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Chi si prende cura degli adolescenti?

Lo ha affermato anche un recente studio pubblicato su Lancet Child & Adolescent Health: l’adolescenza, con i suoi mutamenti fisici e neurobiologici, dura fino ai 24 anni. Il cervello continua a crescere, il giudizio, denti compresi, pure. Si prolunga così quell’età di mezzo spesso associata a una confusa attesa dell’adultità, quando invece si sa che di attesa passiva c’è ben poco, visto che questa è l’età in cui a livello cerebrale si organizza, plasma, scolpisce, il tipo di individuo che saremo “da grandi”. Ma è proprio in questa smisurata potenzialità che sta il rischio di essere adolescenti. «Sono anni in cui si è particolarmente sensibili agli stress, che siano ambientali, di relazione o comportamentali» dice Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale del Fatebenefratelli-Sacco di Milano e autore di Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza(Pacini Ed.). «I dati epidemiologici ci dicono che è in adolescenza che esordiscono gran parte delle patologie psichiche: spesso le inquadriamo in un generico “disagio adolescenziale” e invece sono disturbi specifici per cui solo una minoranza …

Ciao, maschio

Stagioni perse a commentare il modo di abbigliarsi o di radersi dei nuovi maschi, a disquisire di metrosexual e normcore, e poi la questione, quella vera, era tutta là dentro. Lo sperma è in pericolo. Un allarme lanciato dalle più autorevoli università e centri di ricerca di tutto il mondo che avvertono: la concentrazione di sperma (quantità per millilitro) sta diminuendo, il numero degli spermatozoi è in irrefrenabile discesa. In dati sonanti: quelli della meta analisi condotta dal 1973 al 2011 su più di 43 mila uomini dalla Scuola di Medicina di Icahn e di Hadassah-Braun presso l’Università di Gerusalemme affermano che, nei maschi occidentali, la concentrazione ha avuto un calo complessivo del 52,4 per cento, il numero totale di spermatozoi, del 59,3. Lo specifico italico non va meglio. Secondo la Società Italiana di Andrologia, gli italiani ipofertili, ovvero con un numero di spermatozoi al di sotto dei 15 milioni e una motilità inferiore al 40 per cento, sarebbero circa due milioni, mentre già a 18 anni, tra il 25 e 30 per cento di …

I bambini e il denaro

Me lo compri, mamma? Quante volte lo abbiamo sentito. Come la solita, accondiscendente, risposta. Quello che però sappiamo meno è che, nonostante tutta questa rincorsa al possesso, i bambini hanno ben chiaro cosa si possa comprare o meno con il denaro. Tante cose, senza dubbio, ed è per questo che sarà meglio fare un lavoro ben pagato, persino due se si vuole comprare una casa, ma con i soldi non si possono ottenere né il rispetto degli altri, né l’amicizia o la felicità, e se proprio devi chiedere un prestito, meglio rivolgersi a una banca che a un amico. Lo dicono i mille trecento bambini degli ultimi anni della scuola primaria usati come campione per la ricerca I Soldi Fanno la Felicità? I Bambini e il denaro in Italiavoluta da Orizzonti TV, la prima web tv dedicata all’educazione finanziaria, in collaborazione con le università di Udine e Cattolica di Milano. Ingenuità e precoce idealismo? Non proprio: «I bambini hanno una visione più sociale che economica della realtà e valorizzano il capitale sociale» dice Emanuela Rinaldi, ricercatrice …

Giuseppe Burgio spiega il bullismo femminile

Giuseppe Burgio è professore associato di Pedagogia generale e sociale all’Università Kore di Enna, giudice onorario al Tribunale per i Minorenni di Palermo. Per Franco Angeli ha curato il primo saggio sul fenomeno del bullismo femminile Comprendere il bullismo femminile. Genere, dinamiche relazionali, rappresentazioni. Ecco qui l’intervista integrale fatta in occasione del mio articolo per Gioia! Perché è difficile riconoscere il bullismo femminile? Da una parte, per semplicità bisogna dire che la maggior parte sono studiosi maschi… Inoltre la nostra società associa al femminile la dolcezza, la cura, la docilità e non riesce a concepire la rabbia come parte del femminile. Così, quando si presenta, tende a leggerla come “normale competitività tra ragazze”. La stessa scuola, che è il maggior palcoscenico della violenza tra adolescenti, fa sua questa cultura. C’è una sanzione culturale del contatto fisico delle ragazze, anche nello sport, ed è normale che un ragazzo usi le mani, ma non una ragazza… Quanti tipi di bullismo esistono? Molti. Il bullismo varia a seconda del contesto sociale, dell’età, del luogo. Prende di mira l’orientamento sessuale, il sovrappeso, …

Il bullismo femminile che nessuno vede

La cronaca li racconta raramente, anche se sempre più spesso (oggi questo) . Sono gli episodi che riguardano ragazze che minacciano, picchiano, seviziano altre ragazze. Compagne di scuola, per lo più. Che la scuola è il primo e il più grande palcoscenico dove mettere in scena se stesse. Nel panorama del bullismo femminile, fenomeno ignorato dalle ricerche e di cui non si hanno dati, la forma che prende di mira chi tradisce alcuni canoni estetici, è forse quella che maggiormente fa riflettere sul significato che assume il concetto di bellezza oggi. Perché può capitare che la bellezza, l’aspetto esteriore, diventi un modo per definire la soglia di esclusione o inclusione di una ragazza in un gruppo. E indicare, per conseguenza, anche la vittima predestinata. La reginetta del reame «La persecuzione della ragazzina “bruttina”, che veste male e non segue le mode, che non si trucca e magari è studiosa, in nome di un modello di femminilità piuttosto stereotipato, è una delle espressioni del bullismo intra genere» spiega Giuseppe Burgio, professore di pedagogia all’Università Kore di …

Stem vs SteAm. Se la matematica non basta

Arte batte ingegneria uno a zero. Può sembrar strano in un’epoca in cui tutti spingono verso le discipline scientifiche con la promessa di 2,3 milioni di posti di lavoro entro il 2025 (dati Commissione Europea). Strano, ma non senza endorsement di importanti, come quello di Stephen Wozniak, cofondatore di Apple, che ha candidamente dichiarato che la creatività è più importante delle osannate materie Stem (acronimo anglosassone che sta per science, technology, engineering e mathematic). Alla Rhode Island School of Design, università privata del New England, si sono inventati così lo STEAM, un movimento che promuove un insegnamento multidisciplinare e che utilizza le arti per sviluppare quelle abilità logiche, analitiche e critiche da applicare a materie tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. «Se si vuole fare innovazione in campo informatico e tecnologico, è necessario essere creativi» dice Giada Totaro dello Steam Atelier di Lecce. «Mentre lo STEM si concentra sui processi e principi, il metodo STEAM spiega il perché le cose sono fatte. Nei nostri laboratori, da 5 a 60 anni, non si insegnano le leggi fisiche che …

Giovani si rimane

Centoquindici anni. Secondo uno studio delle Università di Tilburg e Rotterdam anticipato in una nota qualche settimana fa, è questa l’età massima a cui potremmo mai ambire. Perché, è vero, il numero di persone che raggiungono i 95 anni è triplicato dal 1986 al 2015, ma la durata massima della vita è rimasta la stessa. Inoltre, gli anni in salute stanno diminuendo, con il rischio di essere sì, novelle Highlander, ma un tantino acciaccate. Eppure oggi è la scienza a fornirci gli strumenti per rallentare il processo di invecchiamento. Ed esiste una medicina della longevità che insegna ad agire su prevenzione e stile di vita. Nutrire speranze quindi è possibile, soprattutto in un tempo in cui persino i megafoni dei media parlano attraverso i volti di Hellen Mirren, Lauren Hutton, Charlotte Rampling, suggerendoci che l’età, quella anagrafica, non è più un problema. Il mensile più famoso degli Stati Uniti dedicato alla bellezza, Allure, ha persino deciso di abolire il termine anti-age. Che gli anni messi in fila non sono una cosa da combattere, nascondere o …

Pronti per la Rivoluzione Mestruale?

Sarà una rivoluzione pacifica, ma non priva di sangue. Quello mestruale s’intende o, se preferite del Marchese, della Regola, delle cascate di Satana, delle Giubbe Rosse… e di tutte le parole che si adottano pur di non proferire quella vera: mestruazione, che altro? Che se è già un fastidio pronunciarla, figuriamoci vederla. Così, quelle che su questo tabù stanno cercando di metterci una pietra sopra, hanno deciso di rispolverare una pratica femminista nata negli anni Settanta per sensibilizzare sulla sindrome da shock tossico associata all’uso di assorbenti interni, il free bleeding, ovvero, nessuna protezione per arginare e nascondere il sangue mestruale, libero così di lasciare il suo segno. Vedo rosso Perché poi la vista di quel sangue dà così fastidio? Una possibile risposta la dà la giornalista Elise Thiébaut nel suo Questo è il mio sangue in libreria in questi giorni (qui intervista integrale). Intanto, qualcuno ricorderà la poetessa Rupi Kaur, che su Instagram ha postato un suo ritratto di schiena con pigiama macchiato e in bagno al cambio di assorbente. O Madame Gandhi, musicista …

Elise Thiébaut, le mie mestruazioni

Gran successo in Francia, Questo il mio sangue (Einaudi) della giornalista francese Elise Thiébaut è in questi giorni anche nelle librerie italiane. Ci siamo sentite via Skype in occasione di un mio articolo pubblicato su Gioia! e questa è l’intervista integrale. Un argomento serio, attuale, di cui scrivi in modo ironico. Credi che sia il modo giusto per trattare questo tema? Le donne devono imparare a sdrammatizzare sulle mestruazioni? Io credo che più un tema è serio e percepito come sgradevole più c’è bisogno di humour. Quando ho cominciato a scrivere mi sono accorta che si trattava di un compito complicato perché le mestruazioni per molte persone sono una cosa disgustosa, sgradevole, e sicuramente 250 pagine su questo tema non sarebbero state invitanti. Penso però che sia importante portare il nostro sguardo sulle mestruazioni perché il solo farlo è un atto emancipatore. Io ho deciso di farlo in maniera inattesa, perché è una sorpresa scoprire che leggere di mestruazioni può essere persino divertente. Il tuo è un libro personale che racconta il tuo rapporto con le …

Si può sempre guarire

Il giorno prima sei al parco, al campetto a giocare a calcio con gli amici, il giorno dopo scopri, fin troppo presto, che la vita può riservare anche brutte sorprese. Leoluca per esempio aveva 14 anni quando gli è stato diagnosticato un sarcoma maligno al polpaccio sinistro. Di calci al pallone non se ne sarebbe più parlato, ma ora, che ha 18 anni e 33 cicli di radioterapia e sette di chemio alle spalle, sorride e fa battute. Dovremmo, con saggio giudizio, farlo anche noi. Negli ultimi decenni, la sopravvivenza dei bambini malati di tumore (in Italia ogni anno se ne contano circa due mila) è passata dal 70 per cento degli anni 1988-1993, all’oltre 80 per cento del periodo 2003-2008. E va sempre meglio: ««Siamo riusciti ad arrivare, per alcune forme di leucemia, a un successo del 90 per cento grazie all’introduzione di trattamenti polichemioterapici e all’analisi di specifici marcatori che ci dicono a che punto è la malattia dopo i primi cicli di chemio. Possiamo così proseguire la cura in modo diversificato per …