Year: 2017

Christmas Blues, quando il Natale è malinconia

Si chiama Christmas Blues e no, non è il jazz scanzonato di Bob Dylan. Anche se Bob Dylan, che non è Babbo Natale, qualche cosa su questo sentimento malinconico che cresce durante le feste lo aveva cantato. Trattasi, per altro, di una sindrome oltremodo indagata (secondo l’americano National Institute of Health, le feste di dicembre sono il periodo dell’anno in cui si registrano più casi di depressione), con sintomi e risvolti psicologici codificati: «Ci si sente più rallentati, affaticati, inclini al sonno e alla malinconia», dice la psicologa e psicoterapeuta Michela Rosati. «E mentre il mondo ci chiede di provare compassione, bontà, gioia, il Natale può essere percepito persino come un affronto rispetto a quello che stiamo sperimentando personalmente». Christmas Blues quindi, come disconnessione dal benessere diffuso, e più o meno artificioso, in cui nostro malgrado ci troviamo immersi. Come stonatura rispetto alla narrazione mainstream, e gap profondo tra il nostro stato d’animo e quello che la maggioranza delle persone, con tanto di social media a fare da amplificatore, fa apparire. Ma è poi davvero …

Violenza. Se non cambia mai nulla

«Crolla il numero di omicidi, ma quello delle donne uccise per mano maschile resta lo stesso. Nel 2017 la media è ancora di una vittima ogni tre giorni, il che ci dice che di passi avanti se ne è fatti pochi». Parole di Francesca Puglisi, senatrice e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere insediatasi qualche mese fa. Il suo compito è quello di verificare l’applicazione della Convenzione di Istanbul, l’efficacia della legge 119 del 2013 sul femminicidio, e scoprire se tutti i finanziamenti messi in campo sono arrivati a destinazione. La relazione conclusiva sarà consegnata alla fine di questa legislatura, ma qualche considerazione la si può già fare (a questo link invece i primi dati della Commissione). Il dato positivo è che, secondo l’Istat, cresce la consapevolezza della violenza subita: si denuncia di più (dal 6,7 al 11,8 per cento) e ci si rivolge di più ai servizi dedicati (dal 2,4al 4,9 per cento). «È vero ma non basta» continua Puglisi, «occorre innanzi tutto una grande opera di …

Quando la violenza è giovane

«Nessuno mi aveva mai fatto sentire così importante: voleva che stessimo sempre insieme, solo noi due, ché stare con gli altri era tempo perso. Mi riempiva di attenzioni, mi chiamava mille volte al giorno, voleva che filmassi tutto quello che facevo. Davanti a scuola c’era sempre lui. Anche quando mi ha detto che non dovevo più mettere la minigonna e dimagrire ho pensato che lo facesse perché mi voleva bene. Che ci teneva a me. Poi ha cominciato a farmi delle bruciature sulla schiena e allora ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho chiesto aiuto». Si chiama Giulia, ha 17 anni, ma potrebbe anche essere la ragazza della porta accanto, la compagna di scuola dei nostri figli, quella nella stessa squadra di pallavolo. Perché il teen dating violence, come gli americani hanno battezzato la crescente violenza all’interno delle giovani coppie, ha numeri preoccupanti. Già nel 1999, secondo una ricerca di Wekerle & Wolfe, il fenomeno colpiva fino al 25 per cento degli adolescenti. In Italia, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su …

Dedicato a lei. Ovvero la scoperta del target #womenonly

Una lista d’attesa di mesi e l’annuncio di nuove sedi (Washington DC, Brooklyn, Soho) . The Wing (nella foto sopra), il coworking e community space tutto al femminile di New York, è davvero sulla bocca di tutti. Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Anzi, nelle intenzioni della sua fondatrice, l’ex consulente politico Audrey Gelman, c’è la volontà di rendere omaggio alla storia dei club riservati alle donne, a cominciare dal quel Sorosis fondato da Fanny Fern che, dopo essere stata invitata a origliare da una porta le conversazioni di una cena in onore di Charles Dickens organizzato da un club ad alto tasso di testosterone, decise di fare altrettanto. Ora, se tante donne, imprenditrici, impiegate o libere professioniste, sono disposte a sborsare 2.350 dollari l’anno per avere un luogo tutto per loro per parlare di libri e sesso, incontrare esperti di salute o giardinaggio, e collezionare spille con i volti di Mata Hari o Siouxie Sioux, significa che un certo desiderio di stare (solo) tra femmine esiste. In Italia, dove il modello anglosassone sembra lontano, e …

Novel food, i cibi “nuovi” sulla nostra tavola pronti a sbarcare nel 2018

C’era una volta il cibo. Quello che ci dava carboidrati, vitamine, proteine e, non ultimo, le gioie del palato. Che evidentemente non sono bastate se oggi, quando compriamo un pomodoro, pensiamo più alla potente azione antiossidante del licopene che alla sua saporosità, o se, mentre sorseggiamo un vino rosso, ci consoliamo con il resveratrolo che ridurrà il nostro colesterolo cattivo. «Negli ultimi anni, del cibo sono state studiate e rivalutate le singole molecole e principi attivi che agiscono in modo specifico nel nostro corpo» dice Vincenzo Longo, responsabile della sede di Pisa dell’istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del CNR. Con la sua équipe, si occupa di alimenti che, arricchiti di nutrimenti essenziali, acquisiscono speciali proprietà benefiche. Sono i novel food, i cibi “nuovi” con un alto valore nutritivo e che comprendono, oltre a particolari funghi, alghe o insetti, prodotti alimentari modificati nella struttura molecolare. Certo, prima che tutto questo finisca sulla nostra tavola, bisognerà aspettare il nuovo regolamento in vigore da gennaio 2018, ma intanto, qualcuno si sta allineando a quello che è già …

Lotta al tumore. Di corsa

«L’ho scoperto per caso. Ho fatto la mammografia solo per fare compagnia a un’amica, senza che nessuno me la consigliasse, avendo solo 40 anni. Quindici giorni dopo, ago aspirato e poi subito mastectomia al seno destro. Il tumore era in una fase così iniziale che non ho dovuto fare né chemio, né radio. Ma una cosa l’ho capita, c’è bisogno di più prevenzione e di qualcuno che sproni a farlo. Non si può contare, come nel mio caso, nella fortuna. Questo è uno dei motivi per cui ho abbracciato il progetto Pink is Good». Isabella Spertini è una delle venticinque Pink Runner che si sta preparando, due allenamenti a settimana in gruppo a Milano e uno individuale la domenica mattina, alla Maratona di New York del 5 novembre. Intanto, domenica 22 ottobre, sarà sempre a Milano per la PittaRosso Pink Parade 2017 ancora a sostegno della Fondazione Umberto Veronesi. «La mia parola guida» continua Isabella, «è stata condivisione. Condivisione della mia malattia con le amiche, con i miei figli di 9 e 11 anni, e …

Elogio dell’errore

L’immane RagnoFerro di Curnasco si gratta con un albero che di solito abbatte con un calcio. Ha un passo di duecento metri ed è capace, se ha sete, di prosciugare il lago di Como in pochi sorsi. Quando fa la pipì può allagare un’intera città e quando ha fame può inghiottire anche un autotreno. L’immane RagnoFerro di Curnasco lo ha inventato, disegnato e raccontato, un bambino di dieci anni che lo ha immaginato con tante zampe, più di quelle che ce ne sono in realtà. È un ragno sbagliato, un errore della natura, come per errore è cominciata l’avventura di Luca Santiago Mora e del suo Atelier dell’Errore: «Un’amica mi ha chiesto di sostituirla per un anno nel laboratorio di arti visive del reparto di neuropsichiatria infantile di Reggio Emilia e Bergamo. Sono passati quattordici anni e questa esperienza è diventata un vero laboratorio di scultura sociale dove l’opera d’arte non è che il lavoro fatto sull’energia dell’essere umano. Su quello che comunemente chiamiamo “errore”, è stato costruito un metodo, una strada per trasformare in …

Felicità o bendessere? Questo è il dilemma…

Bisogna, come a ogni partenza, organizzare bene le tappe necessarie e prendere, se è il caso, le dovute precauzioni. Se poi quella che inseguiamo rischia di essere una chimera, meglio andare da chi ha avuto gli occhi più disincantati per guardare là dove vogliamo andare: il benessere. Lui è William Davies, sociologo presso il Goldsmiths Insistute di Londra, che ha scritto L’industria della felicità. Come la politica e le grandi imprese ci vendono il benessere (Einaudi). Ecco, se dopo aver letto di come, a un certo punto, il Forum di Davos sia stato sommerso da discorsi sulla mindfullness, tecnica di rilassamento che combina psicologia positiva, buddismo, terapia cognitivo-comportamentale e neuroscienze; di come “il futuro del capitalismo dipenda dalla nostra capacità di combattere stress e malattia e di sostituirli con relax e benessere”; e di come ormai l’idea di benessere influenzi, che lo si desideri o meno, le nostre vite; se dopo aver appreso tutto questo appunto, il desiderio di vivere bene non demorderà (cosa per altro umanamente comprensibile), allora si può provare a percorrere le strade …

Nutrigenomica: il cibo che modifica i nostri geni

Nutrigenomica, epigenetica, nutraceutica. Ecco parole che sentiremo sempre più spesso quando si parlerà di longevità e buona salute. Di mantenersi in forma, fisica e mentale, il più a lungo possibile. Le scoperte di farmacologia e biotecnologia ci vengono in aiuto perché oggi si può scoprire in che modo, per ciascuno di noi, l’alimentazione e gli stili di vita possono modificare l’espressione dei nostri geni: è la nutrigenomica, ovvero lo studio della relazione che intercorre tra alimenti e modifiche del Dna. «Se dovessimo usare una metafora», dice Damiano Galimberti, specialista in Scienze dell’Alimentazione e professore a contratto in Nutrigenomica, nonché tra gli autori del nuovo Nutrigenomica ed epigenetica. Dalla biologia alla clinica (Edizioni Edra), «dovremo pensare a come, attraverso un interruttore, possiamo regolare l’intensità delle luce in una stanza. Nello stesso modo, si è scoperto che ci sono cibi che contengono principi attivi che, legandosi al Dna, attivano certi processi invece che altri. In pratica, quello che si modifica non è l’ingegneria del Dna, ma solo una piccola porzione dell’espressione di particolari geni: e questa è …

Siamo tutti creativi

Tutta colpa di Picasso. È lui che ci fa pensare al fare creativo come un atto di sregolatezza, intuizione tormentata, umore instabile, deviazione dalle pratiche routinarie. Eppure come spiega lo storico e critico d’arte Gabriele Guercio nel suo ultimo lavoro Il demone di Picasso edito da Quodlibet: «Se per un verso è vero che Picasso è il pioniere di una sregolata disseminazione del fare creativo che continua tutt’oggi a connotare la pratica artistica e non, è altresì vero che è lui che si rende conto dell’illusorietà che nasconde l’idea di una creatività generica, della reale possibilità di essere tutti creativi. Storicamente, è stato Marcel Duchamp, mostrando un orinatoio (Fontana, 1917, ndr), a dissolvere per primo il confine tra arte e non arte. A mostrare che, facendo coincidere provocazione e innovazione, tutti potevamo essere creativi. Picasso, in un certo senso invece, mostra la fallacia di questo pensiero e invita al ritorno di un assoluto della creazione fondato su criteri precisi. Ma non è forse un caso che oggi, a tutti, in modo diffuso, dall’ambito artistico al …