Me.
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avanti popolo

Non c’è più sordo di chi non vuol sentire, si dice. Mi ricordo qualche anno fa, il 4 ottobre del 2009, quando andai alla presentazione del Movimento Cinque Stelle al Teatro Smeraldo di Milano. Rimasi colpita dai filmati, mai visti, dei congressi del PD e delle Coop in cui i militanti urlavano contro il Massimo (d’Alema) Sistema. La base chiedeva ad alta voce, e loro, si giravano dall’altra parte. Una distrazione pagata cara. In punti percentuali qualcosa deve aver pur pagato anche la Lega che ha così mal tollerato le proteste che sono arrivate ai microfoni di Radio Padania il giorno dopo le elezioni milanesi da chiudere l’emittente. Del resto lo aveva già fatto qualche mese prima, censurando il forum dei giovani padani troppo irritati dal Ruby Gate. E chissà che cosa hanno pensato i funzionari del PDL quando hanno visto svuotarsi i palazzetti dello sport e le piazze, quando gli entusiasmi delle Groupie pro Silvio scemavano. A nessuno è venuto in mente che non si può ridurre il popolo a pubblico, che non si può costruire la piazza al pari di cast per una fiction? E chissà, oggi, se si è compreso appieno quanto successo a Milano. Chissà se lo ha capito il PD e la sinistra milanese che pure pare prendersi il merito di una vittoria che, a ben guardare, non è del tutto sua. Il merito di una riscossa che è prima di tutto civica, e civile, portata avanti senza bandiere o cappelli ideologici. E se c’è stato riscatto, è stato soprattutto quello di un popolo, gli italiani-brava-gente, tacciato spesso di qualunquismo, disinteresse per la cosa pubblica, egoista. Bistrattato dalla televisione, inascoltato dalla più parte dei politici, irriso dagli intellettuali. Ho già chiesto scusa a questo Paese nel post Ladri di Parole, oggi invece vorrei ringraziare in modo particolare le donne che di questa riscossa sono state motori e promotori. Donne capaci di riportare in piazza valori trasversali come la dignità della persona e del lavoro, come la libertà delle culture e delle scelte, e il bi-sogno dei corpi e degli spiriti. Anche loro fino ad ora, non sono state molto ascoltate. Eppure, già nel celebre dipinto  Il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, davanti al Popolo che marcia insieme, c’è una donna con un bambino in braccio che trova, forse per la prima volta, uno spazio paritario in mezzo agli uomini. Ecco, una donna che ha con sé un bambino, che ha con sé il futuro. Come si può non tendere mano e orecchio al futuro! Facciamoci una promessa allora. Da domani, passata la sbornia elettorale, smaltiti i fumi degli entusiasmi, cerchiamo di non dimenticarci di noi. E della strada che abbiamo fatto per arrivare fino a qui: ascoltando i sogni, dando voce ai bisogni. D’ora in poi, avanti popolo, avanti donne.

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