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Camping contro glamping. È lotta di classe?

È un popolo di quasi cinque milioni di persone quello che continua a voler passar le notti in tenda. Un po’ ridimensionato rispetto a qualche hanno fa certo, ma a compensare la fuga e a non fermare la crescita del giro d’affari, arrivato nel 2018 fino a 1,6 miliardi di euro, ci hanno pensato gli stranieri. D’altra parte – lo dice il nuovo Osservatorio del Turismo Outdoor – il turismo all’aria aperta piace segnando, anche nel 2019, un bel 2,3 per cento in più. E il muro ideologico che un tempo divideva i “turisti in libertà” da quelli “viziati” dal confort di hotel e residence, non esiste più. Parte del merito va forse attribuito alla moda tutta americana del glamping (ne ho scritto più volte qui) , fortunato neologismo nato dall’unione di glamour più camping, arrivato nel Bel Paese ormai una decina di anni fa, ed erroneamente additato come causa della perdita dell’innocenza della vacanza democratica per eccellenza.

«È sbagliato pensare che alla base della scelta di una vacanza in campeggio ci sia una ragione solo economica», dice Monica Saielli presidente di Assocamping Confesercenti. «Certo, resta un turismo sostenibile, ma l’evoluzione in atto, con campeggi che offrono servizi a cinque stelle o con diverse tipologie ricettive, è da apprezzare. Il campeggio rientra pur sempre nella vacanza emozionale, a contatto con la natura, una vacanza la cui richiesta è in continua crescita per tutti». Non si tratterebbe quindi di una virata verso il lusso, ma di una diversificazione dell’esperienza. Al Barricata Holiday Village, blasonato camping nel Parco Naturale del Delta del Po, per esempio si possono contare 629 sistemazioni, dalla semplice piazzola (da 300 euro a settimana) alla tenda extra lusso (da 500 a settimana): il settore glamping occupa “solo” il 20 per cento dei dodici ettari, ma tutti, e in egual modo, usufruiscono dei servizi a 5 stelle.

La vera trasformazione riguarda le nuove forme dell’ospitalità nomade. Se la tenda diventa un rifugio dagli arredi ricercati con biancheria di lino e wi-fi, ecco che il bungalow si trasforma in una cupola geodetica o in una Bubble Room con soffitto vista stelle, letto rotondo, bagno e giardino privato (Camping Casa di Caccia a Marina di Bibbona). Che possiamo dormire in una yurta nascosta in un uliveto sul lago di Garda (Casa del Tempo Ritrovato), o persino in una wigwam, antica casupola coperta di pelli usata dai nativi americani per le cerimonie. Tipologie facilmente prenotabili su Pitchup.com, l’unica piattaforma di instant booking specializzata in soggiorni in campeggi e villaggi turistici, ma che di fatto non intaccano lo zoccolo duro del campeggio tradizionale. Sempre secondo Pitchup, gli italiani che scelgono di dormire in pod e tende di lusso sono il 4,6 per cento; quelli che scelgono yurte e wigwam,il 2,8. Come dire, per ora potete ancora tranquillamente montare le vostre tende.

Un estratto di questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Repubblica del 17 luglio 2019.

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