Month: Aprile 2020

La scuola non è finita (per ora)

Insomma, a scuola non si torna. Conte ha detto testualmente che è difficile, quando si parla di scuola, “far convivere diritto all’istruzione e diritto alla salute”. Nessuno ha chiesto perché dallo studio realizzato a Vo’ dal team guidato dal professor Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’università di Padova (disponibile qui), è emerso che non era presente nessun caso di positività nei bambini sotto ai dieci anni. E nessuno ha chiesto come si possa privare bambini e ragazzi (perdonate il maschile universale) del diritto fondamentale all’istruzione. Diritto, lo scrivo una volta di più, che è tutt’uno con la loro salute. Perché dunque, di fronte a un’Europa che considera l’apertura delle scuole una priorità, e non solo per dare una risposta alle difficoltà di conciliazione di genitori (in Italia leggi mamme), noi la scuola non la vogliamo neppure nominare? Accettando persino come una straordinaria concessione l’apertura “già a settembre”? Devo confessarlo, un terribile presentimento ce l’ho. Lo sento arrivare, e spero di sbagliarmi, da quella litania che mi ripete, a scadenze fisse, che “la didattica a distanza …

Altrimenti ci arrabbiamo

L’ho fatto anch’io (e l’avrete fatto pure voi). Un giorno, tornata a casa, ho lanciato tutti i piatti che i miei coinquilini avevano lasciato per l’ennesima volta sul tavolo della cucina, contro le piastrelle anni Settanta del lavello. Mentre si sbriciolavano in mille pezzi, quei piatti color nocciola di dubbia fattura, loro accorrevano dalle rispettive camere con un’espressione tra lo stupito e il terrorizzato. È rimasto agli annali come il “pomeriggio dei piatti volanti”, quello in cui andò in frantumi, oltre le stoviglie, la tacita convenzione che sistemare casa spettasse a me. La rabbia delle donne esplode così. Spesso dopo anni di silenzio, di taciti accomodamenti per il bene comune, di ingestione dell’indigeribile. Esplode come un fuoco potente, ma troppo spesso di paglia, visto che, passato l’eccesso emotivo o la “botta di isteria”, come la definiscono i più, si ritorna in binari più consoni all’etichetta sociale condivisa. Ha voglia Soraya Chemaly (anche lei con madre che lanciava i piatti), a titolare il suo libro Rage Become Her (tradotto in italiano con La rabbia ti fa …