Donne, Storie
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Iaia Forte, la borsa e la vita

È appena atterrata da Londra dove ha portato in scena, all’Istituto Italiano di Cultura, il personaggio di Tony Pagoda tratto dal libro Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione.

Ora che veste abiti maschili, le piacciono per caso le borse da uomo?

(Ride, ndr) Affatto, interpretare Pagoda mi diverte perché è giocare su un machismo estremo e ridicolo. L’unico borsello che ho avuto me lo feci regalare a 14 anni… un peccato di gioventù.

Di cui si è subito pentita, visto che lei è una vera collezionista di borse…

Ultimamente mi trattengo per frenare l’effetto accumulo, ma sì, ne ho un’infinità. E del resto comprare una borsa è uno di quegli acquisti non soggetti alle alterazione fisiche. Grasse o magre, va sempre bene!

L’ultima follia a cui ha ceduto?

Due borsettine tailandesi: l’una leopardata, l’altra in gomma e tutta fiorita…

Quali sono invece le borse della sua raccolta a cui tiene di più?

Una meravigliosa in rafia blu elettrico con stelle rosse presa in Venezuela e un’altra in plastica trovata in un mercato di Nuova Delhi. Sono due tipiche borse della spesa usate ogni giorno dalle donne di quei Paesi.

Le piace lo stile etnico?

No, mi piace l’artigianato di qualità. Ho una tracolla ricamata di Shanghai Tang, un raffinato stilista cinese, e quando torno a Napoli faccio sempre una visita a Mariuccia Tramontano che fa dei secchielli in materiali bellissimi.

Vedo che però ora ha una sobria borsa nera

Questa è una sorta di amuleto, ha 15 anni e mi ha accompagnato in tutte le mie tournée. In fondo le borse sono gli ultimi album di fotografie rimasti. Dentro ci puoi trovare i biglietti di teatro di un anno fa, caramelle spappolate, vecchie lire: una sorta di archeologia personale.

Oggi vanno di moda le tote bag stampate con slogan. Lei sulla sua cosa scriverebbe?

Niente di personale, ma qualcosa di intimidatorio. Tipo, morde chi tocca.

Intervista pubblicata sul quotidiano laRepubblica del 14 aprile 2017

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