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attente al Gattopardo

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Perché fare oggi quello che si può rimandare a domani, o addirittura a dopodomani? È l’indole del Gattopardo, che anche quando fa finta di cambiare, lo fa appunto perché tutto resti uguale. La legge Golfo-Mosca sulle quote rosa nei Cda si attuerà, forse, a partire dal 2018 (e si porta dietro tanti di quegli emendamenti che ne resterà ben poco). Un’eternità. In ritardo sulla Spagna, la Francia, neanche contiamo la Norvegia che sembra su di un altro pianeta. Scommetto che questa legge sarà sbandierata da tutti come un fiore all’occhiello della parità di genere, quando invece rischia di essere l’ennesima mossa consolatoria. E non ci dicano che anche in Francia c’è la gradualità. Perché la scossa di cui ha bisogno questo Paese, il nostro, è ben più urgente e vigorosa. D’altra parte, io non mi ero illusa che il sistema vigente potesse garantire e regolare questo processo in modo civile. E forse, anche noi, ci siamo messe in una condizione simile a quando stiamo in attesa del Principe Azzurro (versione legge). La verità è che siamo noi, società di donne, dal basso, nei luoghi di lavoro, che dobbiamo pretendere la parità di genere. Che dobbiamo pretendere la soddisfazione dei nostri meriti. Come? Non lo so. Ci penso ogni giorno e non trovo risposta. Datemela voi.

5 Comments

  1. Manuela Mimosa Ravasio says

    Ciao Wonder Austen, e benvenuta. Questa sera, forse per la prima volta, sono stata a una riunione di donne. Mi ha colpito molto una frase di una delle partecipanti quando ha detto che: «quando le donne scoprono di non essere più sole, cominciano a far paura». Te lo dico perché la società che tu descrivi, questo sistema malato, non può e non deve minare le nostre forze, le nostre certezze. Non può renderci insicure, minare la fiducia in noi stesse. Io credo che ci sia dell'altro in questo nostro mondo, credo che ci siano delle altre donne, oltre a quelle che si sbranano a vicenda o che svendono il loro corpo. D'altra parte, eccoci qua. Che poi è l'unica cosa che conta se vogliamo provare, in concreto, a fare qualcosa.

  2. Anonymous says

    Credo che la tua domanda resterà senza risposta… com'è possibile affermare la dignità femminile, dal basso, se quando rispondi ad un annuncio per fare la commessa ti valutano in base al tuo aspetto?! Com'è possibile se la meritocrazia, una volta basata sul nepotismo, ora si basa sulle tue misure e sulla tua “disponibilità”? com'è possibile se sono per prime le madri ad autorizzare le proprie figlie a mettersi la dignità sotto i piedi? se sono per prime le donne a sbranarsi nell'arena sociale e politica, al fine di guadagnare dubbi ruoli di primo piano? troppe domande, che non trovano risposta…saluti!

    WonderAusten

  3. Manuela Mimosa Ravasio says

    Ciao Fillerouge e benvenuta. Che non sei sola mi pare chiaro. Che fra poco scoprirai che ci sarà un modo per veicolare le energie di tutti in un progetto comune e concreto, questo, te lo assicuro… teniamoci pronte!

  4. domanda delle domande: quando si fa qualcosa (gruppo donne, riunione, anche un giro in rete) sembra che un cambiamenteo sia possibile, che di risorse umane e mentali ce ne siano tantissime. e tantissima voglia di riscatto. poi si inciampa ci si scontra con il fuori che è talmente distante da farti pensare d'essere tu e solo tu, la marziana di turno. ecco, credo che li bisogna tenere duro nel proprio pensiero e continuare a mostrarlo. è solo che è anche una gran fatica se lo si fa da sole. ed è qui che è importante fare in gruppo e in pubblico. e magari non solo tra donne…

  5. La parità di genere è difficile anche da immaginare in un Paese in cui la donna è valutata ben più per l'estetic che per il cervello.
    Dobbiamo essere unite e ribaltare un paradigma allucinante che ci vuole anoressiche (che è atroce), griffate (che ci sta anche) e possibilmente idiote (che è inacettabile).

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