Author: Manuela Mimosa Ravasio

Dedicato a lei. Ovvero la scoperta del target #womenonly

Una lista d’attesa di mesi e l’annuncio di nuove sedi (Washington DC, Brooklyn, Soho) . The Wing (nella foto sopra), il coworking e community space tutto al femminile di New York, è davvero sulla bocca di tutti. Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Anzi, nelle intenzioni della sua fondatrice, l’ex consulente politico Audrey Gelman, c’è la volontà di rendere omaggio alla storia dei club riservati alle donne, a cominciare dal quel Sorosis fondato da Fanny Fern che, dopo essere stata invitata a origliare da una porta le conversazioni di una cena in onore di Charles Dickens organizzato da un club ad alto tasso di testosterone, decise di fare altrettanto. Ora, se tante donne, imprenditrici, impiegate o libere professioniste, sono disposte a sborsare 2.350 dollari l’anno per avere un luogo tutto per loro per parlare di libri e sesso, incontrare esperti di salute o giardinaggio, e collezionare spille con i volti di Mata Hari o Siouxie Sioux, significa che un certo desiderio di stare (solo) tra femmine esiste. In Italia, dove il modello anglosassone sembra lontano, e …

Novel food, i cibi “nuovi” sulla nostra tavola pronti a sbarcare nel 2018

C’era una volta il cibo. Quello che ci dava carboidrati, vitamine, proteine e, non ultimo, le gioie del palato. Che evidentemente non sono bastate se oggi, quando compriamo un pomodoro, pensiamo più alla potente azione antiossidante del licopene che alla sua saporosità, o se, mentre sorseggiamo un vino rosso, ci consoliamo con il resveratrolo che ridurrà il nostro colesterolo cattivo. «Negli ultimi anni, del cibo sono state studiate e rivalutate le singole molecole e principi attivi che agiscono in modo specifico nel nostro corpo» dice Vincenzo Longo, responsabile della sede di Pisa dell’istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del CNR. Con la sua équipe, si occupa di alimenti che, arricchiti di nutrimenti essenziali, acquisiscono speciali proprietà benefiche. Sono i novel food, i cibi “nuovi” con un alto valore nutritivo e che comprendono, oltre a particolari funghi, alghe o insetti, prodotti alimentari modificati nella struttura molecolare. Certo, prima che tutto questo finisca sulla nostra tavola, bisognerà aspettare il nuovo regolamento in vigore da gennaio 2018, ma intanto, qualcuno si sta allineando a quello che è già …

Lotta al tumore. Di corsa

«L’ho scoperto per caso. Ho fatto la mammografia solo per fare compagnia a un’amica, senza che nessuno me la consigliasse, avendo solo 40 anni. Quindici giorni dopo, ago aspirato e poi subito mastectomia al seno destro. Il tumore era in una fase così iniziale che non ho dovuto fare né chemio, né radio. Ma una cosa l’ho capita, c’è bisogno di più prevenzione e di qualcuno che sproni a farlo. Non si può contare, come nel mio caso, nella fortuna. Questo è uno dei motivi per cui ho abbracciato il progetto Pink is Good». Isabella Spertini è una delle venticinque Pink Runner che si sta preparando, due allenamenti a settimana in gruppo a Milano e uno individuale la domenica mattina, alla Maratona di New York del 5 novembre. Intanto, domenica 22 ottobre, sarà sempre a Milano per la PittaRosso Pink Parade 2017 ancora a sostegno della Fondazione Umberto Veronesi. «La mia parola guida» continua Isabella, «è stata condivisione. Condivisione della mia malattia con le amiche, con i miei figli di 9 e 11 anni, e …

Elogio dell’errore

L’immane RagnoFerro di Curnasco si gratta con un albero che di solito abbatte con un calcio. Ha un passo di duecento metri ed è capace, se ha sete, di prosciugare il lago di Como in pochi sorsi. Quando fa la pipì può allagare un’intera città e quando ha fame può inghiottire anche un autotreno. L’immane RagnoFerro di Curnasco lo ha inventato, disegnato e raccontato, un bambino di dieci anni che lo ha immaginato con tante zampe, più di quelle che ce ne sono in realtà. È un ragno sbagliato, un errore della natura, come per errore è cominciata l’avventura di Luca Santiago Mora e del suo Atelier dell’Errore: «Un’amica mi ha chiesto di sostituirla per un anno nel laboratorio di arti visive del reparto di neuropsichiatria infantile di Reggio Emilia e Bergamo. Sono passati quattordici anni e questa esperienza è diventata un vero laboratorio di scultura sociale dove l’opera d’arte non è che il lavoro fatto sull’energia dell’essere umano. Su quello che comunemente chiamiamo “errore”, è stato costruito un metodo, una strada per trasformare in …

Felicità o bendessere? Questo è il dilemma…

Bisogna, come a ogni partenza, organizzare bene le tappe necessarie e prendere, se è il caso, le dovute precauzioni. Se poi quella che inseguiamo rischia di essere una chimera, meglio andare da chi ha avuto gli occhi più disincantati per guardare là dove vogliamo andare: il benessere. Lui è William Davies, sociologo presso il Goldsmiths Insistute di Londra, che ha scritto L’industria della felicità. Come la politica e le grandi imprese ci vendono il benessere (Einaudi). Ecco, se dopo aver letto di come, a un certo punto, il Forum di Davos sia stato sommerso da discorsi sulla mindfullness, tecnica di rilassamento che combina psicologia positiva, buddismo, terapia cognitivo-comportamentale e neuroscienze; di come “il futuro del capitalismo dipenda dalla nostra capacità di combattere stress e malattia e di sostituirli con relax e benessere”; e di come ormai l’idea di benessere influenzi, che lo si desideri o meno, le nostre vite; se dopo aver appreso tutto questo appunto, il desiderio di vivere bene non demorderà (cosa per altro umanamente comprensibile), allora si può provare a percorrere le strade …

Nutrigenomica: il cibo che modifica i nostri geni

Nutrigenomica, epigenetica, nutraceutica. Ecco parole che sentiremo sempre più spesso quando si parlerà di longevità e buona salute. Di mantenersi in forma, fisica e mentale, il più a lungo possibile. Le scoperte di farmacologia e biotecnologia ci vengono in aiuto perché oggi si può scoprire in che modo, per ciascuno di noi, l’alimentazione e gli stili di vita possono modificare l’espressione dei nostri geni: è la nutrigenomica, ovvero lo studio della relazione che intercorre tra alimenti e modifiche del Dna. «Se dovessimo usare una metafora», dice Damiano Galimberti, specialista in Scienze dell’Alimentazione e professore a contratto in Nutrigenomica, nonché tra gli autori del nuovo Nutrigenomica ed epigenetica. Dalla biologia alla clinica (Edizioni Edra), «dovremo pensare a come, attraverso un interruttore, possiamo regolare l’intensità delle luce in una stanza. Nello stesso modo, si è scoperto che ci sono cibi che contengono principi attivi che, legandosi al Dna, attivano certi processi invece che altri. In pratica, quello che si modifica non è l’ingegneria del Dna, ma solo una piccola porzione dell’espressione di particolari geni: e questa è …

Siamo tutti creativi

Tutta colpa di Picasso. È lui che ci fa pensare al fare creativo come un atto di sregolatezza, intuizione tormentata, umore instabile, deviazione dalle pratiche routinarie. Eppure come spiega lo storico e critico d’arte Gabriele Guercio nel suo ultimo lavoro Il demone di Picasso edito da Quodlibet: «Se per un verso è vero che Picasso è il pioniere di una sregolata disseminazione del fare creativo che continua tutt’oggi a connotare la pratica artistica e non, è altresì vero che è lui che si rende conto dell’illusorietà che nasconde l’idea di una creatività generica, della reale possibilità di essere tutti creativi. Storicamente, è stato Marcel Duchamp, mostrando un orinatoio (Fontana, 1917, ndr), a dissolvere per primo il confine tra arte e non arte. A mostrare che, facendo coincidere provocazione e innovazione, tutti potevamo essere creativi. Picasso, in un certo senso invece, mostra la fallacia di questo pensiero e invita al ritorno di un assoluto della creazione fondato su criteri precisi. Ma non è forse un caso che oggi, a tutti, in modo diffuso, dall’ambito artistico al …

Scuola Montessori, i genitori la chiedono

Le ultime in ordine di apertura sono a Venezia, Treviso, Greve in Chianti. Sono scuole elementari statali che hanno inaugurato una sezione in cui è adottato il metodo di Maria Montessori. Sempre di più in Italia, paese natale della scienziata e medico, e che pure per anni ha ignorato i suoi insegnamenti tanto da avere, ancora oggi, solo 137 scuole montessoriane, dai nidi alle medie, contro le quasi 1200 di Germania o le 800 di Gran Bretagna. Qualcosa però sta cambiando. «La prima richiesta arriva dai genitori, in parte incuriositi da un certo tam tam mediatico, ma i più spinti dal vedere i loro figli vivere la scuola con sofferenza. I bambini e le bambine montessoriane invece, sono sereni e contenti di apprendere. Quando si toglie l’ansia del confronto e della prestazione, quando si lascia a ciascuno i tempi individuali, nasce la collaborazione tra pari, il bambino segue il suo “maestro interiore”, sceglie da sé secondo le sue esigenze di crescita, e lavora con tranquillità. Certo, in una cultura dove la gioia dell’apprendere è guardata …

Céline Alvarez, Maria Montessori 2.0

Ho intervistato Céline Alvarez per una mia inchiesta sul metodo Montessori pubblicata su Gioia! e in occasione della traduzione in Italia del suo libro Le leggi naturali del bambino che in Francia è diventato un caso editoriale che ha portato a un dibattito molto acceso. Ciò che scrive Alvarez nel libro, che pure pare rivoluzionario, è in realtà il resoconto concreto della sperimentazione del materiale e del Metodo di Maria Montessori spiegato alla luce delle nuove scoperte neuro scientifiche. Ciò nonostante, l’impatto di ciò che dice, e i risultati della sua ricerca sono sorprendenti. In Italia è stata ospite il 23 settembre a Torino Spiritualità, unica tappa italiana di tour di conferenze in Francia e in Belgio sempre affollate.  Ecco qui l’intervista integrale. Imparare con spontaneità e gioia la libertà e l’autonomia. È una dichiarazione quasi rivoluzionaria, soprattutto a scuola. Quali ostacoli, culturali o sociali, hanno impedito questo tipo di educazione? Noi abbiamo una forte tendenza a replicare l’educazione tradizionale che abbiamo ricevuto senza metterlo in discussione. E questo è normale, perché interrogarci sulla nostra educazione può essere …

Il mito di Airbnb. È tutto vero?

Che cosa fai se è metà maggio e ti sei messa in testa di andare in Islanda? L’aereo lo trovi, certo, e quella sarà la spesa minore che affronterai. Poi inizi a prenotare e, come avevi letto in ogni dove diffidando, scopri ci dovevi pensare almeno sei mesi prima. Trovare una sistemazione decente in Islanda, a meno che non si abbia una grande disponibilità di denaro (media di una doppia tre-stelle-si-fa-per-dire con bagno privato 300 euro), o un grande spirito di adattamento (ti piazzi con la tua tenda dove vuoi), può risultare difficile. Senz’altro, tra le soluzioni che promettono di essere più economiche (per quanto economica può essere l’Islanda), c’è l’uso di Airbnb che consente di mettersi in contatto anche con i privati che affittano case o parti di esse. Il #giroinIslanda è stato quasi per intero organizzato prenotando su Airbnb. Era la prima volta che facevo questa esperienza con la famiglia, esperienza che, come amano ripetere gli inventori della piattaforma, “permette di creare autentici legami con le persone che ti ospitano”, e quindi del …