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Barack Obama, la storia va sempre in direzione della giustizia

Al netto del vippume, che c’era e tanto, da Fabio Volo che faceva avanti e indietro a Geppi Cucciari, al codazzo degli chef (da Cracco a Oldani) e dei politici (da Renzi alla Fedeli); facendo finta di non sapere che con un pass extra potevi pure farti un selfie con Lui; e senza mettersi a fare i conti di chi (e quanto) ha pagato davvero e quante erano le sedie vuote, ho deciso di concentrarmi su Barack Obama, il 44esimo presidente degli Stati d’America che si è presentato al The Global Food Innovation Summit di  SeedsandChips per fare una conferenza, e non so quanti chi, prima d’ora, avessero sentito parlare di questo evento (ne parlai qui).

In ogni caso, è bastato che entrasse in sala, ringraziasse e salutasse, e il livello medio della platea si è alzato per magia. Non è una considerazione di mera estetica, perché Barack Obama ha parlato per buona parte della conferenza di leadership. Di come costruire una leadership, di come comunicarla, di come attrarre persone. Lui che ha capito cosa fosse la leadership a Chicago quando ha cominciato a far parte del movimento dei diritti civili. «Un leader è colui che riesce a responsabilizzare gli altri. A fare in modo che altri partecipino al mondo che si vuole costruire» ha detto. E poi: «Io e Michelle vogliamo creare un’associazione per formare la prossima generazione di leadership. Una sorta di rete di attivisti globale: su questo mi concentrerò nei prossimi anni. Sento il dovere di aiutare i giovani a lasciare il loro segno nel mondo».

E già davanti a questo mi tolgo il cappello, Mister Obama, che mettersi a disposizione per passare alla prossima generazione il mondo di cui eri l’uomo più potente, non è da pochi. Ma mi pare di capire che anche questo non sia una questione di buonismo, bensì di una precisa visione politica. E avere una visione, un’idea del mondo che costruirai, non ha età. Oggi ho capito che quando i miei amici mi dicevano che per comprendere il carisma di Obama bisognava sentirlo parlare, intendevano la sua capacità di trasmettere una visione. Una visione che non fa sconti perché «Se non parteci e non presti attenzione, poi ti becchi il politico che ti meriti…». Ma comunque sia, si tratta di una visione positiva. «Si può lavorare su un mondo contrassegnato dal progresso umano e non dalla sofferenza umana», è una delle mie frasi preferite di oggi. «Noi abbiamo causato i problemi che ci troviamo ad affrontare e noi possiamo risolverli. Mai dire che è troppo tardi». 

Certo, bisogna essere concreti. Farsi sentire è il primo passo. Ma l’errore più grande che dice di aver fatto lui stesso da attivista, è quello di non coinvolgere chi ha il potere nel processo di cambiamento. «Bisogna essere disposti a fare pressione, ma anche ad avere soluzioni concrete da proporre. A fare compromessi, se è il caso, che sono solo il primo dei passi che andranno fatti». E poi: «Oggi non si può non considerare la velocità della comunicazione sull’opinione pubblica. Io stesso senza l’uso di Internet non sarei mai stato eletto. Bisogna creare messaggi efficaci che convincano gli altri a un’azione concreta a tuo favore, e magari bisogna farlo in due minuti». Lezione finita.

Si parlava di cambiamento climatico e di carenze alimentari legate a esso, certo. Ma tutto, a pensarci bene, dipende da lì. «Quando migliora il cibo, migliora anche l’istruzione, l’educazione, la salute», ha detto Obama. «Se non rallentiamo il cambiamento climatico, le carenze alimentari, aumenteranno instabilità politica e migrazioni». Ma chi crede che le disuguaglianze e le ingiustizie saranno sostenibili, si sbaglia. «Se ci sarà solo una parte di popolazione che avrà accesso alle migliori tecnologie, al miglior cibo, alle migliori medicine, e magari vivrà dai 10 ai 15 anni in più, il resto non potrà essere d’accordo». E questo valga come monito.

Eppure è tutta un’esortazione a credere nelle tecnologie che possono invertire la rotta, perché: «Nell’ultimo decennio si sono ridotte malattie, la malnutrizione, è migliorata la salute (si pensi all’AIDS). E allora se guardiamo il futuro, non c’è niente che non possiamo fare», dice. E anche se adesso l’amministrazione Trump sembra fregarsene del problema del cambiamento climatico: «Bisogna considerare che nessun Paese sarà immune da questo. Altri lo considereranno. Ormai poi certi processi sono acquisiti e il settore privato ha già deciso che il futuro è energia pulita». Il cambiamento va avanti insomma, nonostante noi, talvolta. Ma ancora, si finisce con una cosa più concreta della speranza: «La storia ci ha insegnato che non si muove mai in linea retta, ma prima o poi va sempre in direzione della giustizia».

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