Year: 2020

Pane al pane. Di montagna

Ho conosciuto il pane di Katia un anno fa a Cogne. Era sistemato dentro ceste di vimini in un mercatino alimentare vicino alla chiesa e profumava. Pensavo fosse l’uvetta, o i fichi, che ogni tanto mescola all’impasto. E invece erano le farine. Dicevo: «Vado a comprare il pane della ragazza», ché di artigiani panificatori se ne parla da tempo e di solito sono tutti maschi. Però quest’anno mi sono presa un po’ di tempo per sedermi con lei su una panchina, dopo che era andata a fare una passeggiata in Valnontey, e conoscere la storia dietro questo pane, anche se, è vero, in certo senso parla già da solo. Pane al pane. «Ho cominciato a panificare con pasta madre con mio marito quindici anni fa, in casa. Nel 2014 invece abbiamo aperto il forno a legna, il laboratorio e cominciato a fare mercati. Dopo due anni, abbiamo iniziato a coltivare i nostri grani, e da questo autunno avremo anche un nostro mulino, così la filiera sarà completa», mi dice Katia Massari. Il pane di filiera, …

Maria Montessori. Il bambino è il maestro.

Almeno di nome, Maria Montessori, la conoscono tutti. Sulla sua vita, e sulla profondità del suo Metodo però, c’è ancora molto da dire. Cristina De Stefano lo fa in questo suo libro appena uscito per Rizzoli, Il bambino è il maestro, che trascina in una vita di una donna geniale, con un’intelligenza che trascende ogni tempo ed epoca. Questa mattina ho fatto una bella chiacchierata con lei, che ho riportato quasi integralmente. Personalmente avrei continuato a parlare di Maria Montessori per il pomeriggio. Ma non c’era tempo… Ti ricordi? Ci siamo viste alla presentazione del libro Le Leggi Naturali del Bambino ispirato al Metodo di Maria Montessori a settembre 2017 e mi accennasti che stavi lavorando a una biografia su Maria Montessori. In quali documenti, magari inediti, hai navigato? Ho letto molte carte e lettere di persone che mi hanno pregato di non rivelare la fonte. C’è ancora tanto materiale segreto intorno a MM e sono stata molto fortunata a visionarlo. Ho letto per esempio la corrispondenza tra MM e il figlio Mario prima del “rapimento”, evento che fino a ora mai …

Vacanze italiane

Pronti, si parte. Quelli che lo faranno entro giugno sono, secondo Coldiretti, circa sette milioni e, com’era prevedibile, la maggior parte sceglierà il Bel Paese. Ma anche a estate inoltrata, questa volta sono dati di Enit e Touring Club Italiano, è probabile che gli italiani preferiranno una vacanza che parla la loro lingua. Effetto delle limitazioni oggettive? In parte è così, ma è anche vero che gli ultimi mesi hanno accelerato tendenze che già stavano modificando le ragioni alla base del viaggio. Non più “dove”, come scrive Emma Taveri di Destination Makers nell’Alfabeto Pandemico di Stato dei Luoghi, ma “perché”. Non semplici destinazioni, ma luoghi emozionali che oggi devono rispondere a desideri di libertà e spazi aperti, voglia di famiglia più o meno allargata, protezione e tranquillità. Sentirsi a casa anche lontano da casa insomma, con quella voglia di meritato relax a contatto, il più possibile, con la natura. Mari o monti, in fondo, non sono nemmeno più in contrapposizione. Che ci si trovi in riva al mare o in un bosco, l’importante è infatti riprendersi …

Parole nuove e giuste per il turismo che verrà

E pensare che avevamo appena finito di festeggiare. Nel 2019 l’industria del turismo aveva contribuito al 10,4 per cento del PIL mondiale e, con quasi 1,5 miliardi di turisti internazionali, festeggiava i dieci anni consecutivi di crescita. Nel 2030 si prospettava spensieratamente il raggiungimento di 1,8 miliardi di turisti e invece, pochi mesi dopo, ecco che, sempre secondo il WTO, il numero di turisti nel 2020 nel mondo potrebbe scendere fino al 30 per cento rispetto al 2019, con un crollo delle entrate fino a 410.000 milioni di euro. In pochi mesi sono cambiate le nostre prospettive, la nostra realtà quotidiana e le nostre parole. Non è la prima volta che succede. Il mondo si era già ristretto dopo l’11settembre, quando forse per la prima volta si è materializzata la possibilità di una paura diffusa che poteva incidere sulla nostra libertà di movimento. Negli ultimi decenni, diversi eventi hanno inciso in modo negativo sull’industria turistica (si pensi solo  alla “grande recessione” del 2008-2009, seguita alla caduta della banca americana Lehman Brothers, che portò a un calo del 20 per cento annuo nel commercio mondiale), ma per avere …

I ragazzi sono bravi. E non è una buona notizia.

Tra i racconti infarciti di retorica di questo periodo c’è l’unanime plauso al buon comportamento degli adolescenti. Responsabili, quieti, obbedienti, resilienti, persino rispettosi dei prof … Rispetto ai bambini, il cui isolamento ci preoccupa (a ragione) e sui cui finalmente ci interroghiamo, gli adolescenti sono per lo più descritti come quelli che “hanno reagito bene”, a cui si è chiesto giustamente il “sacrifico di restare a casa per proteggere i nonni”, di dimostrare quanto sono adulti. Così, alla narrazione di un’adolescenza inquieta e ribelle si è sostituito un racconto edificante del giovane adulto che verrà. Naturalmente di un adulto rassicurante e a nostra misura. Quando ho mostrato a #ladolescente che ho in casa l’ennesimo commento che li abilitava a bravi ragazzi anziché sdraiati, è stato categorico: “Anche quando pensate di farci i complimenti non fate altro che guardarci dall’alto in basso e secondo i vostri stereotipi”. Bisogna starli ad ascoltare, gli adolescenti. Anche quando dicono cose a metà, anche quando sembrano “general generici”, anche quando stanno zitti. Giorni fa, Gianluca Daffi, esperto in psicologia dell’educazione, durante …

Il merito di essere maschio

Quando ero incinta, mi mettevo la cintura di sicurezza dell’auto sotto il braccio. Se il fastidio diventava insopportabile, la toglievo. Una volta, mi trovavo a un semaforo, mi ha fermato la polizia e mi ha fatto la multa. La multa e il predicozzo ché, nonostante avessi spiegato che la cintura mi dava fastidio, “avrei dovuto, nelle mie condizioni, mostrare ancor più riguardo verso la mia, e del nascituro, sicurezza”. Si tratta di un episodio che avevo rimosso, anche perché di multe e vaffanculo silenti ne ho pagati tanti, ma leggendo il libro Invisibili di Caroline Criado Perez, mi è tornato in mente. E dopo più di sedici anni, ho trovato il motivo per fare ricorso: semplicemente il maschio che aveva progettato la macchina non aveva tenuto conto che a guidarla avrebbe potuto essere una donna con pancia e tette in evoluzione. Consiglio questo libro a tutti e tutte, ma in prima battuta ho cominciato a consigliarlo a chi prende le misure di questo mondo. Misurare è conoscere, per semplificare di molto Aristotele (che poi è …

La scuola non è finita (per ora)

Insomma, a scuola non si torna. Conte ha detto testualmente che è difficile, quando si parla di scuola, “far convivere diritto all’istruzione e diritto alla salute”. Nessuno ha chiesto perché dallo studio realizzato a Vo’ dal team guidato dal professor Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova (disponibile qui), è emerso che non era presente nessun caso di positività nei bambini sotto ai dieci anni. E nessuno ha chiesto come si possa privare bambini e ragazzi (perdonate il maschile universale) del diritto fondamentale all’istruzione. Diritto, lo scrivo una volta di più, che è tutt’uno con la loro salute. Perché dunque, di fronte a un’Europa che considera l’apertura delle scuole una priorità, e non solo per dare una risposta alle difficoltà di conciliazione di genitori (in Italia leggi mamme), noi la scuola non la vogliamo neppure nominare? Accettando persino come una straordinaria concessione l’apertura “già a settembre”? Devo confessarlo, un terribile presentimento ce l’ho. Lo sento arrivare, e spero di sbagliarmi, da quella litania che mi ripete, a scadenze fisse, che “la didattica a distanza …

Altrimenti ci arrabbiamo

L’ho fatto anch’io (e l’avrete fatto pure voi). Un giorno, tornata a casa, ho lanciato tutti i piatti che i miei coinquilini avevano lasciato per l’ennesima volta sul tavolo della cucina, contro le piastrelle anni Settanta del lavello. Mentre si sbriciolavano in mille pezzi, quei piatti color nocciola di dubbia fattura, loro accorrevano dalle rispettive camere con un’espressione tra lo stupito e il terrorizzato. È rimasto agli annali come il “pomeriggio dei piatti volanti”, quello in cui andò in frantumi, oltre le stoviglie, la tacita convenzione che sistemare casa spettasse a me. La rabbia delle donne esplode così. Spesso dopo anni di silenzio, di taciti accomodamenti per il bene comune, di ingestione dell’indigeribile. Esplode come un fuoco potente, ma troppo spesso di paglia, visto che, passato l’eccesso emotivo o la “botta di isteria”, come la definiscono i più, si ritorna in binari più consoni all’etichetta sociale condivisa. Ha voglia Soraya Chemaly (anche lei con madre che lanciava i piatti), a titolare il suo libro Rage Become Her (tradotto in italiano con La rabbia ti fa …

Covid 19. Immagini per raccontarla

Susan Sontag la chiamava una partita di caccia. Fatta di mirini puntati e immagini catturate con uno scatto. Una partita organizzata per collezionare il mondo perché “la conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come un’antologia di immagini” (Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società, Einaudi). La scrittrice americana ci ha anche insegnato che la fotografia è partecipazione a un’emozione. E a una storia. Cosa, meglio di qualche immagine, può efficacemente trasmetterci l’istantanea del nostro mondo ora, il mondo ai tempi del COVID19. È successo tutto così in fretta. A un certo punto, sfogliando alcune riviste o scorrendo con il telecomando i set di molte pubblicità, tutto appare fuori fuoco, distante. Il disagio che si avverte guardando l’invito da cartolina per un’isola paradisiaca, una salita a vette pure, calette misteriose. È davvero quello il mondo ora? Per anni, abbiamo creduto che bastasse Google Map per controllare l’immagine del mondo solo con le nostre mani, per avere sul mondo uno sguardo senza limiti. Per anni, abbiamo usato le …

La scuola digitale è una bufala. Parola di Desmurget

Non va troppo per il sottile il neuroscienziato francese a capo di un progetto di ricerca presso l’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale Michel Desmurget. In diverse interviste ha dichiarato: «Questa sarà la prossima generazione con un QI più basso della precedente, e più tempo i bambini passano davanti gli schermi, più il loro quoziente intellettivo diminuirà». Ma si farebbe torto al libro di Desmurget, Il cretino digitale (in uscita per Rizzoli il 10 marzo), a ridurre il problema dell’abuso della tecnologia digitale a una questione educativa confinata al rapporto genitori-figli. O peggio ancora a un problema di prestazione intellettuale. Per quanto la lettura di questo libro di quasi 500 pagine, di cui più di un centinaio di riferimenti bibliografici e ricerche scientifiche, sia da considerarsi obbligatoria per tutti i genitori; un suo sfoglio approfondito è consigliato anche a insegnanti, politici con velleità di ministri dell’educazione, e a tutti coloro che vorrebbero occuparsi di comunicazione o che subiscono gli effetti della mitizzazione del digitale. L’inganno digitale Esiste infatti, dice Desmurget, una …