Author: Manuela Mimosa Ravasio

Scuola Montessori, i genitori la chiedono

Le ultime in ordine di apertura sono a Venezia, Treviso, Greve in Chianti. Sono scuole elementari statali che hanno inaugurato una sezione in cui è adottato il metodo di Maria Montessori. Sempre di più in Italia, paese natale della scienziata e medico, e che pure per anni ha ignorato i suoi insegnamenti tanto da avere, ancora oggi, solo 137 scuole montessoriane, dai nidi alle medie, contro le quasi 1200 di Germania o le 800 di Gran Bretagna. Qualcosa però sta cambiando. «La prima richiesta arriva dai genitori, in parte incuriositi da un certo tam tam mediatico, ma i più spinti dal vedere i loro figli vivere la scuola con sofferenza. I bambini e le bambine montessoriane invece, sono sereni e contenti di apprendere. Quando si toglie l’ansia del confronto e della prestazione, quando si lascia a ciascuno i tempi individuali, nasce la collaborazione tra pari, il bambino segue il suo “maestro interiore”, sceglie da sé secondo le sue esigenze di crescita, e lavora con tranquillità. Certo, in una cultura dove la gioia dell’apprendere è guardata …

Céline Alvarez, Maria Montessori 2.0

Ho intervistato Céline Alvarez per una mia inchiesta sul metodo Montessori pubblicata su Gioia! e in occasione della traduzione in Italia del suo libro Le leggi naturali del bambino che in Francia è diventato un caso editoriale che ha portato a un dibattito molto acceso. Ciò che scrive Alvarez nel libro, che pure pare rivoluzionario, è in realtà il resoconto concreto della sperimentazione del materiale e del Metodo di Maria Montessori spiegato alla luce delle nuove scoperte neuro scientifiche. Ciò nonostante, l’impatto di ciò che dice, e i risultati della sua ricerca sono sorprendenti. In Italia è stata ospite il 23 settembre a Torino Spiritualità, unica tappa italiana di tour di conferenze in Francia e in Belgio sempre affollate.  Ecco qui l’intervista integrale. Imparare con spontaneità e gioia la libertà e l’autonomia. È una dichiarazione quasi rivoluzionaria, soprattutto a scuola. Quali ostacoli, culturali o sociali, hanno impedito questo tipo di educazione? Noi abbiamo una forte tendenza a replicare l’educazione tradizionale che abbiamo ricevuto senza metterlo in discussione. E questo è normale, perché interrogarci sulla nostra educazione può essere …

Il mito di Airbnb. È tutto vero?

Che cosa fai se è metà maggio e ti sei messa in testa di andare in Islanda? L’aereo lo trovi, certo, e quella sarà la spesa minore che affronterai. Poi inizi a prenotare e, come avevi letto in ogni dove diffidando, scopri ci dovevi pensare almeno sei mesi prima. Trovare una sistemazione decente in Islanda, a meno che non si abbia una grande disponibilità di denaro (media di una doppia tre-stelle-si-fa-per-dire con bagno privato 300 euro), o un grande spirito di adattamento (ti piazzi con la tua tenda dove vuoi), può risultare difficile. Senz’altro, tra le soluzioni che promettono di essere più economiche (per quanto economica può essere l’Islanda), c’è l’uso di Airbnb che consente di mettersi in contatto anche con i privati che affittano case o parti di esse. Il #giroinIslanda è stato quasi per intero organizzato prenotando su Airbnb. Era la prima volta che facevo questa esperienza con la famiglia, esperienza che, come amano ripetere gli inventori della piattaforma, “permette di creare autentici legami con le persone che ti ospitano”, e quindi del …

Un altro #giroinIslanda. Parte 5

Forse a Eskifjörður è venuto giù il cielo, ma alla mattina almeno, la pioggia non c’è più ed è rimasto solo il vento. Forte, come indica anche il sito della viabilità che sconsiglia vivamente, a camion e a chi ha un traino, di viaggiare in questa parte dell’isola. Noi non facciamo parte né dei primi né dei secondi e quindi ci infiliamo in aiuto e partiamo. Il cielo, intanto, comincia dare spettacolo. Il blu si riga di pennellate bianche mentre in basso, qualche nuvola sospesa abbraccia ancora le cime delle colline. L’orizzonte brilla, perché il mare si muove e sbatte contro le coste che si sono fatte di nuovo alte per proteggere le spiagge nere. Passiamo Djúpivogur, poi la baia di Lónsvík, quindi gli specchi d’acqua di fronte al Vestra-Horn, che chiamarla montagna con i suoi 500 metri scarsi fa un po’ impressione, eppure l’imponenza è quella: corni di rocce magmatiche che si innalzano e poi scivolano giù in pendii granulosi e grigi. Davanti, sono solo dune di sabbia basaltica, rive infinite rincorse dalla spuma …

Un altro #giroinIslanda. Parte 4.

Abbandonata la campagna verde di Eyjafjarðarsveit dove ci siamo fermati per qualche giorno, ci ritroviamo tra distese arse brune e rossastre. Il sole continua a splendere, qui a est. Una luce piatta ma abbacinante che rende tutto più arido e marziano. Ci arrampichiamo sulla luna e poi scendiamo di nuovo, la terra sembra spaccarsi e da lontano vediamo fumarole bianche che si alzano verso il cielo: siamo a Hveraröndor/Hverir (ma il passaggio è chiamato anche Namaskarð), un campo geotermico ai piedi del Námafjall. Per paradosso, il fatto che l’Islanda abbia dei luoghi straordinari così facilmente accessibili, invece di renderli più familiari, accresce il senso d’inquietudine. Il fango grigio ribolle in grandi pozze, i fumi di zolfo quasi soffocano, e la distesa sterile, deserta, è di un giallo ossidato con striature rosse, brune, argento. Battiamo i piedi per sentire l’eco della Terra. La sua crosta è sottile, è viva, sembra ricordarci, nonostante noi, incuranti, la calpestiamo ogni giorno. Di fatto quello che dovremmo imparare, cosa che dobbiamo fare ora per non finire ustionati, è starcene nei …

Un altro #giroinIslanda. Parte 3

Ci sono cose da veri vichinghi che uno deve fare. Mangiare il Harðfiskur (il pesce essiccato da mangiare con il burro salato), è stato detto. Fare il bagno nell’acqua calda naturale, è quasi scontato. Poi però devi convincerti che è luglio, e anche se ci sono 7 gradi, è estate. E, in estate, si mettono le maniche corte e si fanno i pic nic all’aperto. A Hólmavík, incuranti delle nubi all’orizzonte e del vento che avrebbe portato via ogni tovagliolino di carta, ci siamo comunque fermati nella bella area verde attrezzata al porticciolo e ci siamo apparecchiati ben bene. No, non eravamo soli. C’erano anche i cugini e la famiglia di un paio di ragazzini che nella piccola baia lì davanti andavano a vela. In maglietta, naturalmente. Affranti dalla nostra manifesta inferiorità nella termoregolazione, torniamo sulla Ring Road: il traffico ritrovato quasi ci stordisce e di malavoglia ormai ci avviciniamo a Hvammstangi, alla base della penisola di Vatnsnes, dove ci sono altre colonie di foche: la strada qui è completamente sterrata, ci si mette più …

Un altro #giroinIslanda. Parte 2

Ovviamente i biglietti per il traghetto che ci porta a Brjánslækur e agli Westfjords li avevamo comprati on line. Qui però, nel Paese che usa i contanti forse sotto tortura e fa tutto su Internet, i biglietti on line, pur stampati, servono solo per andare a ritirare quelli veri. Meno male che non c’è ressa e si può fare avanti e indietro fino allo sfinimento. Sul traghetto ho una piacevole conversazione con una donna islandese che sta andando a trovare la mamma che abita in una casa isolata (perché esistono case non isolate?) a Tálknafjörður, dove anche noi ci fermeremo per una notte. Mi dice dove andare ad avvistare le foche, dove troverò più caldo e bagni naturali e liberi, mi dà anche qualche consiglio che non potrò seguire (la zona disabitata e deserta del nord est non è compresa nel “Giro”), e mi avverte di strade molto sterrate e di gallerie molto strette scavate nel basalto: «Sono difficili, ma con la dovuta attenzione le fanno tutti! Ci sono solo quelle!». Appena scopre che sono …

Un altro #giroinIslanda. Parte 1

Prima di partire All’inizio di un viaggio c’è sempre un desiderio. Che sia il riposo, un orizzonte, la distanza, la curiosità o gli affetti. Il mio desiderio era un’“assenza”, oltre al più prosaico “stare al freddo” naturalmente. Per la verità, neppure io avrei potuto spiegare cosa fosse questo desiderio di “assenza”. Che non era deserto, o vuoto. Sapevo di viaggi e racconti già fatti e scritti, certo, e poi ho incontrato un libro dal titolo sorprendente: “Tutta la solitudine che vi meritate” di Claudio Giunta e Giovanna Silva (Quodlibet ed.). Non l’ho usato come guida, perché il libro è di qualche anno fa e so che le cose cambiano in fretta, ma ho creduto che fosse come quei segni strani che ti indicano che la strada che stai intraprendendo sarà quella giusta. Così, quando ho letto: “Nell’immagine che ho dell’Islanda mi ha sempre attratto l’idea della scarsità, perché l’idea della scarsità contiene l’idea della virtù, e l’dea della virtù contiene l’idea di una vita retta e felice”, ho creduto ci fosse un comune sentire. Ora, …

Bottura: uno chef contro lo spreco

Ho sentito Bottura per un articolo sullo spreco alimentare che trovate a questo link, l’ho sentito per telefono perché era a New York tra una conferenza e un’altra. È stato al solito sempre gentile, mentre saliva su un taxi e diceva che non aveva tempo, anche se poi, alla fine, il tempo per dire qualcosa a cui tiene lo trova sempre. Poche parole, ma importanti, in attesa del suo Bread is Gold la cui dati di pubblicazione sembra ora fissata per il 7 novembre 2017. Dopo Milano e Rio, Londra. Il 5 giugno, Massimo Bottura ha inaugurato a Earl’s Court il Refettorio Felix, altro progetto della fondazione Food for Soul  insieme all’associazione di beneficenza Felix Project, mensa che offrirà alle persone bisognose più di due mila pasti preparati da chef con ingredienti di recupero. «Non si tratta però di un progetto di carità, ma culturale» dice il cuoco modenese. «Di un’altra mensa per i poveri non c’era bisogno, c’è bisogno invece di mettersi in prima linea contro lo spreco. I numeri parlano chiaro: 860 milioni …

Un mondo di cibo. Sprecato

“Il sistema alimentare è uno dei più inefficienti del sistema umano” ha detto Sam Kass, chef guru di Barack Obama. Erano seduti sul palco di Seeds&Chips, il summit globale sulla Food Innovation di Milano, lui e l’ex presidente americano, quasi in maniche di camicia, come due vecchi amici a far due chiacchere salottiere sul fatto che, se andiamo avanti così, tra cambiamento climatico e sprechi, sarà difficile che in futuro ci sarà cibo per tutti. «Negli Stati Uniti usa si getta il 40 per cento di ciò che si porta in tavola. Se imparassimo a mangiare cibi freschi, invece che confezionati e porzionati, sarebbe già un passo avanti. Perché possiamo, e dobbiamo, innovare nella produzione, ma la scelta di come e cosa mangiamo ogni giorno può fare la differenza», ha detto Obama. Sta di fatto che la Banca Mondiale parla chiaro: circa 10 miliardi di bocche da sfamare nel 2050, quasi tre più di oggi, e almeno il 40 per cento (dati Ocse) che avrà serie carenze d’acqua. E non è che da queste parti …