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buon compleanno Ipazia

Un anno fa scrivevo Cominciamo così. “Così”, che era poi un modo per sciogliere il ghiaccio, per vedere cosa succedeva se buttavo un sassolino nel mare del web. “Così”, era un po’ anche il “foglio del come” di cui parla Maurizio Crozza quanto tira in ballo il Partito dei Carini, e mi viene da ridere, o da sorridere, perché davvero dopo averci pensato per alcune settimane, mi sono messa scrivere post non sapendo minimamente dove stavo andando, ma certa del mio desiderio di mettermi in viaggio. Ed è strano perché io raramente mi volgo indietro e detesto pure gli anniversari, segni del tempo che passa e che non è più. Eppure qui, in queste pagine, i mesi trascorsi hanno intessuto, trama e ordito, legami nuovi e pensieri condivisi. Ho spesso definito queste pagine una sorta di seduta collettiva davanti al riflesso specchiato di noi stesse. In mezzo, tra noi e il riflesso di noi, la rabbia e il talento (spesso frustrato), l’invidia e la generosità, l’intransigenza e la compassione. Madri e figlie, donne e compagne, artefici e mere attrici. Così io tengo a Ipazia come alle buone chiaccherate con le amiche, come ai film migliori che mi riempiono gli occhi e il cuore, alle frasi illuminanti che mi segno per paura che scappino via. Non è stato vano il tempo passato qui. O fuori di qui. A seguire la eco degli anelli concentrici generata da quel sassolino gettato nel mare del web. Mi piacerebbe fare i nomi, una ad una, delle donne prese da questo abbraccio liquido, ma sono sicura che solo per stanchezza ora ne dimenticherei qualcuna, e allora chi passa di qui sappia che, proprio come diceva il Marco Polo de Le Città Invisibili di Italo Calvino, l’unico viaggio ancora possibile è quello nei nostri desideri. Desideri che vedranno la luce solo se si riuscirà a percorrere, con la stessa curiosità, le strade degli altri. E a tutte le strade che ho incrociato in questo anno, persino a quelle da cui ho fatto marcia indietro, voglio dire grazie. Anche Ipazia dà il nome a una delle città invisibili. Forse la meno decifrabile, la più ingannevole, quella che toglie le certezze persino alle cose. Che non sono più appunto, eppure esistono. Visibili, a volte, solo se si è capaci di un diverso punto di vista. Ma forse è questo è il senso di questo percorso. Se mi chiedono perché hai aperto un blog rispondo ancora, non lo so. È necessario? Quello che so è che Ipazia c’è e ora ci siete anche voi. Grazie.

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