Adolescentia
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Sei. Abbasso la scuola. Media

Questo è un post-puntata serio. O quasi. Forse perché tornata dalle vacanze bisogna darsi un tono. O forse perché, la scuola, e soprattutto l’inizio della scuola media, una cosa seria la è davvero. E ora, ci siamo quasi. Quindi, da mamma illuminata, mi sono preparata. Ho studiato. Ho preso un libro uscito a febbraio 2014 di Katia Provantini dal titolo Scuola Media. Manuale per la sopravvivenza (più chiaro di così) e ho fatto il mio dovere. Sì perché, intravedo le titubanze, i sentimenti contrastanti che vanno dal timore alla curiosità. La voglia di cominciare qualcosa di nuovo, e poi quella di restare a montare mattoncini Lego per il resto della vita. Chi non lo farebbe. Perché poi, ho scoperto, è la preadolescenza, questo periodo che coincide con l’ingresso nella scuola media appunto, a essere la fase critica per eccellenza. Quella in cui il vuoto della crescita si materializza come paura di non farcela, di non essere all’altezza. Me lo ha spiegato bene Provantini. Si esce dall’età dorata per entrare in una sorta di infernale montagna russa di emozioni, con ardite spinte in avanti e repentine regressioni alla cara infanzia. Me lo ha spiegato bene. E io ho studiato. Quindi so, o credo di sapere, che questa fase stravolgente è anche figlia di una “rielaborazione psichica del proprio corpo”, di un “rimodellamento cerebrale” che porterà le nostre amabili creature verso un pensiero più astratto, capace (finalmente!) di più punti di vista (speriamo).

So e sappiamo tutto, ma alla fine, questi esserini che crescono un paio di centimetri al mese rimangono un po’ come degli alieni. Come se lo spaesamento che provano nell’avvicinarsi all’ingresso della scuola media, fosse un po’ anche il nostro (per ragioni diverse ovvio, ma comunque uno specchio). Oddio, personalmente il mio è più un tracollo, ma questo lo sapete perché altrimenti non mi sarei avventurata nella scrittura di questa SitDrama. In ogni caso, come ho già scritto nella puntata numero Due, la pacchia è finita. Adesso, chi volesse, e io lo consiglio, leggere il libro di Provantini, avrà tutte le indicazioni in merito alle più diverse e ricorrenti problematiche, dal disagio psicologico a quello cognitivo passando per il bullismo, ma quello che dovremmo a mio parere imparare a memoria come un mantra è una semplice considerazione: l’adolescente è più sereno quando vede e sa che i genitori non sono il perno della sua vita. Il che, tradotto in mammese, è: che la si smetta di invadere tempi scolastici, di fare i “sindacalisti dei propri figli”, di schiacciarli con pretese di perfomance da “primo della classe”.

Le avrete incontrate anche voi le madri (e anche qualche padre per la verità) che in terza elementare premiano il figlio con regali per la splendida pagella e lo definiscono il “primo della classe”. Con questo mito del talento che risolve tutto, che “gli viene tutto facile”, ma non ti accorgi che sei alla scuola elementare e non a fisica sperimentale. È così che non li abbiamo aiutati a pensare che è cadendo che ci si rafforza, e che è la fatica la madre di tutti i successi. È così che, mi dice Provantini, capita che tanti, troppi ragazzi assolutamente normodotati finiscono con il credere di essere “scemi” con la conseguente rinuncia allo studio. Bel regalo che abbiamo fatto loro… Certo, la scuola non è più in grado di fare promesse credibili. Ma anche questo glielo abbiamo insegnato noi, e in cambio abbiamo dato loro una bella dose di narcisismo spacciata per realizzazione di sé (argomento di una prossima puntata). Ecco, sarà per questo che risento l’urgenza del mantra di cui sopra farsi sempre più pressante… Che vadano con le loro gambe quindi. E con la loro testa. Di noi, c’è da starne certi, faranno senz’altro meglio. Buona scuola media a tutti e tutte.

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