Year: 2016

Bornholm, isola felice

Come ha fatto una piccola isola a poco più di 64 chilometri dalla costa sud della Svezia, raggiungibile con una mezz’ora di aereo da Copenaghen o con una buona giornata di traghetto, a diventare una sorta di buen ritiro per gli amanti di vacanze eco friendly e cucina gourmand, è uno dei misteri della lungimiranza del popolo danese. In effetti, a Bornholm, è stata anche girata una trilogia di film per ragazzi che mescola i segreti dei Templari e del Sacro Graal con la solita, e invidiabile, educazione sentimentale alla danese, a dimostrazione che la natura quantomeno arcana dell’isola si deve persino all’antica disposizione delle famose chiese bianche e rotonde, e di alcuni monoliti. Quello che non è un mistero invece, è come Bornholm sia riuscita a risollevarsi da una crisi economica senza precedenti che aveva fatto scendere la popolazione sotto i 40 mila abitanti. Una salvezza chiamata Bright Green Island e che ha portato a concepire Bornholm come un’isola laboratorio in cui si testano materiali, soluzioni innovative per il riciclaggio e l’upcycling, sistemi di …

Carriera. Basta la parola

Chissà se, nello scandire le tappe della carriera di un uomo, si userebbero tante espressioni. Quelle, per esempio, che dettagliano la corsa a ostacoli che una donna deve compiere per veder realizzare le proprie ambizioni. Fino a qualche anno fa, era di moda giustificare la difficoltà di raggiungere il vertice con glass ceiling, il soffitto di cristallo, poi, dopo averlo infranto a forza di quote rosa e nomine altisonanti, ecco che l’impedimento si è trasformato in glass cliff, la scogliera di cristallo (copyright delle psicologhe di Exeter Michelle Ryan e Alexander Haslam). In altre parole: sei arrivata nella stanza dei bottoni, ma guarda caso tutto ciò è avvenuto in un contesto di crisi economica senza precedenti e, quella su cui ti siedi, non è la poltrona del potere, ma, a osservarla da vicino, una vera patata bollente. E, per inciso, tu non sei il capo, bensì il capro espiatorio, visto che le probabilità di successo e di riportare il fatturato a cifre mirabolanti sono verosimili tanto quanto l’allargamento dei ghiacciai. Continuando con il rosario di …

C’era una volta il campeggio

È dai tempi del Giovane Holden che “quei campeggi di casette di legno o posti così” sono l’idea di un’avventura a portata di mano (e di portafoglio). I ragazzi impazziscono. Lo concepiscono come un mondo di massima libertà, un gioco che non finisce mai, nemmeno quando si mangia o si va a dormire. A storcere un po’ il naso, se mai, sono gli adulti. Spesso alla ricerca di un confort totale, nei servizi e negli spazi, e propensi più alla privacy assoluta che all’ospitalità modalità comune anni Settanta… Ma i tempi cambiano, il campeggio si adegua e soprattutto, il glampling, neologismo nato dall’unione di glamour più camping, è di moda. Il che significa stare in tenda sì, ma stile safari di lusso, con bagno privato e vasca free standing da esploratore, letti a baldacchino e magari con vista su cielo stellato o mare. A Il Campeggio di Capalbio, sistemati a pochi metri dalla spiaggia, tra i pini marittimi e i profumi della macchia mediterranea, le dune che si spingono fino all’Oasi del WWF del lago …

Il potere dell’abito

Quando John Molloy rese di pubblico dominio, con il libro Dress for Success, il termine power dressing, era il 1975. In Italia l’aborto era reato, vigevano delitto d’onore e matrimonio riparatore, e si poteva divorziare solo da cinque anni. L’unico potere da esibire, accessoriato da un certo desiderio di emancipazione, era forse quindi quello di indossare i pantaloni. E certo non al lavoro o in televisione. Il recente ordine di servizio di mamma Rai a giornalisti e giornaliste ha fatto notizia: richiamare gli uomini a giacche in tinta unita grigie o blu evitando cravatte fantasia o sgargianti, e le donne a braccia coperte e colori sobri, è sembrato un editto puritano. Strano. Perché ormai è dimostrato che il modo in cui ci si veste influisce su come gli altri ci percepiscono, e che andare a un colloquio di lavoro adeguatamente abbigliati fa la differenza. Ma c’è di più, secondo una ricerca della Northwestern University, nell’Illinois, chi veste bene (nel senso di appropriato), pensa bene. Basta indossare un camice bianco di un medico e, indici alla …

Campioni di sport. E chiacchiere

Ora che è passata la buriana. Che non solo sono state fatte le scuse, ma – cosa rara in questo Paese – il responsabile ha pagato tutto lo sbaglio che ha fatto (è stato licenziato). Ora che persino la categoria degli editori appare più dura e pura dell’Ordine dei Giornalisti, qualcosa la vorrei dire. Qualcosa che parli di sport intendo, non di ciccia o lato B. Ebbene, se c’è una cosa che insegna lo sport, è che le conquiste, le vittorie, si misurano sul campo. È una cosa che mi ha detto una volta una famosa tennista che, parlando della parità tra i sessi in quello sport, ha sottolineato che prima di tutto, le cose sono state conquistate sul campo. Sembra una cosa banale, ma non è così. Misurarsi sul campo, significa innanzi tutto starci nello sport. Se non come atlete, almeno come donne che si interessano di sport, che sono consapevoli di quanto sia importante la cultura sportiva nella formazione di una persona. Starci nello sport significa assicurarsi che le nostre figlie, oltre al …

Diventare padri… dopo il divorzio

L’orto di Enrico sembra un giardino delle meraviglie. Ci sono patate, piselli, cipolle, zucchine. Ma soprattutto, ci sono i bambini, i suoi, di 11 e 9 anni, che insieme a lui seminano, piantano, raccolgono. «Negli ultimi due anni abbiamo persino mietuto il grano», dice. Enrico si è separato nel 2011, ed è stato allora, racconta, che si è chiesto come volesse stare con i suoi figli. Non una domanda rara per la verità. Dopo la rottura di un nucleo familiare, equilibri affettivi e organizzazione pratica devono essere ricostruiti, e sono spesso i padri a scoprire un ruolo genitoriale prima considerato scontato. «La mia era una situazione tradizionale: io lavoravo, lei, a casa, si occupava di tutto, dal cibo ai vestiti… a posteriori, potrei dire che questo disequilibrio è stata una delle ragioni del nostro allontanamento, ma il fatto è che anch’io avevo qualcosa da imparare» continua Enrico. «All’inizio, ho cercato di creare un appuntamento tutto nostro leggendo insieme e ad alta voce la saga di Harry Potter e lo Hobbit, ma ho anche cominciato a …

Sulla testa delle donne

Cosa hanno in comune Madame Pompadour e Amy Winehouse? Nulla, o forse, guardando le maestose capigliature che sovrastano i loro capi irrequieti, tutto. Lo capiamo leggendo il bel libro di Giulia Pivetta Ladies’Haircult (24Ore Cultura): perché in definitiva i capelli sono tutt’uno con la storia dell’emancipazione femminile; e perché, parafrasando Hofmannsthal, la profondità si nasconde in superficie. Ecco che allora, a secoli di distanza, Reinette e Amy, entrambe ragazze toste e sfrontate, con i capelli si sono fatte una corona, l’eccessivo beehive, e hanno tenuto testa ai maschi che regnano sul mondo. La verità è che non bisogna aver paura di accostare le grandi parole alle messe in piega. Il tirabaci, per esempio, ciocca ribelle sistemata a modino, sta benissimo con la parola libertà. Lo stesso dicasi per il taglio corto, che sia quello stile Giovanna d’Arco che ritorna in Jean Seberg di Fino all’ultimo respiro o nella Mia Farrow di Rosemary’s Baby; o per la chioma spericolata ma consapevole di Farrah Fawcett. E chi ha letto Chimamanda Ngozi Adichie e il suo Dovremmo essere …

Scuole (sempre) aperte

«Scuole aperte d’estate per aiutare i genitori nella gestione dei figli, Scuole ‘al centro’ per rispondere a dispersione scolastica e disagio delle periferie: sono ovviamente buone notizie, visto che oggi la scuola è spesso l’unico edifico sociale». Parola di Giovanni Biondi, presidente dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire), che saluta con favore, insieme a chi puntualmente al presentarsi della pausa estiva fa notare che nessuno ha tre mesi di vacanza (l’ultima è la petizione su change.org promossa da una mamma di Pavullo), l’idea della ministra Stefania Giannini. Perché se le iniziative destinate ai bambini della primaria sono già realtà in molte città italiane, aprire le scuole secondarie ci avvicinerebbe a Paesi europei come l’Inghilterra. «La differenza però» continua Biondi «è che queste scuole sono costruite per essere vissute durante tutto l’anno. La maggior parte dei nostri edifici invece, non è concepito al di là delle ore di lezione: ci sono solo aule, banchi, lunghi corridoi, raramente mense, spazi di relax e ritrovo. Un’altra limitazione è legata al personale: all’estero le scuole sono autonome …

Figli, più che i bonus servono certezze

È solo, per ora, una proposta, ma il clamore suscitato dall’annuncio della ministra Lorenzin di raddoppiare il bonus bebè del primo figlio (e aumentarlo dal secondo in poi) fino al 31 dicembre del 2020, la dice lunga su quanto scotti il tema delle politiche familiari. E su quanto sia urgente risolvere il problema della natalità. «L’immagine che meglio rappresenta la nostra condizione demografica è quella di un palazzo a cui si aggiungono sempre più piani al vertice mentre si indeboliscono le basi. È ovvio che un sistema così, crolla. Nello stesso modo, un Paese senza giovani non è in grado di sostenere né il sistema sociale, né la ripresa economica» dice Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano. Secondo Istat, in cinque anni, si sono perse 66mila nascite, e l’età media in cui le donne hanno il primo figlio è sempre più alta. Ma il bonus bebè è davvero la soluzione? Una risposta, ce la danno i nostri vicini. Senza deprimerci con l’efficienza dei Paesi Scandinavi, in Germania per esempio, da gennaio 2016, ci sono 190 …

E anche il gelato diventa gourmet…

Ora che apprezziamo il manzo di Kobe e alterniamo con naturalezza quinoa e amaranto, ora che sappiamo distinguere l’asparago bianco di Bassano da quello di Terlano, possiamo anche dedicarci al gelato. Quello artigianale s’intende, che prima leccavamo con avida leggerezza a passeggio, e che ora si sta conquistando la dignità di un piatto gourmet. «C’è chi scalpita per una visibilità maggiore e, parallelamente, c’è il desiderio di riappropriarsi di un alimento, essere più consapevoli di lavorazione e ingredienti. E poi ci siamo noi, che cominciamo a comunicare meglio il nostro lavoro». Parole di Paolo Brunelli (nella foto), maestro gelatiere con la presunzione di cercare la ganache perfetta (lo si trova ad Agugliano e Senigallia), e che dice di aver visto il gelato in tutte le facce: quello della nonna da bambino, quello ipercostruito degli anni Ottanta, e quello odierno: prodotto edonistico per eccellenza che trasforma la coppetta da tre euro in una degustazione itinerante di crema all’uovo accompagnata da pomodoro e mais canditi con spugna di piselli, in un gelato alla mandorla spolverato di pecorino dei …