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La borsa (di studio) è la vita

[Articolo pubblicato su Sette il 28 febbraio 2014]

25 milioni di euro nei prossimi 25 anni. Per finanziare master e dottorati all’estero a giovani laureati italiani che abbiano intenzione di tornare a lavorare nel Bel Paese. È il progetto Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship, perché lo spreco delle competenze è un costo per tutti. A cominciare dalle imprese private

C’è chi la chiama fuga dei cervelli, chi preferisce – magari considerando che di cervello, e intelligenza, è dotato anche chi la laurea nel cassetto non ce l’ha – parlare semplicemente di dispersione di laureati. Sono i giovani dottori e dottoresse italiane che, in circa novemila ogni anno secondo le ultime stime, dopo un soggiorno di studio all’estero non tornano più nel Bel Paese. Perché, appunto, il problema non è il master o la specializzazione oltreconfine. Anzi, se in Germania è il 23 per cento dei giovani che decide di emigrare dopo l’università, e in Gran Bretagna il 25, in Italia, solo il 16 per cento opta per un’esperienza fuori casa. Il fatto è, che poi, non torna. Qualcuno ha anche provato a fare due conti per vedere quanto ci sta costando questo spreco di capitale umano. Si parla, per l’Istituto della Competitività, di un reddito mancato 733 milioni di euro l’anno. O di una perdita netta, se si considerano le stime di Confindustria che valutano intorno agli 800 mila euro il costo allo Stato per la formazione di un ricercatore, di qualche miliardo di euro. Quello che è certo è che, secondo la strategia di Lisbona, se l’Europa, e soprattutto l’Italia che con il suo 20,3 per cento di laureati è il solito fanalino di coda, vuole un’economia più competitiva, dovrà far salire la percentuale di laureati dal 32 al 40 per cento entro il 2020.

Come dire che la ricchezza di un sistema Paese si misura anche così. Si misura, dice Gildo Zegna, Ceo dell’omonima azienda di tessuti e moda maschile: «Dalla capacità di offrire un futuro qui e ora ai nostri talenti, valorizzando le loro competenze». Il progetto Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship nasce per questo. Un milione di euro l’anno per i prossimi 25 anni, per offrire a neolaureati italiani la possibilità di conseguire un master o un dottorato presso università o centri di ricerca di eccellenza internazionali con la promessa che, una volta terminato il ciclo di studi di due o tre anni, faranno ritorno in Italia, pena la restituzione del finanziamento. «Vorremmo occuparci non dell’oggi, ma del domani» continua Zegna, «e vorremmo cominciare anche a dare corpo e risorse a un nuovo ciclo di pensiero che vede l’imprenditoria privata e familiare fare il primo passo nel contribuire al futuro del nostro Paese». Una filosofia, e un senso dell’impegno civile, che affonda le sue radici nella nascita stessa dell’azienda biellese. Fu Ermenegildo Zegna, a cui è infatti intitolato il progetto, a far crescere, insieme al suo lanificio, tutta la comunità di Trivero. Era il 1910 e nel 1932, aveva già costruito una sala convegni, una biblioteca, una palestra, un teatro e una piscina pubblica. Poi vennero il centro medico e la scuola materna. 
Ma a Ermenegildo si devono anche i 14 chilometri della Panoramica Zegna che collega Trivero alla stazione sciistica di Bielmonte, nonché il grande piano di rimboschimento delle montagne vicine con la piantumazione di mezzo milione di conifere e centinaia di rododendri e ortensie. Oggi, l’Oasi Zegna, un’area montana protetta di 100 chilometri quadrati nelle Alpi Biellesi, tra Trivero e la Valle Cervo, nata nel 1993 per volontà degli eredi, non è che la continuazione naturale di quel pensiero verde. Così come la Fondazione Zegna, nata nel 2000, o Zegnart, lanciata nel marzo 2012 per promuovere a livello internazionale le arti visive. Che si tratti di mecenatismo ambientale, sostegno per lo sviluppo delle comunità locali, promozione di progetti artistici o culturali, il concetto è sempre lo stesso: credere e investire nella conoscenza e nel capitale umano.

I primi dieci giovani che potranno accedere all’Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship, saranno cercati coinvolgendo, nella completa libertà nella scelta delle discipline e almeno per il primo anno, otto atenei italiani: Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università Luigi Bocconi e Cattolica di Milano, Università degli Studi di Milano, Scuola Superiore Sant’Anna e Normale di Pisa, Luiss di Roma. Dopo esser stati segnalazioni, i candidati a ricevere una borsa di studio annuale di 50 mila euro per un massimo di tre anni, saranno selezionati da un comitato presieduto dall’avvocato William B. McGurn dello studio legale internazionale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP, e di cui fa parte lo stesso Gildo Zegna e Rosario Bifulco, presidente di Sorin. Criteri rigorosamente meritocratici, un’attenzione alle quote di genere, e la fattiva speranza che lo Stato intervenga in materia di defiscalizzazione anche per i neolaureati che hanno usufruito di queste borse di studio. Resta sul piatto, un po’ povero per la verità, la legge 238 del 2010, detta anche “del controesodo”, i cui benefici scadranno nel 2015, tanto che il suo potere persuasivo si sta con il tempo indebolendo. E resta da risolvere con alleanze efficaci e intelligenti anche il rapporto tra privato e pubblico, soprattutto quando il primo dà segni di responsabilità sociale e ha il coraggio di fare progetti a lungo termine. Come dire, ognuno faccia la sua parte.

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