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Un capolavoro di tavola. Imbandita

[Articolo pubblicato con la fotogallery nella mia pagina autore di LeiFoodie]

Si dice l’arte di apparecchiare la tavola, ma quali e come le opere d’arte raccontano i modi di stare a tavola? Che cosa ci dicono i capolavori di maestri olandesi, francesi e italiani sugli stili della convivialità? A tavola. Apparecchiare nel tempo e nella cultura è uno studio promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Alessi e che proseguirà, nel corso del 2014, sul sito di Tavole ad arte. In attesa, proviamo a costruire un percorso nel tempo, e nell’arte, per guardare con occhi diversi, più attenti ai dettagli quotidiani, capolavori famosi. Così, osservando la miniatura di Jean Fouquet per il banchetto dato a Parigi nel 1378 per Carlo V Il Saggio, e realizzata per Les Grandes Chroniques de France, noteremo che ogni commensale ha due coltelli, un contenitore per il sale, un tovagliolo, pane e un piatto (1455-1460). Nessuna forchetta visto che, questa posata, non si affermerà prima del Seicento, e una tavola scarna, poiché solo nella seconda metà del Settecento, quando la vita sociale si fa più importante, sarà necessario esibire piatti e posate di diverse forme e misure. Quasi contemporaneo, lo splendido codice miniato dei Fratelli Limbourg Très Riches Heures du Duc du Berry. Nel mese di gennaio è ritratta una scena conviviale per il tradizionale scambio dei doni: sulla mensa ricreata con precisione, le portate sono sistemate al centro del tavolo e ognuno si serve con le mani o grossi coltelli. Si vedono un panettiere, uno scalcatore di carni e, sul tavolo, un grosso contenitore d’oro per i piatti a forma di barca, mentre i cani si nutrono di avanzi. Un secolo dopo, ecco il Pranzo di matrimonio (contadino) di Pieter Brueghel il Vecchio (1568), con lo sposo che secondo la tradizione serve ai tavoli e le scodelle col cibo portate su un semplice vassoio fatto di assi di legno.

Le tavole dei nobili però, erano ben diverse e ce le mostra Pieter Claesz (1598-1661) con le sue splendide tavole imbandite. Tavole ricche sfoggiate dalla ricca borghesia mercantile ansiosa di mostrare il suo successo economico: brocche in argento, saliere raffinate, piatti colmi di frutta, ostriche su lucidi vassoi di peltro, tacchini e granchi così verosimili da far venire l’acquolina in bocca e bucce di limone dipinte come arabeschi. Fino ai giorni nostri, con La tavola imbandita (Le dessert, 1897) di Henri Matisse, in cui una domestica finisce di apparecchiare una tavola perfetta, e La colazione dei canottieri di Auguste Renoir (1881) in cui ogni oggetto sulla tavola, dalla frutta autunnale ai cristalli, dai tovaglioli alle briciole del pane, diventa una superba natura morte. Ma, soprattutto, siamo già nella concezione dei momenti attorno alla tavola intesi come occasione di coesione sociale, e di un rito, come quello della colazione en plein air, o pic-nic, tanto caro agli impressionisti francesi e al nostro Giuseppe De Nittis. Opere come Colazione in giardino (1884) o Colazione a Posillipo (1879), che siano tra cristalli e porcellane o semplici piatti bianchi, sono un esempio di gioia e di convivialità.

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