Month: agosto 2016

Il potere dell’abito

Quando John Molloy rese di pubblico dominio, con il libro Dress for Success, il termine power dressing, era il 1975. In Italia l’aborto era reato, vigevano delitto d’onore e matrimonio riparatore, e si poteva divorziare solo da cinque anni. L’unico potere da esibire, accessoriato da un certo desiderio di emancipazione, era forse quindi quello di indossare i pantaloni. E certo non al lavoro o in televisione. Il recente ordine di servizio di mamma Rai a giornalisti e giornaliste ha fatto notizia: richiamare gli uomini a giacche in tinta unita grigie o blu evitando cravatte fantasia o sgargianti, e le donne a braccia coperte e colori sobri, è sembrato un editto puritano. Strano. Perché ormai è dimostrato che il modo in cui ci si veste influisce su come gli altri ci percepiscono, e che andare a un colloquio di lavoro adeguatamente abbigliati fa la differenza. Ma c’è di più, secondo una ricerca della Northwestern University, nell’Illinois, chi veste bene (nel senso di appropriato), pensa bene. Basta indossare un camice bianco di un medico e, indici alla …

Campioni di sport. E chiacchiere

Ora che è passata la buriana. Che non solo sono state fatte le scuse, ma – cosa rara in questo Paese – il responsabile ha pagato tutto lo sbaglio che ha fatto (è stato licenziato). Ora che persino la categoria degli editori appare più dura e pura dell’Ordine dei Giornalisti, qualcosa la vorrei dire. Qualcosa che parli di sport intendo, non di ciccia o lato B. Ebbene, se c’è una cosa che insegna lo sport, è che le conquiste, le vittorie, si misurano sul campo. È una cosa che mi ha detto una volta una famosa tennista che, parlando della parità tra i sessi in quello sport, ha sottolineato che prima di tutto, le cose sono state conquistate sul campo. Sembra una cosa banale, ma non è così. Misurarsi sul campo, significa innanzi tutto starci nello sport. Se non come atlete, almeno come donne che si interessano di sport, che sono consapevoli di quanto sia importante la cultura sportiva nella formazione di una persona. Starci nello sport significa assicurarsi che le nostre figlie, oltre al …

Diventare padri… dopo il divorzio

L’orto di Enrico sembra un giardino delle meraviglie. Ci sono patate, piselli, cipolle, zucchine. Ma soprattutto, ci sono i bambini, i suoi, di 11 e 9 anni, che insieme a lui seminano, piantano, raccolgono. «Negli ultimi due anni abbiamo persino mietuto il grano», dice. Enrico si è separato nel 2011, ed è stato allora, racconta, che si è chiesto come volesse stare con i suoi figli. Non una domanda rara per la verità. Dopo la rottura di un nucleo familiare, equilibri affettivi e organizzazione pratica devono essere ricostruiti, e sono spesso i padri a scoprire un ruolo genitoriale prima considerato scontato. «La mia era una situazione tradizionale: io lavoravo, lei, a casa, si occupava di tutto, dal cibo ai vestiti… a posteriori, potrei dire che questo disequilibrio è stata una delle ragioni del nostro allontanamento, ma il fatto è che anch’io avevo qualcosa da imparare» continua Enrico. «All’inizio, ho cercato di creare un appuntamento tutto nostro leggendo insieme e ad alta voce la saga di Harry Potter e lo Hobbit, ma ho anche cominciato a …