Donne
Leave a comment

Mio figlio mi adora

Laura Pigozzi, psicanalista lacaniana, ha recentemente scritto per Nottetempo il libro Mio figlio mi adora. Ho avuto una piacevole conversazione con lei in occasione del mio articolo per Gioia! sulle madri (lo potete leggere qui). Questa è l’intervista integrale.

Perché è difficile ammettere di aver avuto una “cattiva” madre?
Non è facile ammettere essere stati “malamati” dalla propria madre. Normalmente il bambino crede alla madre per quanto essa possa essere manipolatoria e traumatica. E le crede a lungo, spesso anche da adulto, lasciandosene passivamente influenzare. Oppure, può a volte reagire con una ribellione violenta, ma ciò spesso non lo salva, anche se a volte un figlio non ha altre risorse per mettere un po’ di distanza tra sé e la madre. La cosa più difficile è, una volta riconosciuto questo dato del destino, riuscire a conviverci senza ripetere l’esperienza del “malamore” con i partners.

Come lei scrive, l’istinto materno non esiste, esiste se mai un sentimento materno. E non esiste nemmeno la maternità, il legame madre-figlio, come condizione essenziale, fondativa, nella creazione della famiglia. È così?
Il femminismo degli anni Settanta liberò le donne dalla costrizione del progetto della famiglia, la questione si è poi arricchita da un supporto psicanalitico che ci insegna che l’essere umano non è dotato di istinto come l’animale. Negli animali il rapporto con il corpo è dominato dall’istinto, mentre il rapporto con il corpo nell’essere umano, uomo o donna, è complesso. Si può quindi dire che il nostro è corpo abitato non dall’istinto ma dalla nostra psiche, dalla nostra storia. Certo, c’è un desiderio e un sentimento materno che si forma, ma parlare di istinto è una condanna per tutti. Il sentimento di non maternità infatti non solo non è minore, ma ha uguale cittadinanza.

Pigozzi_Figlio_cover_HR_GRLa figura della madre è idealizzata, esaltata. Lei scrive che c’è una richiesta eccessiva che pesa su di esse, soprattutto al primo figlio: già dagli ospedali, dopo il parto, le donne escono con grandi sensi di colpa se non sono sempre a disposizione del neonato..
Con l’idealizzazione tutto diventa maiuscolo. La mamma italiana è la mamma chioccia per eccellenza, c’è persino un recente studio americano che dice che gli italiani in America hanno i figli che escono di casa più tardi, ma il “mammismo” comincia a farsi sentire anche in altri Paesi. In Francia, nel 2015, hanno messo sul mercato dei giubbotti per ragazzi con GPS: ciò significa che la volontà di controllare la vita dei figli si sta diffondendo. Questo succede perché il desiderio della madre sta andando in un’altra direzione rispetto al passato: prima una donna diventava madre in un progetto di coppia, quello che invece si ascolta oggi nei studi è un’altra storia. Molte donne oggi vogliono un figlio e basta, per se stesse. E non è un caso che le unioni dopo il primo figlio si sfasciano, e la coppia uomo-donna sparisce per far posto a quella madre-bambino.

Lei scrive anche che questa madre chioccia, che si sacrifica, che dà tutta se stessa, che sostiene sempre e tutto condivide, è addirittura quasi tossica, violenta.
È una madre smarrita che ha perso le coordinate di cosa significa essere madre. L’asse madre – figlio è di una forza straordinaria, e spesso, se si decide per l’esclusione del padre, non c’è nulla da fare. Ma questa inclusione è violenta e impedisce al figlio di scegliere, di essere libero.

Eppure, sulla superiorità della mamma, dai blog alla scuola, sembra esserci unanime consenso.
Le rispondo con un’altra domanda: “Il fatto di essere mamma che competenze specifiche dà?”. È solo una questione di potere. Diventare madri è la forma di potere massima in una famiglia. La gestione dei figli è una forma di potere. Certo, l’enfasi del diventare madri oggi comincia degli ospedali. Alle mamme viene fatto credere di avere una grande competenza e voce in capitolo, e in parte è vero, ma non su ogni cosa del mondo. La scuola per esempio, è un ambito che andrebbe salvaguardato dalle mamme: è l’ambito sociale del bambino. Se la madre occupa tuti gli spazi, e oggi spesso è la mamma ad essere unico genitore, non c’è nessuna differenza tra il padre padrone di una volta. In più, il potere della Madre è occulto, opera con la tenerezza, la condivisione di pelle e di corpi.

Veniamo al rapporto tra madri e figlie, un rapporto che secondo lei condiziona anche i rapporti tra donne, amiche, colleghe… 
Il legame tra donne risente del legame strutturalmente perturbato madre – figlia in cui si intrecciano senza posa amore e rivalità, odio e adorazione. Una lotta che rende il genere femminile particolarmente feroce, soprattutto contro le altre donne. Tanto che spesso le amicizie femminili sono votate a un fanatismo assoluto per poi rompersi di punto in bianco in modo brutale e violento. È un tratto adolescenziale che permane anche in età matura. Il fatto è che non bisognerebbe cadere nella trappola del materno e pensare che l’altra mi capisce perché è come me.

Vede un pericolo culturale e sociale per le donne in tutto questo?
Giocare il femminile tutto sul materno è un disastro per tutti. Il mondo che ci ha permesso di diventare delle professioniste, di ricoprire ruoli prima riservati solo agli uomini, sta alimentando questa forma di ‘mammismo’ assoluto che rischia di riportarci a un ruolo di anni fa. Spesso le donne si consolano al pensiero che il figlio sia un amore sicuro: ma i figli si fanno non per avere amore, ma per darlo. È un equivoco voluto da una società narcisista. Ci pensi, essere genitori, essere mamma, è diventata una definizione di sé: sono una mamma, si sente dire, “Come mamma dico questo…”.. Ripeto: “il fatto di essere mamma che competenze specifiche dona?”.

Nella foto, l’opera di Ron Mueck, Mother & Child.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.