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botta e risposta

Oggi un post a blog unificati nato da un’idea di Stefania Boleso con altre donne ha messo a punto alcune riflessioni sulle quote rosa nei Cda il cui disegno di legge (legge Golfo-Mosca) è in dirittura d’arrivo al Senato tanto che Parimerito ha organizzato un sit-in davanti a Palazzo Madama, sede del Senato, Martedì 22 Febbraio alle ore 12.00, giorno cruciale per la sua approvazione.

Questo comunque è stata la risposta al loro post:

Grazie Stefania & Co. di aver messo, insieme, queste riflessioni. Essere insieme è importante. Soprattutto per noi donne, che a volte ci perdiamo in cavillose dissociazioni. Che spesso siamo incapaci di fare lobbying e per anni siamo state convinte che assimilare modelli maschili ci rendesse più forti e vincenti. Se ci sono ancora donne che vedono le quote rosa come un insulto, come una minaccia alla meritocrazia invece che la sua spalla più efficace, forse la causa è da rintracciare nelle comunicazioni riservate a noi donne. Certo, a volte, si parla del loro valore, anche economico, e del loro contributo. Si parla della banca d’affari americana Goldman Sachs quando dice che l’aumento della presenza delle donne potrebbe portare alla crescita del 22 per cento del Pil. Oppure di Davos, e del The Gender Equality Project, sottotitolo Equal Value, Equal Respect, che ha avviato un protocollo per portare a una partecipazione equa di donne nelle posizioni chiave. Ma poi tutto svanisce nella pubblicazione di volti felici e sorridenti, circondati da bambini bellissimi o da sereni pancioni. Immagini che cancellano in un attimo, con una sorta di mistificazione consolatoria, la sofferenza e la fatica delle scelte che le donne hanno dovuto compiere. E soprattutto danno l’impressione che si possa trovare una via d’uscita individuale (o peggio ancora che questa sia l’unica). Purtroppo il bene comune non è la semplice sommatoria dei beni individuali. Tante di noi hanno nella loro relazione con il proprio compagno un rapporto edificante e di reciproco sostegno. Magari hanno anche un lavoro di successo. Purtroppo però, rinchiudersi in un castello dorato con tanto di principe azzurro non ci assicura di vivere in una società più giusta e più rispettosa di tutte e tutti noi. Il benessere personale non è mai stato garanzia di benessere reale. Anche se, il percorso di crescita interiore che ciascuna di noi a suo modo – utilizzando blog, luoghi di confronto o stili di vita alternativi-, sta compiendo, è senza dubbio un portatore sano di ricchezza. Io credo, per deformazione professionale forse, che l’informazione e l’esatta comunicazione di questi temi sia fondamentale. Credo che le donne siano chiamate a un ruolo decisivo in un momento epocale e per questo debbano studiare, riunirsi, prepararsi. E soprattutto, dopo aver imparato a chiedere e a pretendere, non concedere più a nessuno che non sia disposto a portare avanti le nostre richieste, il loro consenso o appoggio.

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