragazzi di terza media), partono anche le proteste. Scioperi, bambini non mandati a scuola, azioni di boicottaggio da parte degli insegnanti. Il nostro Paese, è cosa nota, ha qualche problema nell’accettare le misurazioni. Che poi non sono altro che regole, condivise, per conoscere meglio il nostro operato secondo l’adagio, tutto nordico per la verità, che misurare è conoscere. Ma, come dice Giorgio Neglia, consigliere del Forum della Meritocrazia e coordinatore gruppo di lavoro che ha messo a punto il primo Meritometro in Europa: «Riconoscere e promuovere il merito, in Italia, è soprattutto un problema culturale. La valutazione è percepita come evento punitivo, mentre è proprio la condivisione di standard oggettivi la strada per costruire una società che punta su conoscenza e competenze, una società meritocratica». Inutile dire che, in base ai sette pilastri usati come indicatori quantitativi per misurare il merito (libertà, pari opportunità, qualità del sistema educativo, attrattività per i talenti, regole, trasparenza, mobilità sociale), il nostro Paese …